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NewTimes (1996) – Blood On The Tracks / John Frusciante: l’intervista inedita (e angosciante) del post abbandono alla band

In una lunga, angosciante ed inedita intervista datata Novembre 1996, John Frusciante mostra al mondo tutta la sua fragilità dovuta alla tossicodipendenza degli anni bui fuori dai Red Hot Chili Peppers, quelli del (primo) post-abbandono alla band. L’intervista, pubblicata a suo tempo sul settimanale New Times dal giornalista Robert Wilonsky, è stata tradotta integralmente in italiano dallo Staff di VeniceQueen.it. Buona lettura!

Traduzione a cura di Francesco Abruscato, Simone Melissano e Gianmarco Minossi
Fonte: invisible-movement.net


SANGUE SULLE TRACCE

Quattro anni dopo aver lasciato i Chili Peppers, John Frusciante abbraccia i suoi demoni

I suoi denti superiori sono quasi andati, adesso. Sono stati sostituiti da piccole tracce di bianco che spuntano dalle gengive. Quelli inferiori, sottili e marroni, sembrano stiano per cadere se lui tossisse un minimo più forte. Le sue labbra appaiono sottili ed aride, contornate di sputo così denso da sembrare dentifricio. I suoi capelli, accorciati fino al teschio. Le sue unghie, o quantomeno gli spazi dove un tempo vi erano delle unghie, sono annerite dal sangue. I suoi piedi, le sue caviglie, le sue gambe, sono tappezzate di bruciature da ceneri di Camels, cadute inosservate. La sua carne abbraccia lividi, croste e cicatrici. Indossa una maglia di flanella, parzialmente abbottonata; i pantaloni colo khaki, punteggiati da macchie di sangue asciutto.
Ci sono state voci di corridoio all’interno del mondo rock di Hollywood – storie che nessuno ha mai negato, in gran parte perché a nessuno importava oramai granché. C’erano sussurri riguardo come lui fosse stato rintanato nella sua dimora ad Hollywood Hills, un posto al quale pochi osavano avvicinarsi per via del fetore. Molti mormoravano fosse l’odore della morte, in più animati momenti, o più probabilmente si trattava dell’odore di feci ed urina accumulate durante i mesi.
C’erano storie riguardo un’ex-rockstar, chitarrista di una band, che adesso vedeva solamente una piccola porzione dell’esterno, che passava il tempo a leggere, scrivere, suonare, e dipingere. Ed a bucarsi.
Ma non sono solo voci, John Frusciante sta vivendo il cliché – la rockstar rintanata nel Chateau Marmont, dove nomi più grandi di lui sono entrati per controllare le sue condizioni.
Quattro anni fa era in una delle più grandi band rock-and-roll di tutti i tempi, il chitarrista dei Red Hot Chili Peppers, nel periodo in cui la band scalava i ranghi delle classifiche radio ed approdava nelle arene.
Adesso è un’anima transitoria nei corridoi infestati nascosti.
Il salone della sua casa è riempito di soli CD (da Bowie a Devo, ai suoi preferiti, i King Crimson ed i Nirvana), sparsi sul pavimento, bottiglie d’acqua minerale, sigarette, giornali e cuscinetti di alcool sterile.

Frusciante è rintanato nello Chateau Marmont questa notte poiché è stato cacciato fuori dalla sua casa ad Hollywood Hills, perché non pagava l’affitto, ed adesso non ha un indirizzo permanente.
Dopo questa intervista è stato accompagnato fuori dallo Chateau Marmont, e cacciato via dal Mondrian.
Pochi giorni fa, un collega recentemente ha parlato con Frusciante, dice di non vederlo da più di una settimana.
Quando cose di questo genere accadono, la gente si rassegna: «Beh, magari è morto».
Frusciante è il primo a menzionare l’eroina nei primi 5 minuti di intervista, non di meno, eppure, alla fine di un’esaustiva notte d’intervista, lui chiede che i dettagli della sua vita da tossico non siano rivelati; per paura che i poliziotti possano interferire con lui, e che ogni articolo riguardo i suoi hobby potrebbero portargli attenzione. Ma questo piccolo sprazzo della sua fragile, decadente, figura rivela una verità che, sfortunatamente, il suo silenzio non avrebbe mai potuto nascondere.
Sembra 20 anni più vecchio dei giorni passati con i Peppers, la sua voce è rauca e sbiadita adesso. Non mangia cibo, bensì ingerisce grosse soluzioni di calorie in scatola, normalmente utilizzate da anziani ed invalidi.
Gli piace il modo in cui il suo corpo appare – uno scheletro ricoperto di pelle – perché questo era il modo in cui David Bowie appariva in “The Man Who Fell to Earth“.

Frusciante dice di aver rischiato di morire a Febbraio; ci ha spiegato che il suo corpo conteneva «un dodicesimo della quantità normale di sangue, e che quel sangue era infetto. Il mio corpo non produceva più nessun nuovo globulo rosso».

Allora ha abbandonato le droghe per un po’ di tempo e si è ripulito, quanto più poteva. Ma non vedeva bene il mondo da quegli occhi morenti, non lo sentiva bene attraverso quelle mani intorpidite. Gli spiriti non gli facevano visita, gli spettri non gli parlavano; la porta che l’eroina gli aveva aperto era stata chiusa, e lui avrebbe voluto riaprila anche sapendo che l’avrebbe ucciso.

Quando Frusciante entrò nei Red Hot Chili Peppers nel 1988, fu declamato come una cosa fresca e pulita – un ragazzo 17enne della California del Sud dalla faccia carina che contrasterebbe direttamente con il chitarrista originale Hillel Slovak, che morì nel Giugno di quell’anno per un’overdose di eroina. Frusciante entrò nella band giusto in tempo per registrare Mother’s Milk, che conteneva la hit meno famosa “Knock Me Down”, un pezzo violento su Slovak (“Se mi vedi sballare, dammi una calmata”) che potrebbe sembrare ironicamente ironico ora se non fosse così patetico in retrospettiva. Dopo tutto, lo stesso frontman Anthony Kiedis è appena scappato da quella spazzatura dopo anni in cui si è dichiarato pulito; il bassista Flea ne ha fatto uso; e l’attuale chitarrista Dave Navarro è un ex drogato. L’ago e il danno insomma.

Frusciante lasciò i Peppers nel 1992 dopo aver passato un anno in tour con loro – un anno vedendo il numero persone moltiplicarsi tra il pubblico ad ogni concerto. Frusciante arrivò al punto di odiare il pubblico che cantava ogni singola parola e ballava ad ogni pezzo; non riusciva a capire l’unione tra artista e pubblico, e incominciò a detestare le persone che lo applaudivano e lo amavano senza conoscerlo.

«Non considero il me stesso dei primi due anni nei Chili Peppers un buon chitarrista, secondo i miei standard» dice ora. «Non sento di aver dato il 100 per cento nel prendere le emozioni e i colori che avevo nella mia testa per trasferirli adeguatamente alla chitarra e dentro al mondo a cui appartengono, dove diventano qualcosa di concreto invece di semplici emozioni che fluttuano nello spazio esterno. Ma poi sono diventato bravo quanto una persona normale potrebbe esserlo, e ogni sera quando avrei suonato, avrei suonato assoli diversi e diverse parti di chitarra. Ho solo avuto un buon rapporto con i fantasmi e i colori nello spazio esterno.»

E musicalmente si sentì soffocato dalle strette strutture delle canzoni e dal fatto che la gente voleva sentire i pezzi più famosi allo stesso modo in cui erano stati registrati nell’album. Frusciante fu costretto dalle aspettative, soffocato come musicista, tagliato fuori dai fantasmi che volevano fargli suonare la loro musica.

«Una canzone è un qualcosa da cui gli spiriti possono assumere emozioni, ma è qualcosa che l’essere umano non è capace di comprendere – eccetto me. Così loro ne prendono e li danno a me sotto forma di colore e di vibrazione e di emozione e di eco artistico nella mia testa, e allora posso trasformare queste cose in musica.»

Tornato a Los Angeles, si sedette sul suo divano per quasi un anno, solo e depresso, incapace di produrre qualsiasi cosa. Si chiedeva se avesse preso la decisione giusta nel lasciare la band, o nell’essere capitato nel primo posto; sentiva di aver buttato via tutto il suo talento. Sperimentava solo la droga, fumando tabacco «ogni giorno quando avevo 20 anni», dicendo che il suo primo rapporto con l’eroina fu dopo aver completato con la band una buona parte di Blood Sugar Sex Magik, staccando e riprendendo a fasi alterne. Ma, per fortuna, l’essere drogato diventò una sorta di salvezza, permettendogli di scrivere sul suo giornale, dipingere e registrare musica quotidianamente. Ora non può vivere senza le sue siringhe o le sue chitarre: tre di esse sono sparpagliate nel pavimento della sua suite Chateau, spesso accarezzando il loro collo mentre parla.

«Di solito registravo ogni giorno», spiega «ed è bello che possa farlo anche ora. Quando ero nella band, non avevo la possibilità di leggere libri, non potevo osservare l’arte, non potevo dipingere, non potevo suonare la chitarra, non potevo ascoltare musica, non potevo fare nulla, potevo solo stendermi sul divano depresso, così ho cominciato a drogarmi, potendo in questo modo tornare in vita, felice e cominciando a suonare ancora. Ma all’inizio non potevo esistere: ero così depresso che nemmeno parlavo alla gente. Ero solo la persona più speranzosa e miserabile che si fosse mai vista. Pensavo fossi un tramite per la musica e che sarei morto di depressione nel giro di un paio di settimane. Pensavo ‘sono nella testa di una persona che sta per morire!’ Credevo che il mio corpo volesse abbandonarmi».

«Così decisi subito ‘diventerò un drogato’ e il giorno seguente stavo meglio e mi sentivo più felice. Avevo semplicemente deciso. Senza l’eroina non sarei in grado di prendere il controllo di tutti i pensieri che scorrono nel mio cervello. Con essa ho il controllo totale, ho il controllo di tutto quello a cui penso e quando mi vengono in testa pensieri utili, lei non prende il sopravvento. Posso sbarazzarmene. Mi siederei qui, pensando a cosa sarebbe successo se non avessi agito in questo modo. Ma sono cose inutili a cui pensare, anche se è tutto quello a cui dovrei pensare, solo che devo dimenticarmene. Ho sempre avuto una buona disciplina, per come vada la mia testa. Ma questa cosa era troppo pesante. Con l’eroina avevo improvvisamente il potere di gestire tutte le cose che si insinuavano nella mia testa e pensare a qualcos’altro, ad esempio, se non fossi più stato in grado, improvvisamente, di avere il controllo del mio cervello.»

Nell’autunno del 1994, ha rilasciato il suo primo album solista per l’American Recordings, l’etichetta di proprietà di Rick Rubin, che aveva prodotto Blood Sugar Sex Magik. La Warner Bros Records, l’etichetta dei Peppers, aveva i diritti sull’album a causa di una clausola rescissoria nel contratto di Frusciante con i Chili Peppers ma, dal momento che stava vivendo come un eremita e rifiutava di fare le interviste, l’etichetta passò tutto a Rubin senza pentirsene, e finalmente rilasciò l’album anche dopo l’insistenza di River Phoenix, del frontman dei Butthole Surfers, Gibby Haynes, e Johnny Depp.
In conclusione, l’album solista di Frusciante Niandra Lades and Usually Just a T-Shirt vendette all’incirca 15.000 copie – un numero minuscolo se confrontato con le sei milioni di Blood Sugar Sex Magik.
Niandra Lades è un album bizzarro e complicato, due dozzine di tracce che aumentano sempre di più in modo frammentario e spaventoso man mano che l’album va avanti; qualsiasi fan dei Chili Peppers che ha ascoltato l’album si aspettava più punk-funk tanto da pensare che lo stereo fosse rotto.


TRA I FANTASMI DEL PASSATO E LE SPERANZE FUTURE

Ancora oggi, Frusciante si aspetta di rilasciare un nuovo album all’inizio del nuovo anno, e David Katznelson, vice presidente della A&R alla Warner Bros Records, ha confermato che sta tentando di far uscire il nuovo lavoro di Frusciante momentaneamente chiamato Smile from the Streets You Hold in qualche mese di primavera. L’album sarà rilasciato con la Birdman Records di Burbank di proprietà di Katznelson (casa preferita da alcuni avanguardisti come Thee Headcoats e Omoide Hatoba), con la Warner a capo di parte della distribuzione.

«Questa roba non è sconosciuta per me», dice Katznelson riguardo alla musica di Frusciante. «Rick e John hanno un forte rapporto, ma io continuavo a pensare alla musica di John e ad ascoltare l’album, e c’erano un paio di canzoni che ho pensato fossero così ispiranti, e ho pensato che se avessimo prodotto un altro album su un’etichetta indipendente avrebbe avuto molta più attenzione di quanto ne avrebbe avuta se fosse uscito con la American o la Warner. Così ho chiamato John, e ha colto l’occasione al volo.»

David Katznelson, proprietario dell’etichetta indipendente Birdman Records, su Smile from the Streets You Hold

«È stato scritto in momenti diversi», spiega Frusciante riguardo all’imminente album. Una canzone è stata composta addirittura 10 anni fa, quando aveva 17 anni e lui stava quasi per approdare nei Peppers. «Queste sono alcune delle migliori cose che io abbia mai registrato.»
Dice di voler suonare qualcuno dei suoi nuovi pezzi, così si dirige verso uno stereo portatile e si mette a cercare delle cassette con le canzoni non mixate. Ma appena si mette ad armeggiare con la cassetta, riavvolgendo in avanti e indietro fino al punto esatto, spinge accidentalmente lo stereo dove è posizionata la cassa del latte. “Figlio di puttana!” urla, e da un calcio ad una pila di CD che svolazzano per la stanza. Poi, dopo un secondo o due, è di nuovo calmo e concentrato, è tutto sotto controllo.
«Questa non è la cassetta col mio nuovo album», spiega. «Questa è una cassetta con cose che sono sul mio nuovo album, ma non tutte ci sono. Ci sono molte cose che non sono sull’album, ma quelle che vi suonerò sono presenti.» Preme play e alza il volume, e la stanza si riempie col suono di questa canzone che sembra quasi essere uscita da un vecchio film spaghetti western di Sergio Leone; è bellissima e misteriosa, col suono ed energia moderati, le parole si muovono furtivamente tra una instabile melodia.
“Uccidi tua madre, uccidi tuo padre”, dice una strana frase indimenticabile.

John Frusciante durante il suo periodo da tossicodipendente negli anni ’90

La canzone è seguita da una parte strumentale che sembra abbandonarsi a se stessa – un assolo onirico ricolmo di tracce in backwords ed altri effetti eterei. È musica che ti perseguita – letteralmente i suoni inespressi dei demoni di Frusciante che prendono vita, una riproduzione non modificata dei suoni provenienti dalla sua testa – e quando Frusciante ascolta la propria musica, sembra di nuovo ingarbugliato all’interno delle note. Chiude i suoi occhi e sembra assopirsi, seppur lasciando che un’altra sigaretta appena accesa bruci fino alla sua fine, depositando le sue ceneri su di lui. Ma quando le canzoni terminano, sembra balzare di nuovo nella vita reale.

«L’eroina enfatizza qualunque cosa tu sia», spiega Frusciante. «Tipo, se vuoi registrare della musica, ti aiuta a concentrarti su quella cosa in maniera maggiore, ma se vuoi rimanere a letto e non far nulla, ti aiuterà a far meglio anche quello. Ti aiuta a fare meglio qualunque cosa tu voglia. Almeno per me, non per le altre persone.»

John Frusciante con la ex fidanzata Toni Oswald

«Un sacco di persone – amici stretti che sono puliti, e che sono felici siano così – sanno che quando sono pulito perdo lo scintillio che c’è nei miei occhi, perdo la mia personalità, non sono felice, sono vuoto, tipo. Un sacco di persone dicono che quando sei sballato percepiscono un muro, ma ho tre ragazze, che amo e considero mie fidanzate, ed una di loro mi è venuta a trovare quando ero pulito a febbraio, mi ha chiamato subito dopo, e mi ha detto di aver percepito un muro. La mia testa funziona differentemente da quella della maggior parte delle persone, consequenzialmente le droghe mi influenzano in modo diverso».

Frusciante insiste che vorrebbe tornare nuovamente sul palco; l’ultima volta in cui ha suonato fu in occasione della serata di Halloween al Viper Room (1993), quando morì l’attore, nonché suo grande amico e protettore, River Phoenix e gli piacerebbe formare una band per poter finalmente assemblare le sue canzoni pop, quelle che contengono verso-ritornello-verso, invece che solamente il verso. E sarebbe intenzionato a pubblicare anche le cassette delle jam sessions dei Three Amoebas, registrate anni fa con Flea e il batterista dei Porno for Phyros, Stephen Perkins.

Katznelson dice che proverà ad aiutare Frusciante a pubblicare il suo materiale, trovandogli delle date per esibirsi e facendogli monetizzare il più possibile, in modo tale da non venire sfrattato da casa e dagli hotel. Ma sa che non sarà facile; non ci sono mai garanzie con una persona che si sta lentamente distruggendo, soprattutto se nessuno fa qualcosa per aiutarla a smettere.

«Molti artisti hanno i loro demoni e lui è uno di questi», sostiene Katznelson. «Se giudicassi la gente in base al loro stile di vita non lavorerei con nessuno. Lavoro con gente che ha tantissimi problemi, sostanze illegali o demoni interiori, ma ognuno è sullo stesso livello di problemi di un altro. Se mi fossi aspettato di fare un tour con lui e ci fossero stati in ballo delle grosse somme di denaro, mi sarei letteralmente strappato i capelli dalla testa, ma non c’è questa eventualità perché non ci sono grosse cifre in ballo. Voglio solo che la gente conosca il suo punto di vista, se vuole suonare o fare interviste … bene, se non vuole … amen. Penso che sia abituato.»

Alla fine dei conti, Frusciante è semplicemente diventato un altro talentuoso musicista che infila un ago nelle sue braccia ogni tot di ore, mentre suona o dipinge, mentre legge o scrive, mentre prepara un nuovo disco o cerca una nuova casa, mentre vive o muore; in questi giorni le case discografiche sono piene di artisti, uomini o donne, come Frusciante ed i pubblicisti stanno lì per cercare di nascondere i vizi e le abitudini dei loro artisti.
Dopo la morte di Phoenix molti degli amici di Frusciante lo hanno abbandonato, dopo essere intervenuti per cercare di sarvargli la vita, stanchi di vederlo in questa decadenza, stanchi di assistere a questo lento suicidio, lui sa che che i suoi amici non vogliono più essergli a fianco, ma se ne sbatte il cazzo.

«Hanno paura della morte, io no … non me ne frega un cazzo se vivo o muoio»