Intervistato dal noto periodico musicale britannico in merito al suo album solista jazz di prossima uscita, il bassista ha parlato delle tappe che ne hanno propiziato la realizzazione ma anche dei dubbi che lo hanno attanagliato al momento della scelta dei collaboratori. Di seguito trovate la traduzione italiana dell’articolo originale, che potete consultare invece qui.
a cura di Francesco Generale
Flea: «temevo che gli altri musicisti potessero pensare che non fossi abbastanza bravo…»
Il bassista dei Red Hot Chili Peppers e il chitarrista dei Tortoise Jeff Parker discutono del nuovo album jazz del primo, Honora.
Non pensereste mai che Flea – il carismatico e iperattivo bassista dei Red Hot Chili Peppers – possa avere paura di qualcosa. Dopotutto, parliamo di un musicista che si presentava regolarmente nudo sul palco con solo un calzino a coprirgli le parti intime. Eppure, come lui stesso ha raccontato a Sylvie Simmons nell’intervista concessa questo mese a MOJO, assemblare una squadra di musicisti stellari per il suo primo album solista lo ha spinto ben al di fuori della sua zona di comfort.
«Avevo paura», ammette a Simmons. «Temevo che gli altri musicisti potessero pensare che non fossi abbastanza bravo, che fossi soltanto un tizio rock con un vano obiettivo».
Flea ritorna al suo primo strumento, la tromba, ed al suo primo amore, il jazz, per l’album Honora, in uscita il 27 marzo. Nel numero di MOJO di questo mese, adesso in vendita, ripercorre il suo viaggio musicale, ispirato ma anche intimidito dal suo “violento” patrigno anch’egli bassista jazz, tormentato dalla morte del chitarrista fondatore dei Chili Peppers Hillel Slovak, ma che in qualche modo è riuscito ad andare avanti contribuendo al successo multiplatinato del suo gruppo.
Ciò nonostante, spiega lui, la fama nel mondo del rock lo ha allontanato dalla tromba e gli ci è voluto un po’ per recuperare le proprie capacità.
«Circa due anni prima di registrare il disco jazz ho avuto un insegnante, un tipo di nome Rickey Washington, padre di Kamasi Washington che è un gran tenore», spiega Flea. «Rickey ha iniziato a insegnarmi delle cose, per esempio come guardare gli accordi. Mi ha anche dato degli esercizi per fare pratica».

Per mettere su una band, Flea ha guardato attentamente a un disco che amava – l’album del 2023 The Omnichord Real Book di Meshell Ndegeocello. Dai titoli di coda ha scelto il chitarrista Jeff Parker, affiliato ai Tortoise, e il sassofonista/produttore Josh Johnson. Dopodiché ha stretto rapporti, fra gli altri, con la bassista Anna Butterss e con il batterista Deantoni Parks. Parker, per dirne uno, si sentì lusingato di essere stato invitato.
«È stato un vero onore», afferma il chitarrista su MOJO. «È un’icona della musica, un eroe per me e molte altre persone. Voglio dire, l’idea in un certo senso mi è balenata nella mente perché facemmo un’intervista congiunta per la rivista GQ in cui lui menzionò un album jazz al quale si apprestava a lavorare e mi chiese se avessi voluto suonarci».
Parker ha riconosciuto un altro appassionato di musica con gusti variegati («penso che in quello siamo anime gemelle») e fa notare che essi quasi incrociarono le loro strade nel 2005, quando entrambi contribuirono all’album Momentum di Joshua Redman. «Ma lo incontrai perché i nostri figli hanno frequentato per un po’ la stessa scuola», sorride Parker, «e lo vedevo, beh, agli eventi scolastici».
Honora esplora atmosfere che risuoneranno in coloro che hanno familiarità coi dischi jazz dell’etichetta di Chicago International Anthem, una seconda casa per Parker, Johnson, Butterss e altri.
«È stato davvero bello avere i volti familiari di quei colleghi», dice Parker, «e che Flea trovasse ispirazione nella musica che avevamo composto per International Anthem. Voleva un po’ di quelle vibrazioni nella sua musica, quel senso di spazio».
Una delle tracce chiave di Honora è Morning Cry. Nelle note fornite ai giornalisti Flea ne dà i meriti al pioniere del free jazz Ornette Coleman, ma nel DNA del pezzo c’è pure un’eco del bebop degli anni ’40 – qualcosa di Salt Peanuts di Dizzy Gillespie.
«Si, sono d’accordo», conferma Parker. «Flea apprezza un sacco di suoni del jazz classico. È cresciuto idolatrando Dizzy Gillespie e Clifford Brown. E, sai, gente come Chet Baker e Lee Morgan».
E che dire del nervosismo confessato da Flea nei confronti di questa elite del jazz americano – Parker se n’è accorto?
«Oh, a me non ha dato per niente quell’impressione», dice il chitarrista. «È più deciso, credo, nel modo di suonare il basso, ma ha un suono talmente bello alla tromba…è semplicemente una persona davvero, davvero musicale. E sai che, in effetti, ha suonato anche con Ornette? Tre o quattro concerti!».
Parker poi fa una pausa. C’è una cosa che MOJO deve sapere.
«È un uomo umile, ma ha talento».

Honora verrà pubblicato il 27 marzo. Flea e la Honora Band – incluso Jeff Parker – saranno in tour negli Stati Uniti e in Europa a partire dal 7 maggio, passando anche per il KOKO di Londra il 26 maggio.



