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Broken Record: John Frusciante intervistato da Rick Rubin (Aprile 2022) – 1a PARTE

L’intervista a John Frusciante da parte di Rick Rubin è stata rilasciata in data 1 Aprile 2022 ed è la prima delle interviste che il produttore ha fatto per il podcast Broken Record con i quattro membri dei Red Hot Chili Peppers, per celebrare l’uscita del loro 12° album in studio, Unlimited Love.
Nella seconda parte del nostro articolo, verso la fine dell’intervista, i due vengono raggiunti da Anthony Kiedis.

Traduzione a cura di Miriam Mechelli


Il podcast Broken Record è disponibile in inglese su Spotify e YouTube.

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Rick Rubin «Torniamo indietro di un bel po’… raccontami della prima volta in cui hai visto o sentito i Red Hot Chili Peppers, la prima volta che ricordi di aver sentito il nome della band.»

John Frusciante «La prima volta in cui mi ricordo di aver sentito il nome della band riguarda il fatto che avevo un insegnante di chitarra che si chiamava Mark Nine, l’unico insegnante di chitarra che davvero mi piaceva e dal quale ritengo di aver appreso delle buone cose.
Quando ho iniziato a prendere lezione di chitarra a me piaceva il punk ed ogni insegnante di chitarra che avevo cominciava da subito ad insultare il punk non appena dicevo loro che mi piaceva, sostenevano che non era musica e tutto questo genere di cose … Poi è arrivato Mark Nine, che aveva suonato con la band di Nina Hagen insieme a Pat Smear, credo che Mark fosse stato il chitarrista solista e Pat Smear fosse stato il ritmico per un certo periodo. (Mark, ndt) pensava che Pat Smear fosse un grande chitarrista e per me Pat Smear è stato una delle ragioni per cui ho iniziato a suonare la chitarra, una delle prime cose che ho imparato sono stati i Germs ed il fatto di aver trovato un insegnante di chitarra che pensava che Pat Smear fosse un grande chitarrista mi rendeva euforico. 

John Frusciante @ Guitar Greats Guest DJs (13 Aprile 2021) cita Pat Smear come uno dei chitarristi che lo ha maggiormente influenzato in giovane età

Inoltre lui (Mark, ndt) era appassionato di tutta la musica psichedelica anni ‘60.. suonava con una band chiamata Underworld, suonava con un ragazzo di nome Randall Kennedy e con i Reconstruction, erano una sorta di power trio, aveva un gruppo ska chiamato Ska Cha-Cha… ed io ero molto appassionato di tutto ciò che faceva, avevo varie cassette con materiale suo.
Un giorno (Mark, ndt) venne e mi disse che aveva un’audizione con una band chiamata Red Hot Chili Peppers in cui sperava di entrare, e siccome lui suonava sia chitarra che basso, a me era rimasto impresso che lui andasse a fare l’audizione come bassista. 
Comunque sia, in un periodo che va da 6 mesi ad un anno dopo questo fatto, io vidi il video di “True Men Don’t Kill Coyotes” su MTV e pensai “Ah ah, sarebbe stato un bel rimpiazzo per questo bassis…” Ovviamente nessuno può sostituire questo bassista!!! (ridono, ndt) e fu lì che venne fuori che l’audizione era da chitarrista.
Quello che mi ricordo è che per alcune settimane lui mi parlò di come sperava di venire preso in questa band, in quel periodo dovevano scegliere tra Jack Sherman e Mark Nine e scelsero Jack Sherman

RR «Quanti anni avevi in quel periodo, te lo ricordi?»

JF «Sì, dovevo avere 13 o 14 anni nel periodo della sua audizione perché Hillel e Jack (Slovak e Irons, nde) all’inizio rimasero nella band per soli 6 mesi e fu lì che Anthony e Flea cercarono i nuovi componenti, e la band si era formata nel 1983, non sono sicuro di che mese fosse.»

RR «E quanti anni avevi quando ti sei unito al gruppo?»

JF «18.»

John Frusciante due anni dopo il suo ingresso nella band, in tour con i RHCP il 26 Gennaio 1990 a Kawasaki (Giappone) per il tour di Mother’s Milk (1989)

RR «Quindi già conoscevi la band da 4 o 5 anni prima di fare l’audizione…»

JF «Sì, non è che sono stato da subito un loro fan!»

RR «Sapevi che esistevano…»

JF «Sì, sapevo che esistevano… penso che il passo successivo sia stato che avevo un amico di nome Jerry che lavorava  per l’entourage di Frank Zappa e ricordo che passavo un sacco di tempo a casa sua ad ascoltare musica, ascoltavamo un sacco di cose di Frank Zappa come esibizioni live e cose del genere, e ad un certo punto Jerry mi diede una compilation su cassetta con tutta musica esoterica e di avanguardia… c’erano Meredith Monk ed i Funkadelic, Jerry è stato il primo a parlarmi dei Funkadelic … »

«… e una cosa che c’era in questa cassetta era “Yertle The Turtle“, dal loro (dei RHCP, ndt) secondo album Freaky Styley, e mi è piaciuta tantissimo, la batteria mi ricordava una versione funky di Captain Beefheart, l’uso del pedale wah wah era spettacolare e la canzone aveva ogni singolo elemento che ti si svelava volta per volta e così potevi apprezzare quanto fosse buona la parte di chitarra, quella di batteria etc.. perché era come se li ascoltassi uno dopo l’altro in sequenza.»

John Frusciante sui primi ascolti del barno “Yertle The Turtle”, dal secondo album dei RHCP, Freaky Styley

«In quel periodo per me (i RHCP, ndt) non erano poi così diversi dai Residents o altri gruppi simili, il cui batterista aveva suonato con Captain Beefheart… in quel periodo io ero presissimo da Frank Zappa, Steve Vai e musicisti come loro, stavo cercando… ho passato varie fasi, ma in quel periodo ero ad un punto in cui non volevo che nessuno potesse dirmi che non ero un bravo chitarrista (ride, ndt), ero al livello: »

«Qualsiasi parte di chitarra che la gente consideri difficile, io voglio saperla suonare … »

John Frusciante parlando della sua ‘fase tecnica’ da chitarrista a 13 anni

« … ma i Red Hot Chili Peppers erano solo una band interessante, divertente da guardare e di cui avevo qualcosa sulle cassette. 
Ho comprato il loro primo disco quando vivevo in Florida, ho questo ricordo di me che vado dalla mia matrigna, spesso le raccontavo queste piccole cose, tipo “Ho deciso qual è il mio album preferito, è The Rise and Fall of Ziggy Stardust di David Bowie”.. hai presente, le raccontavo queste cose di cui a lei non importava niente, ma ricordo di aver ascoltato questo disco dei Chili Peppers e di averle detto: »

«Io non potrei mai stare in un gruppo come questo, non potrei mai stare in un gruppo così perché non c’è abbastanza varietà musicale per i miei gusti…»

John alla sua matrigna dopo aver ascoltato “The Red Hot Chili Peppers”, il primo album della band.

«(ridono, ndt) Era una cosa assurda da dire, lei mi rispose “ah, non farai mai parte di questa band, bene!” (ride, ndt) ma la cosa più assurda è che ho comprato questo disco e le ho detto “non potrei mai far parte di questo gruppo”, ancora mi è rimasto impresso!
Fondamentalmente, alle superiori avevo un amico che era appassionato dei Chili Peppers ed era stato a vederli almeno un paio di volte, prima che io andassi a vederli, con i Fishbone nel Best of the West Tour e lui mi faceva conoscere questa musica più divertente rispetto a quella che ascoltavo io che ero preso in questo periodo più dalla tecnica, e così siamo andati a vederli al Variety Arts Center in centro a L.A., io ero felice quando andavo ai concerti, e loro (i RHCP, ndt) erano tornati con la line-up originale, ma ancora non era uscito il loro terzo disco (The Uplift Mofo Party Plan, nde)

I RHCP nella loro formazione originale, da sinistra a destra: Flea, Anthony Kiedis, Jack Irons, Hillel Slovak.

Tutto ciò che sapevo su di loro, tutto ciò che avevo ascoltato non mi avevano preparato per l’intensità di quello spettacolo, era psichedelico, loro erano ricoperti di pittura fluorescente sul corpo in modo che tu potessi vederli con le luci nere ed era così fuori dal mondo, eravamo circa un migliaio di persone a vederli quella sera e sembrava di essere tutti in un sogno collettivo o roba del genere, sembrava di non essere nella realtà.»

«Io sono stato a due spettacoli in cui si sono dipinti, e non ho mai assistito ad un altro spettacolo in cui il pubblico e l’artista sono così connessi, in cui siamo tutti una cosa sola ed il resto del mondo non sembra esistere…»

John Frusciante sull’esperienza di vedere dal vivo i RHCP negli anni ’80

RR «Wow!»

JF «Tutti totalmente felici, tutti che ballano, saltano di qua e di là… vedi, a me piaceva il punk, ma quando ascoltavo il punk avevo 9, 10, 11 anni, ero troppo piccolo per andare ai concerti, ma ai loro spettacoli (dei RHCP, ndt) provavo quella stessa energia che immaginavo avrei provato ai concerti punk, il pogo sotto al palco.»

RR «Il punk è stato il primo tipo di musica che ti è piaciuta?»

JF «Prima ascoltavo ciò che era di moda tra tutti i ragazzi di Santa Monica, ci piacevano gli Aerosmith, Alice Cooper, Van Halen, i Kiss, tutto quel tipo di musica che piaceva ai ragazzi che facevano skateboard, a tutti i ragazzi del quartiere.
Poi mi sono trasferito da Santa Monica a Mar Vista e lì ho scoperto la stazione radio KROQ e nello show di Rodney Bingenheimer ho sentito il punk per la prima volta, mi ricordo che è stata una cosa graduale, per un po’ ho ascoltato i DEVO, i B-52 e gruppi simili, poi ho scoperto i Germs e per un paio di mesi una ragazza che era fan dei Sex Pistols ha vissuto accanto a casa mia e mi faceva ascoltare i suoi dischi, io andavo da lei ed ho registrato “Nevermind the Bollocks” dei Sex Pistols, “More songs about Buildings and Food” dei Talking Heads … quindi mi piacevano la new wave ed il punk-rock e poi sono passato ad appassionarmi più nello specifico all’hardcore punk

RR «Ed è a questo punto che hai cominciato a dedicarti a cose più tecniche, è stato questo il passo successivo?»

JF «Sì, ho passato varie piccole fasi. Diciamo che il punk è stato ciò che mi ha spinto a tirare fuori dall’armadio la chitarra acustica ed imparare le canzoni, io avrei già da tempo voluto una chitarra elettrica, ma nessuno era disposto a comprarmela, ed ovviamente il suono di un’acustica è differente, allora mi sono detto: »

«Magari se imparo un po’ di canzoni punk si rendono conto che faccio sul serio con la chitarra e mio padre me ne compra una elettrica»

John Frusciante ricorda come ha ricevuto la sua prima Stratocaster a 11 anni

«Così ho imparato l’intero album dei Sex Pistols più altre cose dei Black Flag, dei Germs e così lui (il padre, ndt) mi ha comprato una Stratocaster.
Una volta che avevo la Stratocaster ho cominciato a leggere le riviste di chitarra e già da prima avevo un amico a scuola che era fan di Jimi Hendrix e battagliavo sempre con lui dicendogli che i Sex Pistols erano molto più importanti nella storia della musica rispetto a Jimi Hendrix, ci punzecchiavamo così e ci scambiavamo le cassette, ed una volta che ho avuto la chitarra elettrica sono diventato ossessionato da Jimi Hendrix e poi questo mi ha portato ad appassionarmi a Jeff Beck, ai Cream
Inoltre c’era questa ombra di violenza intorno al punk in quel periodo, questo stigma, tanto che le persone non appena sapevano che mi piaceva il punk non volevano più essere mie amiche, come se i genitori dicessero loro di non frequentarci più e questa cosa mi è successa svariate volte, quindi dal punk sono passato alla musica anni ‘60 con i suoi messaggi di pace, come se volessi uscire da questi pensieri rabbiosi e violenti che avevo dentro.»

John Frusciante il 1° Aprile 2022, di nuovo sul palco del Fonda Theatre (Hollywood, CA) con i RHCP, indossando la t-shirt dei suoi amati Black Flag, in occasione della data zero per il lancio di Unlimited Love.

RR «C’è stato chiaramente un momento di rottura in cui il punk si è trasformato, come è espresso nel brano “Nazi Punk Fuck Off” dei Dead Kennedys, è passato da essere quel movimento gioioso, casinista e divertente degli esordi e per un periodo è stato associato alle risse ed alla violenza.»

JF «Sì, c’era questa violenza ed era ciò che mi piaceva, perché era la stessa rabbia violenta che io sentivo dentro di me e mi spaventava in un certo senso percepire di avere questa parte rabbiosa dentro di me, cercavo di tenerla in qualche modo a bada, non riuscivo a capire quali fossero i miei limiti e più volte mi sono sentito .. come dire .. un po’ matto? E sì, per un po’ mi sono dilettato con la parte violenta del punk per nutrire quella parte violenta che percepivo in me stesso, capisci?»

RR «Sì.»

JF «Poi gradualmente sono passato ad ascoltare la musica anni ‘60 e poi agli anni ‘70, Brian Eno, i Roxy Music, David Bowie ed il progressive rock come i Genesis, gli Yes ed i King Crimson. I King Crimson sono diventati il mio gruppo preferito e Adrian Belew mi piaceva tantissimo, sono stato ossessionato per un periodo dal suo modo di suonare.
In questo periodo avrò avuto 13 anni, 12 o 13 anni, sai, non è che le varie fasi siano durate tanto, è stato tutto molto veloce: non è che smettevano di piacermi le cose che mi piacevano prima, però mi appassionavo a cose nuove e cominciavo a dedicarmi a quelle.
Se non ricordo male è stato verso i 15 anni che ho cominciato ad essere ossessionato da Frank Zappa e hanno cominciato a piacermi tutte cose correlate a lui come ad esempio Warren Cuccurullo e Steve Vai. Lo stesso Adrian Belew è stato nella sua band per un periodo.»

«I Red Hot Chili Peppers ed i Bestie Boys facevano parte di questa musica più divertente che mi facevano conoscere i miei compagni di scuola, e poi quando mi sono trasferito ad Hollywood a 17 anni ho capito che avevo bisogno di un cambiamento, ero appassionato di questa musica che pensavo potesse rendermi un chitarrista migliore, ma ho deciso di dedicarmi ad ascoltare solo cose che mi facessero stare bene e mi dessero sensazioni forti e positive, senza badare troppo agli aspetti tecnici.»

John racconta come è nato il suo amore per i Red Hot Chili Peppers

In quel periodo erano i New York Dolls, Siouxsie and the Banshees, David Bowie, T-Rex, cose come queste che ad essere onesto erano quelle che mi piacevano di più, ed i Red Hot Chili Peppers facevano parte di questo tipo di musica, inoltre loro (i RHCP, ndt) mi piaceva andare a vederli spesso dal vivo, prima di entrare nel gruppo sarò stato a vederli 6 o 7 volte.»

RR «Wow!»

JF «Nell’arco di un anno e mezzo più o meno.»

RR «Ed in questo anno e mezzo li hai visti cambiare? Tu da fan che impressione ne avevi tratto, erano migliorati o peggiorati?»

JF «A me sono sempre sembrati molto validi.»

RR «Bene!»

JF «Ci sono stati un paio di spettacoli che sono stati interrotti dopo poche canzoni, sai, i loro spettacoli erano parecchio selvaggi in quel periodo, ma gli altri erano sempre fantastici, e poi c’è da dire che io non avevo grandi cose da dire su di loro perché fin dopo il primo concerto mi dicevo sempre “ok, ora vado e mi guardo lo spettacolo”, perché … »

« … appena cominciavano a suonare io iniziavo a saltare tra il pubblico come un pazzo e a malapena ogni tanto lanciavo uno sguardo verso il palco ed avrò per sempre questi frammenti di ricordi di Hillel, … »

«mentre le persone che portavo ai concerti guardavano tutto lo spettacolo e poi avevano qualcosa di cui parlare e commentare.»

«Io invece stavo in questo stato da sogno in cui mi sentivo un tutt’uno con la band e per ogni concerto è stato così, e non potevo far altro che saltare come un pazzo tutto il tempo.»

RR «Fantastico!»

JF «Sì, e gli unici ricordi che ho di loro in cui li guardavo erano i momenti tra le canzoni, in quel periodo tra i brani dicevano sempre cose divertenti o facevano qualcosa di buffo.»

Rick Rubin allo Spotify’s Inaugural Secret Genius Awards del 1° Novembre 2017, Los Angeles, California.
(Foto di Frazer Harrison/Getty Images per Spotify)

RR «La tua descrizione di come ti sentivi ai concerti dei Chili Peppers, di essere trasportato altrove, è la stessa che ho io quando vi vedo suonare in studio o alle prove,

«è come entrare in un’altra dimensione in cui la musica crea questa sensazione trascendente per cui nel mondo intorno non succede altro, esiste solo la musica che viene suonata adesso, ed è differente ogni volta!»

Rick Rubin asseconda John Frusciante, condividendo le emozioni che prova verso la musica dei RHCP

La struttura rimane magari sempre la stessa, le parti di un brano in sequenza sono sempre quelle, ma l’energia che si sprigiona ed il trip che ci rapisce tutti ogni volta in modo nuovo e differente è una cosa fantastica, davvero strabiliante, ancora oggi. Capisco esattamente ciò di cui parli!»

JF «È stato molto importante per me una volta entrato nel gruppo cercare di mantenere quel tipo di energia che ricordavo di aver provato ai loro concerti, ed una cosa che mi piaceva di loro è che li percepivo autentici, che poi è uno dei motivi che mi ha fatto mettere da parte i miei dischi dei Kiss per quelli dei Germs, dei Black Flag ed altri come loro, tu eri importante per loro… per i Kiss verso i 9 anni mi sono reso conto che certo mi piacevano, ma mi chiedevo se loro si piacessero o che tipo di connessione potessero provare verso una persona come me.»

RR «Sì…»

JF «Con queste altre persone sentivo di respirare la stessa aria, guardavamo alla musica dalla stessa angolazione e non da angoli opposti, non c’era quella distinzione tra venditore e consumatore, c’era questo senso di appigliarsi a qualcosa che ci salvava dalla confusione della vita. Quindi, io percepivo che anche in quel gruppo (i RHCP, ndt) ci fosse questa convinzione, che la musica davvero gli importasse.»

«Da quando sono entrato nei RHCP, ho sempre voluto che la cosa più importante fossero la musica e la connessione tra di noi.»

John parla a Rick Rubin del suo ingresso nei Red Hot Chili Peppers
John Frusciante dal vivo con i RHCP nel 2022, in una delle prime apparizioni televisive dell’era Unlimited Love, per il Jimmy Kimmel Show

FINE PRIMA PARTE …