La scorsa estate vi avevamo parlato (in questo articolo, mentre in questo vi abbiamo mostrato alcune immagini esclusive diffuse in anteprima) del documentario sugli albori dei Red Hot Chili Peppers con il compianto Hillel Slovak alla chitarra nella Los Angeles della seconda metà degli anni ’80, diretto da Ben Feldman, prodotto da Marc D’Agostino, Submarine Entertainment, Asta Entertainment, Polygram Entertainment e James Slovak (fratello di Hillel), e presentato in segreto all’ultimo festival di Cannes prima di essere proiettato a Los Angeles e New York su invito di pochi acquirenti scelti.
Oggi, invece, possiamo finalmente comunicarvi la data in cui questo affascinante prodotto verrà pubblicato a fruizione di tutti: infatti, come annunciato da Variety (qui trovate la loro news), The Rise of the Red Hot Chili Peppers (questo il titolo ufficiale) uscirà su Netflix il prossimo 20 marzo!
Il regista Ben Feldman, già noto per Bug Out e Rich & Shameless, lo ha descritto in questo modo:
«È un vero onore collaborare con Netflix per mostrare The Rise of the Red Hot Chili Peppers a un pubblico globale. Questa è, fondamentalmente, una storia in cui è semplice immedesimarsi, sulle amicizie che forgiano le nostre identità e sul duraturo potere dei legami instaurati durante l’adolescenza. Ciò con cui è meno possibile immedesimarsi, naturalmente, è che quegli amici hanno finito col creare una delle più grandi rock band della storia. Sono profondamente grato al gruppo e alla famiglia di Hillel per la loro fiducia e generosità, nonché a Netflix per aver contribuito a portare questa storia sul palcoscenico mondiale»
Il documentario ha l’obiettivo di raccontare come l’intreccio fra un’amicizia sbocciata negli “anni di formazione” della vita di un uomo e gli eccessi sfrenati della scena rock dell’epoca abbiano infine plasmato e fatto evolvere uno dei sound più riconoscibili dei nostri tempi. Ci saranno interviste inedite ai membri attuali della band Anthony Kiedis, Flea e John Frusciante (che raccolse appunto l’eredità di Hillel dopo la sua tragica morte, avvenuta nel giugno del 1988), all’ex batterista Jack Irons, a James Slovak e ad altre figure vicine al chitarrista e ai Peppers; inoltre, come affermato da lui stesso sul proprio profilo Instagram, anche Max Efimov, noto fan russo e autore del libro The Red Hot Chili Peppers 1983-1990: EMI years sui primi 8 anni di vita della band, ha dato un solido contributo fornendo e catalogando anno per anno il materiale d’archivio inserito nella pellicola.

«Sono assolutamente orgoglioso di aver preso parte a questo progetto dando una mano con date, nomi dei fotografi, provvedendo al materiale d’archivio, alle foto, ai video, e restaurando qualche immagine. Non vedo l’ora»
Anche gli stessi Red Hot Chili Peppers hanno dedicato al documentario un post su Instagram precisando che, malgrado il consenso fornito, esso sarà incentrato su Hillel, non su di loro (che restano comunque una componente cruciale), e dunque non sarà da considerare il documentario ufficiale sulla loro storia.

«Cari abitanti dell’universo, circa un anno fa ci è stato chiesto di essere intervistati per un documentario su Hillel Slovak. Egli è stato uno dei membri fondatori del nostro gruppo, un grande chitarrista e un grande amico. Abbiamo accettato la proposta per amore e rispetto di Hillel e della sua memoria. Ciò nonostante, questo documentario viene ora pubblicizzato come un documentario sui Red Hot Chili Peppers, cosa che non è. Noi, creativamente parlando, non abbiamo avuto niente a che fare con la sua realizzazione. Non abbiamo ancora realizzato un documentario ufficiale sui Red Hot Chili Peppers. Il soggetto centrale di questo speciale Netflix è Hillel Slovak e speriamo che esso susciti interesse nei confronti suoi e del suo lavoro»
a cura di Francesco Generale



