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	<title>jack irons &#8211; VeniceQueen.it</title>
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		<title>&#8220;The Rise of the Red Hot Chili Peppers&#8221;: il documentario in arrivo su Netflix il 20 marzo!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Generale]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 10:11:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La scorsa estate vi avevamo parlato (in questo articolo, mentre in questo vi abbiamo mostrato alcune immagini esclusive diffuse in anteprima) del documentario sugli albori dei Red Hot Chili Peppers con il compianto Hillel Slovak alla chitarra nella Los Angeles della seconda metà degli anni &#8217;80, diretto da Ben Feldman, prodotto da Marc D&#8217;Agostino, Submarine Entertainment, Asta Entertainment, Polygram Entertainment e James Slovak (fratello di Hillel), e presentato in segreto all&#8217;ultimo festival di Cannes prima di essere proiettato a Los Angeles e New York su invito di pochi acquirenti scelti. Oggi, invece, possiamo finalmente comunicarvi la data in cui questo affascinante prodotto verrà pubblicato a fruizione di tutti: infatti, come annunciato da Variety (qui trovate la loro news), The Rise of the Red Hot Chili Peppers (questo il titolo ufficiale) uscirà su Netflix il prossimo 20 marzo! Il regista Ben Feldman, già noto per Bug Out e Rich &#38; Shameless, lo ha descritto in questo modo: «È un vero onore collaborare con Netflix per mostrare The Rise of the Red Hot Chili Peppers a un pubblico globale. Questa è, fondamentalmente, una storia in cui è semplice immedesimarsi, sulle amicizie che forgiano le nostre identità e sul duraturo potere dei legami &#8230;]]></description>
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<p>La scorsa estate vi avevamo parlato (in <a href="https://www.venicequeen.it/in-evidenza/festival-di-cannes-2025-ce-anche-un-documentario-sulle-origini-dei-red-hot-chili-peppers/"><strong>questo</strong></a> articolo, mentre in <a href="https://www.venicequeen.it/in-evidenza/novita-importanti-sui-due-progetti-cinematografici-dedicati-ai-rhcp/"><strong>questo</strong></a> vi abbiamo mostrato alcune immagini esclusive diffuse in anteprima) del <strong>documentario</strong> sugli albori dei <strong>Red Hot Chili Peppers</strong> con il compianto <strong>Hillel Slovak</strong> alla chitarra nella Los Angeles della seconda metà degli anni &#8217;80, diretto da <strong>Ben Feldman</strong>, prodotto da <strong>Marc D&#8217;Agostino</strong>, <strong>Submarine Entertainment</strong>, <strong>Asta Entertainment</strong>, <strong>Polygram Entertainment</strong> e <strong>James Slovak</strong> (fratello di Hillel), e presentato in segreto all&#8217;ultimo <strong>festival di Cannes</strong> prima di essere proiettato a Los Angeles e New York su invito di pochi acquirenti scelti.</p>



<p>Oggi, invece, possiamo finalmente comunicarvi la data in cui questo affascinante prodotto verrà pubblicato a fruizione di tutti: infatti, come annunciato da <strong>Variety</strong> (<a href="https://variety.com/2026/music/news/red-hot-chili-peppers-netflix-documentary-1236645026/">qui</a> trovate la loro news), <strong><em>The Rise of the Red Hot Chili Peppers</em></strong> (questo il titolo ufficiale) uscirà su <strong>Netflix</strong> il prossimo <strong>20 marzo</strong>!</p>



<p>Il regista Ben Feldman, già noto per <em>Bug Out</em> e <em>Rich &amp; Shameless</em>, lo ha descritto in questo modo:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>«È un vero onore collaborare con Netflix per mostrare <em>The Rise of the Red Hot Chili Peppers</em> a un pubblico globale. Questa è, fondamentalmente, una storia in cui è semplice immedesimarsi, sulle amicizie che forgiano le nostre identità e sul duraturo potere dei legami instaurati durante l&#8217;adolescenza. Ciò con cui è meno possibile immedesimarsi, naturalmente, è che quegli amici hanno finito col creare una delle più grandi rock band della storia. Sono profondamente grato al gruppo e alla famiglia di Hillel per la loro fiducia e generosità, nonché a Netflix per aver contribuito a portare questa storia sul palcoscenico mondiale»</p>
</blockquote>



<p>Il documentario ha l&#8217;obiettivo di raccontare come l&#8217;intreccio fra un&#8217;amicizia sbocciata negli &#8220;anni di formazione&#8221; della vita di un uomo e gli eccessi sfrenati della scena rock dell&#8217;epoca abbiano infine plasmato e fatto evolvere uno dei sound più riconoscibili dei nostri tempi. Ci saranno <strong>interviste inedite</strong> ai membri attuali della band <strong>Anthony Kiedis</strong>, <strong>Flea</strong> e <strong>John Frusciante</strong> (che raccolse appunto l&#8217;eredità di Hillel dopo la sua tragica morte, avvenuta nel giugno del 1988), all&#8217;ex batterista <strong>Jack Irons</strong>, a James Slovak e ad altre figure vicine al chitarrista e ai Peppers; inoltre, come affermato da lui stesso sul proprio profilo Instagram, anche <strong>Max Efimov</strong>, noto fan russo e autore del libro <strong><em>The Red Hot Chili Peppers 1983-1990: EMI years</em></strong> sui primi 8 anni di vita della band, ha dato un solido contributo fornendo e catalogando anno per anno il <strong>materiale d&#8217;archivio</strong> inserito nella pellicola.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="558" height="1025" src="https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2026/02/69193fce-d6f1-426b-a3dc-10cc4966dd08.jpg" alt="" class="wp-image-5278" style="width:558px;height:auto" srcset="https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2026/02/69193fce-d6f1-426b-a3dc-10cc4966dd08.jpg 558w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2026/02/69193fce-d6f1-426b-a3dc-10cc4966dd08-272x500.jpg 272w" sizes="(max-width: 558px) 100vw, 558px" /></figure>
</div>


<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>«Sono assolutamente orgoglioso di aver preso parte a questo progetto dando una mano con date, nomi dei fotografi, provvedendo al materiale d&#8217;archivio, alle foto, ai video, e restaurando qualche immagine. Non vedo l&#8217;ora»</p>
</blockquote>



<p>Anche gli stessi Red Hot Chili Peppers hanno dedicato al documentario un post su Instagram precisando che, malgrado il consenso fornito, esso sarà incentrato su Hillel, non su di loro (che restano comunque una componente cruciale), e dunque non sarà da considerare il documentario ufficiale sulla loro storia.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="559" height="933" src="https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2026/02/052c1790-174c-450c-8ccf-30f5c8247e05.jpg" alt="" class="wp-image-5279" srcset="https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2026/02/052c1790-174c-450c-8ccf-30f5c8247e05.jpg 559w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2026/02/052c1790-174c-450c-8ccf-30f5c8247e05-300x500.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 559px) 100vw, 559px" /></figure>
</div>


<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>«Cari abitanti dell&#8217;universo, circa un anno fa ci è stato chiesto di essere intervistati per un documentario su Hillel Slovak. Egli è stato uno dei membri fondatori del nostro gruppo, un grande chitarrista e un grande amico. Abbiamo accettato la proposta per amore e rispetto di Hillel e della sua memoria. Ciò nonostante, questo documentario viene ora pubblicizzato come un documentario sui Red Hot Chili Peppers, cosa che non è. Noi, creativamente parlando, non abbiamo avuto niente a che fare con la sua realizzazione. Non abbiamo ancora realizzato un documentario ufficiale sui Red Hot Chili Peppers. Il soggetto centrale di questo speciale Netflix è Hillel Slovak e speriamo che esso susciti interesse nei confronti suoi e del suo lavoro»</p>
</blockquote>



<p class="has-text-align-right">a cura di Francesco Generale</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Festival di Cannes 2025: c&#8217;è anche un documentario sulle origini dei Red Hot Chili Peppers!</title>
		<link>https://www.venicequeen.it/in-evidenza/festival-di-cannes-2025-ce-anche-un-documentario-sulle-origini-dei-red-hot-chili-peppers/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Generale]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 May 2025 19:25:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mentre si attendono conferme sul presunto biopic sulla vita di Anthony Kiedis prodotto da Universal Pictures (trovate qui l&#8217;articolo in cui ve ne parlavamo), i Red Hot Chili Peppers tornano oggi a far parlare di sé nell&#8217;industria del grande schermo, con una notizia dai contorni (stavolta) ben più definiti. Come rivelato dal noto portale Deadline (qui l&#8217;articolo originale), infatti, alla 78esima edizione del Festival del cinema internazionale di Cannes (in programma dal 13 al 24 maggio 2025) è presente, a gran sorpresa, anche un documentario sui primi anni di carriera della rock band losangelina, dal titolo Hillel Slovak and the blistering dawn of the Red Hot Chili Peppers (Hillel Slovak e la rovente alba dei Red Hot Chili Peppers, n.d.r.). Il film, di cui Submarine Entertainment (compagnia d&#8217;élite del settore, essendo coinvolta nella vendita di 6 degli ultimi 12 documentari vincitori del premio Oscar) ha curato due proiezioni segrete di bozze all&#8217;evento (la prima mercoledì 14 maggio, la seconda prevista domani, domenica 18 maggio, alle 16:15 ora locale all&#8217;Olympia), unicamente per gli organizzatori e pochi altri invitati, verrà successivamente venduto ad acquirenti selezionati a New York e Los Angeles: si prevede che un&#8217;anteprima potrebbe arrivare in autunno o nei primi &#8230;]]></description>
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<p>Mentre si attendono conferme sul presunto biopic sulla vita di Anthony Kiedis prodotto da Universal Pictures (trovate <a href="https://www.venicequeen.it/in-evidenza/universal-vuole-realizzare-un-film-sulla-vita-di-anthony-kiedis/">qui</a> l&#8217;articolo in cui ve ne parlavamo), i <strong>Red Hot Chili Peppers</strong> tornano oggi a far parlare di sé nell&#8217;industria del grande schermo, con una notizia dai contorni (stavolta) ben più definiti.</p>



<p>Come rivelato dal noto portale <strong>Deadline</strong> (<a href="https://deadline.com/2025/05/red-hot-chili-peppers-documentary-screening-secretly-cannes-1236400823/">qui</a> l&#8217;articolo originale), infatti, alla 78esima edizione del <strong>Festival del cinema internazionale di Cannes</strong> (in programma dal 13 al 24 maggio 2025) è presente, a gran sorpresa, anche un <strong>documentario</strong> sui primi anni di carriera della rock band losangelina, dal titolo <strong>Hillel Slovak and the blistering dawn of the Red Hot Chili Peppers</strong> (Hillel Slovak e la rovente alba dei Red Hot Chili Peppers, <em>n.d.r.</em>).</p>



<p>Il film, di cui <strong>Submarine Entertainment</strong> (compagnia d&#8217;élite del settore, essendo coinvolta nella vendita di 6 degli ultimi 12 documentari vincitori del premio Oscar) ha curato <strong>due proiezioni segrete</strong> di bozze all&#8217;evento (la prima <strong>mercoledì 14 maggio</strong>, la seconda prevista domani, <strong>domenica 18 maggio</strong>, alle 16:15 ora locale all&#8217;Olympia), unicamente per gli organizzatori e pochi altri invitati, verrà successivamente venduto ad acquirenti selezionati a New York e Los Angeles: si prevede che un&#8217;anteprima potrebbe arrivare in <strong>autunno</strong> o nei <strong>primi mesi del 2026</strong>.</p>



<p>L&#8217;obiettivo, come facilmente intuibile, è stato di ripercorrere gli albori di un gruppo che ha fatto la storia della musica, dall&#8217;amicizia liceale fra <strong>Anthony</strong>, <strong>Flea</strong> e il compianto <strong>Hillel</strong>, tutti segnati da un&#8217;infanzia turbolenta, passando per le primissime, caotiche esibizioni nella Los Angeles degli anni &#8217;80 (sotto il nome provvisorio di <strong>Tony Flow and the Miraculously Majestic Masters of Mayhem</strong>), fino ad arrivare alla definizione del sound che contraddistinse i loro primi tre album, prima dell&#8217;episodio che cambiò per sempre le vite di chi rimase.</p>



<p>I membri stessi della band (compresi l&#8217;attuale chitarrista <strong>John Frusciante</strong> e l&#8217;ex batterista <strong>Jack Irons</strong>) hanno preso parte al progetto con <strong>interviste esclusive</strong>, insieme a <strong>George Clinton</strong> (leader dei Parliament/Funkadelic, produttore del secondo disco dei Peppers <strong>Freaky Styley</strong> e, naturalmente, grande amico del gruppo) e altri ancora. Il loro contributo era tutt&#8217;altro che scontato, dal momento che in passato hanno spesso rifiutato offerte simili, ma pare che a convincerli sia stato l&#8217;approccio del regista <strong>Ben Feldman</strong>, ispirato a sua volta dal documentario Becoming Led Zeppelin. La produzione è stata affidata a <strong>Marc D&#8217;Agostino</strong> e <strong>Asta Entertainment</strong> in collaborazione con <strong>Polygram Entertainment</strong> (nella figura del produttore esecutivo <strong>David Blackman</strong>), ma è ancor più interessante leggere, nel ruolo di coproduttore, il nome di <strong>James Slovak</strong>, fratello di Hillel.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Flea al Los Angeles Times: «Il nostro sentimento per la band è lo stesso di quando abbiamo iniziato»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Generale]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jun 2023 06:39:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Intervistato dal celebre giornale californiano (articolo originale qui), il bassista dei Red Hot ha parlato dei suoi compagni di band, delle impressioni del suonare nei grandi stadi e di quali sono, secondo lui, il migliore e il peggior album dei peperoncini. Lo staff di V.Q.it ha tradotto per voi le domande (e le risposte) più interessanti. A cura di Miriam Mechelli, Tina Zannella, Francesco Generale e Vincenzo Fasulo Qual è la tua preferita tra le interviste che hai fatto? (Qui ci si riferisce alle interviste fatte da Flea ad artisti e personaggi di spicco del mondo della musica per il suo podcast This Little Light; per saperne di più, potete leggere qui la nostra news a riguardo, n.d.t.)Una davvero bella è stata quella con Anthony. Eravamo entrambi in lacrime perché non gli avevo mai parlato di cose del genere. Anthony non si considera un vero musicista e ritiene di non aver avuto alcuna educazione musicale. Diceva che avremmo dovuto cambiare il nome della band in Idiot and the Three Geniouses (&#8216;l&#8217;idiota e i tre geni&#8217;, n.d.t.). E la gente lo critica, sai? Eddie Vedder è annoverato tra i grandi come il f****** Pavarotti, ma Anthony viene giudicato diversamente. Pensi che &#8230;]]></description>
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<h3 class="wp-block-heading">Intervistato dal celebre giornale californiano (articolo originale <a href="https://www.latimes.com/entertainment-arts/music/story/2023-06-26/red-hot-chili-peppers-flea-podcast-this-little-light-silverlake-conservatory-of-music?fbclid=IwAR1d5Ke7b7CaudYuQbLdt0Osy2xopREddwOOZ9-P2_pq4XZMK7nlW7aBBoY">qui</a>), il bassista dei Red Hot ha parlato dei suoi compagni di band, delle impressioni del suonare nei grandi stadi e di quali sono, secondo lui, il migliore e il peggior album dei peperoncini. Lo staff di V.Q.it ha tradotto per voi le domande (e le risposte) più interessanti.</h3>



<h5 class="has-text-align-right wp-block-heading">A cura di Miriam Mechelli, Tina Zannella, Francesco Generale e Vincenzo Fasulo</h5>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2023/06/3da75341-367d-4e02-82f8-6abec2c8fdfe-1-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-4528" srcset="https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2023/06/3da75341-367d-4e02-82f8-6abec2c8fdfe-1-1024x682.jpg 1024w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2023/06/3da75341-367d-4e02-82f8-6abec2c8fdfe-1-500x333.jpg 500w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2023/06/3da75341-367d-4e02-82f8-6abec2c8fdfe-1-768x512.jpg 768w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2023/06/3da75341-367d-4e02-82f8-6abec2c8fdfe-1.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p><strong>Qual è la tua preferita tra le interviste che hai fatto? (<em>Qui ci si riferisce alle interviste fatte da Flea ad artisti e personaggi di spicco del mondo della musica per il suo podcast This Little Light; per saperne di più, potete leggere <a href="https://www.venicequeen.it/in-evidenza/this-little-light-il-nuovo-podcast-di-flea-in-arrivo-il-30-marzo/">qui</a> la nostra news a riguardo, n.d.t.</em>)</strong><br>Una davvero bella è stata quella con Anthony. Eravamo entrambi in lacrime perché non gli avevo mai parlato di cose del genere. Anthony non si considera un vero musicista e ritiene di non aver avuto alcuna educazione musicale. Diceva che avremmo dovuto cambiare il nome della band in Idiot and the Three Geniouses (<em>&#8216;l&#8217;idiota e i tre geni&#8217;, n.d.t.</em>). E la gente lo critica, sai? Eddie Vedder è annoverato tra i grandi come il f****** Pavarotti, ma Anthony viene giudicato diversamente.</p>



<p><strong>Pensi che sia un bravo cantante?</strong><br>Penso che sia un grande cantante. E continua a imparare e a migliorare. Quando abbiamo fondato la band non riusciva a cantare una nota, si limitava ad urlare. Ora ha delle melodie e non le segue nemmeno. Fluisce e improvvisa. Senti, io so chi sono i grandi cantanti: Kurt Cobain, Jim Morrison, Roger Daltrey. Ma per me tutto ciò che conta, in qualsiasi musicista, è che una persona suoni come se stessa. E nessuno suona come Anthony Kiedis.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2023/06/ee1b68e47a638518dd4a5598d1c3ad3f-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-4529" srcset="https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2023/06/ee1b68e47a638518dd4a5598d1c3ad3f-1024x576.jpg 1024w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2023/06/ee1b68e47a638518dd4a5598d1c3ad3f-500x281.jpg 500w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2023/06/ee1b68e47a638518dd4a5598d1c3ad3f-768x432.jpg 768w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2023/06/ee1b68e47a638518dd4a5598d1c3ad3f.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p><strong>Prima di iniziare l&#8217;attuale tour dei Chili Peppers, hai detto che non sapevi come se la sarebbe cavata John Frusciante in viaggio. Come se l&#8217;è cavata?</strong><br>Molto bene. Ogni concerto è come un qualcosa di sacro per lui. In pieno stile John, si esercita per cinque ore prima di ogni show, con Blow by Blow di Jeff Beck in sottofondo, suonando ogni singolo assolo e scaldando le dita.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2023/06/32267694_web1_230330-SUL-ChiliPeppers-MAIN_1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-4530" srcset="https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2023/06/32267694_web1_230330-SUL-ChiliPeppers-MAIN_1-1024x683.jpg 1024w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2023/06/32267694_web1_230330-SUL-ChiliPeppers-MAIN_1-500x333.jpg 500w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2023/06/32267694_web1_230330-SUL-ChiliPeppers-MAIN_1-768x512.jpg 768w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2023/06/32267694_web1_230330-SUL-ChiliPeppers-MAIN_1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p><strong>Uno stadio da calcio è un buon posto per il rock n&#8217;roll?</strong><br>Vuoi la risposta da rockstar? &#8220;Oh amico, mi manca tanto vedere le facce delle persone in un piccolo club&#8221;. Non me ne frega un c**** di tutto ciò. Ho suonato in tutti i club della Terra e ho visto le loro facce schifate [<em>ride, n.d.r.</em>]. Adoro suonare negli stadi. Andiamo lì fuori ed è pieno di gente, è una sensazione davvero gioiosa.</p>



<p><strong>Il suono può lasciare a desiderare.</strong><br>Non sono mai stato ad un concerto in uno stadio.</p>



<p><strong>Neanche per gli Stones o qualcuno così?</strong><br>Una volta abbiamo aperto per gli Stones al Rose Bowl [<em>nel 1994, n.d.r.</em>]. Avevo avuto un intervento per la sinusite e mi usciva sangue dal naso durante lo show. Tutto quel che ricordo è che c&#8217;era anche Jack Nicholson e volevo parlare con lui dei Lakers.</p>



<p><strong>Gli show di questo tour sono parecchio distanziati l&#8217;uno dall&#8217;altro. Si tratta di una necessità dal punto di vista fisico?</strong><br>È molto utile dal punto di vista fisico. Di certo siamo più vecchi.</p>



<p><strong>Ti senti esausto a fine serata?</strong><br>Mi sono sempre sentito esausto a fine serata. Mi sono sempre spinto oltre i limiti, al punto da farmi male, come negli anni &#8217;90 quando non riuscivo neanche ad alzarmi. Fumare crack non ha aiutato. Ma i giorni liberi sono davvero belli. Riesco ad andare al museo, a vedere i Duchamp. E faccio tanti esercizi: yoga, meditazione, corsa.</p>



<p><strong>Sembra assurdo chiedere se i Red Hot Chili Peppers suoneranno ancora o meno una volta raggiunti i 90 anni. Ma allo stesso modo sembrava assurdo chiedere la stessa cosa 30 anni fa riguardo ai vostri 60 anni.</strong><br>Non so cosa sia assurdo e cosa no. So solo che noi tutti amiamo profondamente la musica e vogliamo sempre crescere e migliorarci. Il nostro sentimento per la band, oggi, è lo stesso di quando avevamo appena iniziato.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="538" src="https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2023/06/RedHotChiliPeppers_20230121_FACEBOOK-1024x538.jpg" alt="" class="wp-image-4531" srcset="https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2023/06/RedHotChiliPeppers_20230121_FACEBOOK-1024x538.jpg 1024w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2023/06/RedHotChiliPeppers_20230121_FACEBOOK-500x262.jpg 500w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2023/06/RedHotChiliPeppers_20230121_FACEBOOK-768x403.jpg 768w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2023/06/RedHotChiliPeppers_20230121_FACEBOOK-1536x806.jpg 1536w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2023/06/RedHotChiliPeppers_20230121_FACEBOOK.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p><strong>Qual è il vostro album migliore?</strong><br>Direi Blood Sugar Sex Magik, ma ripensandoci anche lì ci sono un paio di brani che non avrebbero dovuto farne parte. The Greeting Song non è un brano all&#8217;altezza di quel disco. Californication invece è un album bello dall&#8217;inizio alla fine. Incontrai Adele un po&#8217; di tempo fa e mi disse che Californication era il suo album preferito di tutti i tempi. Significò molto per me che sono un suo grande fan.</p>



<p><strong>E l&#8217;album peggiore?</strong><br>Mi pento sempre del modo in cui registrammo il primo album. Le canzoni sono ottime, andavamo fortissimo a quei tempi. Tuttavia ci fu la questione di Jack [<em>Irons, n.d.r.</em>] e Hillel [<em>Slovak, n.d.r.</em>] che lasciarono temporaneamente la band, e ci trovammo costretti ad ingaggiare altri due elementi: Jack Sherman e Cliff Martinez. Erano entrambi ottimi musicisti, ma l&#8217;intesa tra noi non era all&#8217;altezza di quella che avevamo con Hillel e Jack. Spesso mi capita di ripensare a questo particolare e vorrei tanto incidere quell&#8217;album di nuovo, ma non sono mai riuscito a convincere gli altri.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Frusciante, illimitato&#8221;: la nostra traduzione dell&#8217;intervista a Guitar World (1a parte)</title>
		<link>https://www.venicequeen.it/in-evidenza/frusciante-illimitato-la-nostra-traduzione-dellintervista-a-guitar-world-1a-parte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ntjr]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2022 20:15:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste tradotte]]></category>
		<category><![CDATA[John Frusciante]]></category>
		<category><![CDATA[Tutte le notizie]]></category>
		<category><![CDATA[guitar world]]></category>
		<category><![CDATA[hillel slovak]]></category>
		<category><![CDATA[jack irons]]></category>
		<category><![CDATA[unlimited love]]></category>
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					<description><![CDATA[Seconda intervista a John Frusciante dopo il suo rientro nel gruppo: dopo Total Guitar tocca al magazine Guitar World. Tra influenze musicali e aneddoti sulle dinamiche che hanno riportato il chitarrista newyorkese a tornare nei RHCP dopo oltre 13 anni, Frusciante racconta il suo amore per Hillel Slovak e tutta la sua riverenza nei confronti della formazione originale dei Peppers. Traduzione a cura di Dario Giannulo, Francesco Generale, Paolo Tedeschi e Tina Zannella. I RHCP con John Frusciante in formazione ai tempi di Mother&#8217;s Milk (1989) FRUSCIANTE AVEVA SOLO 18 ANNI QUANDO GLI FU OFFERTO IL POSTO DA CHITARRISTA nei Red Hot Chili Peppers. A quell’età, aveva già passato anni ad affinare le sue abilità con lo strumento, immergendosi nel modo di suonare di Hendrix, Beck e Page; Eddie Van Halen e Randy Rhoads; Steve Howe, Steve Hackett e Steve Vai; Frank Zappa e Robert Fripp e Adrian Belew. Ascoltava i Germs e i B-52 e i Siouxsie and the Banshees, Sly Stone e James Brown e i Parliament, funk e punk e rock e prog e shred e new wave e goth. «Ho attraversato molte fasi» dice Frusciante, «crescendo come chitarrista, ogni anno mi sentivo una persona diversa, perché &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Seconda intervista a John Frusciante dopo il suo rientro nel gruppo: dopo <strong><em>Total Guitar</em></strong> tocca al magazine <strong><em>Guitar World</em></strong>. Tra influenze musicali e aneddoti sulle dinamiche che hanno riportato il chitarrista newyorkese a tornare nei RHCP dopo oltre 13 anni, Frusciante racconta il suo amore per <strong>Hillel Slovak</strong> e tutta la sua riverenza nei confronti della formazione originale dei Peppers. </h3>



<h3 class="wp-block-heading">Traduzione a cura di Dario Giannulo, Francesco Generale, Paolo Tedeschi e Tina Zannella. </h3>



<hr class="wp-block-separator"/>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="400" src="http://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/04/red-hot-chili-peppers-mm.jpg" alt="" class="wp-image-2267" srcset="https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/04/red-hot-chili-peppers-mm.jpg 700w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/04/red-hot-chili-peppers-mm-500x286.jpg 500w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>I RHCP con John Frusciante in formazione ai tempi di Mother&#8217;s Milk (1989)</figcaption></figure></div>



<p>FRUSCIANTE AVEVA SOLO 18 ANNI QUANDO GLI FU OFFERTO IL POSTO DA CHITARRISTA nei Red Hot Chili Peppers. A quell’età, aveva già passato anni ad affinare le sue abilità con lo strumento, immergendosi nel modo di suonare di <strong>Hendrix</strong>, <strong>Beck</strong> e <strong>Page</strong>; <strong>Eddie Van Halen</strong> e <strong>Randy Rhoads</strong>; <strong>Steve Howe</strong>, <strong>Steve Hackett</strong> e <strong>Steve Vai</strong>; <strong>Frank Zappa</strong> e <strong>Robert Fripp</strong> e <strong>Adrian Belew</strong>. Ascoltava i <strong>Germs</strong> e i <strong>B-52</strong> e i <strong>Siouxsie and the Banshees</strong>, <strong>Sly Stone</strong> e <strong>James Brown</strong> e i <strong>Parliament</strong>, <em>funk</em> e <em>punk</em> e <em>rock</em> e <em>prog</em> e <em>shred</em> e <em>new wave</em> e <em>goth</em>. <strong><em>«Ho attraversato molte fasi»</em></strong> dice Frusciante, <strong><em>«crescendo come chitarrista, ogni anno mi sentivo una persona diversa, perché mentre continuavo a migliorare, i miei gusti cambiavano sempre in qualcosa di un po’ più difficile da suonare».</em></strong></p>



<p>Ma per tutta la musica che amava – ed ha amato tantissima musica – Frusciante amava di più i Red Hot Chili Peppers. <strong><em>«Erano la mia band preferita»</em></strong>, rivela a Guitar World un pomeriggio su Zoom. Vivendo a L.A. in quel periodo, dice, </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>«Li andavo a vedere ogni volta che potevo. Andavi a uno dei loro concerti, e c’era questa energia magica che si sprigionava. Era come trovarsi in un sogno».</em></p><cite>John Frusciante in veste di fan dei RHCP, quando ancora non era parte della band</cite></blockquote>



<p>Sarebbe ragionevole pensare, dunque, che essere scelto per diventare un partecipante permanente di quell’energia, beh, sia un sogno per un chitarrista. E, di certo, quando Frusciante diventò ufficialmente un Peperoncino nel <strong>1988</strong>, portò con sé, com’era lecito aspettarsi, la sfrenata energia e l’entusiasmo di un ragazzino che ha appena vinto alla lotteria dei chitarristi rock. Cos’altro ha portato? Doti sopraffine, un alto livello di capacità tecnica col suo strumento (all’epoca, dice, era in grado di riprodurre minuziosamente qualsiasi parte strumentale di Frank Zappa, così come tutti gli assoli del disco metal degli <strong>Alcatrazz</strong> del 1985, <em><strong>Disturbing the Peace</strong>, </em>che erano opera di un allora astro nascente delle sei corde di nome <strong>Steve Vai</strong>) che ha permesso a quell’avventura a base di <em>punk</em> e <em>funk</em> di evolversi verso territori musicali mai esplorati in precedenza. </p>



<p>Però, qualcosa mancava. <strong><em>«Ci furono delle difficoltà per me per tipo il primo anno nella band»</em></strong>, dice Frusciante.<br>Fa una pausa, poi ricomincia. <strong><em>«Devo dire qualcosa che penso possa essere utile per i chitarristi. Penso che all’inizio del mio periodo nella band, ero troppo focalizzato sull’impressionare la gente, e non avevo abbastanza fiducia in me stesso. Pensavo tutte queste cose – ‘voglio essere unico’, ‘voglio dimostrare qualcosa’, ‘voglio mettermi in luce’ – e tutto ciò che facevo sembrava forzato. Non mi sentivo libero e non sentivo di stare comunicando quello che volevo comunicare. Non credevo di stare andando in profondità dentro me stesso».</em></strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="599" src="http://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/01/mothers_front.jpg" alt="" class="wp-image-1280" srcset="https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/01/mothers_front.jpg 600w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/01/mothers_front-500x500.jpg 500w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/01/mothers_front-150x150.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>Mother&#8217;s Milk, il primo album con John Frusciante in formazione, pubblicato nel 1989</figcaption></figure></div>



<p>Il primo album di Frusciante con i Red Hot, <em><strong>Mother’s Milk </strong></em>del <strong>1989</strong>, aggiunse un qualcosa di più orecchiabile e più <em>hard-rock</em> al loro sound, con riff più ampi e densi e parti soliste più rapide e appariscenti. Esso divenne il loro album di maggior successo fino a quel momento e disco d’oro per le vendite. Ma, afferma Frusciante, <strong><em>«nella parte finale di quel tour, raggiunsi un livello di infelicità tale da farmi dire ‘Butterò via tutte queste canzoni che sto provando a comporre. Smetterò di cercare di attirare l’attenzione delle persone. Tirerò fuori interamente il mio ego’».</em></strong><br>E invece, continua, <strong><em>«Decisi che avrei usato la mia chitarra per supportare gli altri membri della mia band. Così ho semplificato ciò che facevo. Allo stesso tempo, ci mettevo cento volte di più la quantità di espressione personale e anima che ci avevo messo fino ad allora»</em></strong><em>.</em><br>Questo cambiamento, secondo Frusciante, <strong><em>«è stato il passo che, all’improvviso, ha portato le persone ad accorgersi davvero di quello che facevo<strong><em>»</em></strong>. </em></strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>«Non stavo provando ad essere un Red Hot Chili Pepper nel modo in cui ritenevo che la gente immaginasse che doveva essere – ho solo cominciato ad essere me stesso. E quella versione onesta di me stesso è ciò che avete conosciuto da allora».</em></p><cite>John Frusciante sul cambio di mentalità post Mother&#8217;s Milk</cite></blockquote>



<p>Quella versione onesta, insieme a una mente aperta e creativa e alla determinazione di suonare sempre <em>per </em>la canzone, è stato il filo conduttore in tutti i lavori di Frusciante, dai sinuosi <em>lick funky</em> a una sola nota, le fluide, <em>Hendrixiane</em> melodie di accordi e i secchi riff che hanno caratterizzato il suo modo di suonare per l’epocale <em><strong>Blood Sugar Sex Magik</strong> </em>del <strong>1991</strong>, alle righe essenziali, vocali, che si sovrapponevano agli eterei paesaggi di suono di <em>“Scar Tissue”</em> e <em>“Californication”</em>, entrambe tratte da <em><strong>Californication</strong>, </em>uscito nel <strong>1999</strong>.<br>Ce la ritroviamo anche in quelle escursioni e sperimentazioni, talvolta molto lontane, che sono le sue diverse composizioni da solista  del suo periodo(i) fuori dalla band. E c’è anche in <em><strong>Unlimited Love</strong></em>, il nuovo album dei Red Hot Chili Peppers con Frusciante alla chitarra dopo circa 15 anni dall’ultima volta.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="http://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/02/bshires-1024x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-1310" srcset="https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/02/bshires-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/02/bshires-500x500.jpeg 500w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/02/bshires-150x150.jpeg 150w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/02/bshires-768x768.jpeg 768w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/02/bshires-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/02/bshires-2048x2048.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Unlimited Love, il dodicesimo album dei RHCP rilasciato il 1° Aprile 2022</figcaption></figure></div>



<p>Ovviamente, il nuovo album è attesissimo. I Red Hot hanno avuto nella band diversi chitarristi straordinari nel corso della loro storia, dallo scomparso <strong>Hillel Slovak</strong> (che Frusciante ha sempre riconosciuto come un’influenza fondamentale) a <strong>Dave Navarro</strong> dei Jane’s Addiction, a, più di recente, <strong>Josh Klinghoffer</strong>, che ha suonato la chitarra nei loro ultimi due album, <em><strong>I’m With You</strong> </em>del 2011 e <em><strong>The Getaway</strong> </em>del 2016. Ma, probabilmente, è la combinazione tra la chitarra di Frusciante, il basso di Flea, la batteria di Chad Smith e la voce di Anthony Kiedis a rappresentare, per moltissimi fan, la versione perfetta della band.</p>



<p>E, in <em><strong>Unlimited Love</strong>, </em>di musica per corroborare questa opinione ce n’è parecchia. Il disco di per sé è un progetto enorme, con 17 canzoni e più di un’ora di musica. In tutto il lavoro, la chitarra di Frusciante è splendida. Il pezzo di apertura e primo singolo, <em>“Black Summer”</em>, in cui i suoi accordi liquidi fanno poi posto alle luminose melodie del ritornello e ad un assolo martellante sostenuto dal <em>fuzz</em>, e la calma canzone di chiusura <em>“Tangelo”</em>, costruita sul suo delicato, quasi classico <em>fingerpicking</em>. Ci sono le travolgenti linee di vibrato di <em>“The Great Apes”</em> e i toni schiumosi e gli accordi complessi di <em>“White Braids &amp; Pillow Chair”</em>. Ci sono le circolari, inquietanti strutture a nota singola che chiudono<em> “Veronica” </em>e le ondate di <em>feedback</em> burrascoso che cavalca fino alla catartica release in <em>“The Heavy Wing”</em>.</p>



<p>Il risultato non consiste solo in un grande album dei Red Hot Chili Peppers, ma nella dimostrazione che la band, più di 30 anni dopo la prima volta che Frusciante ha suonato con loro, insieme raggiunge ancora nuovi picchi. <strong><em>«Quando ho cominciato a parlare con Flea per la prima volta»</em></strong>, ricorda Frusciante a proposito del suo ultimo ritorno all’ovile, <em><strong>«ci siamo detti ‘se ricominciamo a suonare insieme, dobbiamo fare qualcosa di completamente diverso da ciò che abbiamo fatto prima’».</strong></em><br>Nel momento in cui Frusciante e Flea hanno avuto questa conversazione, c’è da dire, non c’era alcuna garanzia che sarebbero <em>effettivamente</em> tornati a suonare insieme, almeno non nei Red Hot Chili Peppers. Frusciante aveva lasciato la band nel 2009, a seguito del gigantesco tour mondiale di promozione dell’album <em><strong>Stadium Arcadium</strong>, </em>per dedicarsi alla propria musica. Ha passato i dieci anni successivi immerso in una carriera solista che lo ha visto esplorare in profondità sintetizzatori e musica elettronica. Ma non ha mai smesso di suonare la chitarra. <strong><em>«Facevo musica elettronica, ma ho anche passato un periodo, non molto tempo fa, in cui suonavo su molta della roba di Charlie Christian»</em></strong> dice lui. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>«La mia routine prevedeva il fare musica elettronica per 6 giorni a settimana, e in un solo giorno passare 15 o 16 ore ad apprendere gli assoli di Charlie Christian. Entro la fine di quell&#8217;anno avevo imparato tutti gli assoli che aveva fatto con Benny Goodman e Lionel Hampton &#8211; li avevo memorizzati tutti».</em></p><cite>John Frusciante e la sua routine nel periodo di allontanamento dalla band</cite></blockquote>



<p>Nel mentre, Frusciante e Flea riallacciarono la loro amicizia. <strong><em>«E per quanto riguarda Flea, il jazz è il primo genere ad aver formato la sua mente musicale»</em></strong>, dice. <strong><em>«Perciò era eccitato per il fatto che stessi imparando i pezzi di Charlie Christian, e mi disse di proporgli qualche canzone da imparare. Ci vedemmo un paio di volte per farlo, e più tardi a un certo punto avevo dei beat di drum machine pronti nel mio studio, e provammo delle jam su quelli per un paio d&#8217;ore, solo io con la mia Strato e lui col suo basso. Non aveva nulla a che fare col concetto di un mio ritorno nella band. Semplicemente suonammo questa roba di Charlie Christian, e pensammo che ci saremmo potuti divertire a jammare sulla drum machine<strong><em>»</em></strong></em></strong>.</p>



<p>Da allora, i pezzi iniziarono casualmente ad incastrarsi. <strong><em>«Circa nello stesso periodo incontrai Chad da qualche parte, e lui mi disse che gli sarebbe piaciuto jammare con me»</em></strong>, dice Frusciante ridendo. <strong><em>«E così c&#8217;era una roba tipo &#8216;chi chiameremo per suonare il basso? Io non conosco molti bassisti!&#8217;, ma io e Flea avevamo appena fatto quella fantastica jam, quindi gli dissi: &#8216;Chad ha accennato che gli piacerebbe suonare insieme qualche volta, tu ci saresti?&#8217;, e Flea rispose &#8216;certo, sarebbe figo&#8217;. Ricordo anche che si fermò per circa 10 secondi, per poi dire &#8216;pensi mai alla possibilità di tornare nei Red Hot Chili Peppers?&#8217;»</em></strong>.</p>



<p>A quel tempo, il chitarrista dei Chili Peppers era ancora Klinghoffer. Ma la chimica tra Frusciante e i suoi vecchi compagni di band era innegabile. <strong><em>«Quindi dissi a Flea &#8216;sì, ci ho pensato&#8217;»</em></strong>, continua Frusciante. <strong><em>«Ne parlammo per un po&#8217;. Poi Flea andò a parlarne con Anthony, e Anthony disse che era entusiasta all&#8217;idea».</em></strong></p>



<p>Malgrado ciò, Frusciante resistette. Aveva già lasciato la band due volte &#8211; prima nel 1992, quando si accorse di sentirsi sempre più a disagio con l&#8217;enorme fama che i Chili ottennero con il successo rivoluzionario di <strong><em>Blood Sugar Sex Magik,</em></strong> e poi di nuovo dopo <strong><em>Stadium Arcadium</em></strong>. <strong><em>«Essere in una band con altre persone può essere davvero difficile quando sei in una posizione vulnerabile a mettere il tuo cuore e la tua anima in ogni cosa che fai»</em></strong>, spiega. <strong><em>«E direi che il problema più grande che abbiamo mai avuto fu la mancanza di comunicazione in un momento in cui comunicare sarebbe stato molto produttivo. Volevo mettere le cose in chiaro e assicurarmi che nessuno si fosse creato delle false speranze»</em></strong><em>.</em></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="621" height="621" src="http://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/04/jfgw3.jpg" alt="" class="wp-image-2256" srcset="https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/04/jfgw3.jpg 621w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/04/jfgw3-500x500.jpg 500w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/04/jfgw3-150x150.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 621px) 100vw, 621px" /><figcaption>John Frusciante per Guitar World, foto di Jonathan Weiner</figcaption></figure></div>



<p>Voleva esserne talmente sicuro che, infatti, quando <strong>Flea</strong> e <strong>Kiedis</strong> lo incontrarono qualche settimana dopo per discutere della possibilità di riunirsi:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>«Provai davvero in tutti i modi a rendere loro chiaro perché avrebbero potuto non rivolermi più nella band»</em>, dice Frusciante. <em>«Feci addirittura delle note, perché volevo elencare il maggior numero possibile di ragioni per cui avrebbero potuto pentirsi della decisione, sai?».</em> Alla fine, però, <em>«nulla di ciò che dissi li fece desistere».</em></p><cite>John Frusciante racconta il processo di riavvicinamento ai RHCP, dopo esserne stato fuori per oltre 13 anni</cite></blockquote>



<p>Con <strong><em>Unlimited Love</em></strong> di ritorno importante non c’è solamente quello di <strong>John Frusciante</strong>. La band si è anche ricongiunta col produttore <strong>Rick Rubin</strong>, che ha guidato la ogni disco dei Peppers da <strong><em>Blood Sugar Sex Magik</em></strong>, ad eccezione del recente <strong><em>The Getaway</em></strong>. Vista la combinazione degli eventi, sarebbe stato assurdo non riavere indietro anche lui. <strong>Rubin</strong> presenziò la prima prova della band con Frusciante e, in una recente intervista, ha affermato che vedere i quattro musicisti suonare di nuovo insieme lo ha sovraccaricato di così tante emozioni da farlo piangere. Una volta che la band si è riunita nello studio <strong>Shangri-La</strong> di <strong>Rubin</strong> a Malibu ha cominciato a lavorare sodo e velocemente. <strong><em>«Abbiamo registrato 50 canzoni in tre settimane»</em></strong>, ci informa Frusciante. Il chitarrista ha vissuto in studio di registrazione durante le sessioni e lì nella sua stanza da letto dice: <strong><em>«a sinistra avevo un grande poster di Johnny Thunders, sulla destra uno di Randy Rhoads e uno di Jimi Hendrix dietro il mixer di fronte a me. Non era qualcosa di preparato, ma sembrava la somma delle mie coordinate mentre componevo il disco<strong><em>»</em></strong>.</em></strong> Questi tre chitarristi potrebbero essere stati una presenza costante per lui durante le sessioni, ma nella mente di Frusciante c’erano chiaramente anche altri protagonisti. <strong><em>«Per quanto riguarda l’approccio chitarristico, ciò che ascoltavo in continuazione erano Blow By Blow e Wired di Jeff Beck e The Complete King Federal Singles di Freddie King, ovvero un doppio album in cui sono presenti tutti i suoi singoli di inizio carriera. Passavo tutto il tempo memorizzando quegli assoli»</em></strong>, ci dice.<br>Cosa c’era di così attraente nel mondo di suonare di Beck e King?<br><strong><em>«Amo il modo in cui riescono a dare ad ogni nota la propria personalità, come se ogni nota fosse un evento emozionale differente, che è qualcosa che si perde suonando sempre velocemente – essendo le note suonate tutte allo stesso modo, non si distinguono a causa della velocità. Mentre io volevo suonare in un modo che fosse lirico, emotivo ed espressivo. Jeff Beck, Freddie King, Albert King, erano quindi dei punti di riferimento durante le registrazioni. Ne avevo anche altri, ma questi erano quelli su cui tornavo spesso<strong>»</strong></em></strong>, afferma.</p>



<p>Da qui in poi il racconto di Frusciante sul suo approccio chitarristico si sposta da un piano tecnico ad uno spirituale. <strong><em>«Ero molto ispirato da artisti non molto tecnici ma che invece mettevano energia nello strumento – al punto che sembra che lo strumento stia per esplodere. Per me ci sono un paio di modi per far ciò. Ad esempio, Eddie Van Halen ci riusciva. Molto aveva a che fare con la sua tecnica, ma c’era anche molta energia che confluiva nelle sue tecniche. Lo stesso vale per Randy Rhoads. Ogni volta che cominciava un assolo era davvero eccitante. Era un qualcosa che non poteva mancare. Questo è un tipo di energia. Poi c’è un altro tipo di energia, come quella di artisti come Johnny Thunders. Soprattutto nel primo disco degli Heartbreakers, dove non è tanto avere il controllo dello strumento, ma più esserne fuori controllo, facendolo suonare come se dovesse esplodere dalle tue mani». </em></strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em><strong>«</strong>Johnny Thunder era molto bravo in questo, così come lo erano Greg Ginn e Kurt Cobain. Molto del mio modo di suonare in questo disco è stato come nel voler colmare il vuoto tra queste forme di espressione – ci sono momenti delicati e momenti di reale distruzione dello strumento. Mi sono interessato di entrambi gli aspetti<strong><strong>»</strong></strong>.</em></p><cite>John Frusciante sul suo approccio nel suonare la chitarra in Unlimited Love</cite></blockquote>



<p>Un esempio di questi approcci chitarristici estremi combinati assieme su <strong><em>Unlimited Love</em></strong> è rappresentato dalla chitarra di Frusciante in <em>&#8220;The Great Apes&#8221;</em>. <strong><em>«Su quel pezzo, sia nell’assolo centrale che in quello finale, sento di creare una sintesi di questi aspetti. C’è la velocità, ma cosa ancora più importante, c’è molta espressività<strong><em>»</em></strong>.</em></strong> Ma c’è anche molta intensità, aggiunge. <strong><em>«Consiste nel suonare la chitarra trasmettendo ad essa più intensità, sarà esplosivo».</em></strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="824" height="823" src="http://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/04/jfgw2.jpg" alt="" class="wp-image-2257" srcset="https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/04/jfgw2.jpg 824w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/04/jfgw2-500x500.jpg 500w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/04/jfgw2-150x150.jpg 150w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/04/jfgw2-768x767.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 824px) 100vw, 824px" /><figcaption>John Frusciante per Guitar World, foto di Jonathan Weiner</figcaption></figure></div>



<p>IL TEMPO DI JOHN FRUSCIANTE dentro (e fuori) i Red Hot Chili Peppers, e gli alti molto alti e i bassi molto bassi che lo hanno accompagnato, è stato ampiamente documentato. Nonostante tutto, dice, c&#8217;è un legame che è stato forgiato tra i membri della band che non potrà mai essere spezzato. <strong><em>«Abbiamo un rapporto speciale perché siamo passati dall&#8217;essere una band da club a una band da arena insieme»</em></strong>, dice. <strong><em>«Ad esempio, quando ero agli inizi nella band, abbiamo fatto degli spettacoli pessimi. Non sempre, ma c’erano spettacoli in cui non si presentava nessuno, o spettacoli in cui sentivamo che il pubblico non era così entusiasta come lo era prima che io entrassi nel gruppo. Così abbiamo dovuto costruire la nostra energia insieme per creare qualcosa di nuovo nella band. E questo lo abbiamo tirato fuori l&#8217;uno dall&#8217;altro. È una connessione che condividiamo e che nessun altro può condividere con noi, poiché solo noi quattro abbiamo vissuto quell&#8217;esperienza».</em></strong></p>



<p>È un&#8217;esperienza, riconosce anche Frusciante, molto diversa da quella condivisa dalla versione originale della band formata da <strong>Flea</strong>, <strong>Kiedis</strong>, il chitarrista <strong>Hillel Slovak</strong> e il batterista<strong> Jack Irons</strong>. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>«Quei ragazzi si conoscevano dalle scuole medie e superiori, e sono passati dall&#8217;essere dei tipi goffi che dormivano sul pavimento della gente a realizzare d’un tratto, ‘Wow, quando saliamo sul palco, abbiamo questa energia che fa ballare un intero club di persone’»</em> dice Frusciante. <em>«Per me, niente di quello che abbiamo fatto intacca quella formazione in termini di energia che ho sentito ai loro spettacoli».</em></p><cite>John Frusciante e la sua ammirazione per la formazione originale dei RHCP, quella composta da Kiedis, Flea, Hillel Slovak e Jack Irons.</cite></blockquote>



<p>La riverenza di Frusciante per la formazione originale dei Red Hot Chili Peppers è profonda, ed è sincera. Tanto che, una settimana dopo la nostra intervista, torna per raccontarci ulteriormente come ci si sente ad unirsi alla propria <em>&#8220;band preferita al mondo&#8221;</em>. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="330" src="http://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/04/red-hot-chili-peppers-fo.jpg" alt="" class="wp-image-2263"/><figcaption>I RHCP nella loro formazione originale, da sinistra a destra: Jack Irons, Hillel Slovak, Anthony Kiedis, Flea</figcaption></figure></div>



<p><strong><em>«Volevo solo continuare a suonare nello stile che avevano creato con Jack e Hillel»</em></strong>, dice. <strong><em>«Pensavo che avrei suonato come Hillel, ma in maniera più appariscente. Dopo circa nove mesi mi sono reso conto che la mia esuberanza non stava impressionando nessuno, e non c&#8217;era davvero posto per questo nella chimica della band, così per un po&#8217; ho fatto affidamento solo sulla mia energia». </em></strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em><strong>«</strong>In quei primi nove mesi, ho avuto l&#8217;impressione che a gran parte del loro pubblico non piacessi, ma quando abbiamo pubblicato Mother&#8217;s Milk, mi sono sentito abbastanza accettato<strong>»</strong>.</em></p><cite>John Frusciante racconta i primi mesi dopo esser entrato nella band come chitarrista al posto del compianto Hillel Slovak</cite></blockquote>



<p>Riguardo alla particolare influenza di Slovak, tragicamente morto per un&#8217;overdose di eroina a soli 26 anni [nel 1988], Frusciante dice: <strong><em>«Sono molto fortunato ad aver sostituito un così grande stilista. La sfida di tentare di attrarre il suo pubblico è stata costruttiva per il mio personaggio, e anche quando è apparso il mio stile personale, stavo ancora usando il suo come base per quello che facevo. E fortunatamente per me, c&#8217;era una strana confluenza di anime, dove più rimanevo all&#8217;interno dei parametri stabiliti da Hillel, più suonavo come me stesso<em><strong>»</strong></em>. </em></strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong><em>«</em></strong><em>Volevo che il gruppo suonasse bene, così ho smesso di preoccuparmi di come avrei potuto presentarmi. Mi accontentai di fare da spalla agli altri ragazzi del gruppo e, inaspettatamente, questo mi fece risaltare di più, piuttosto che di meno. Ancora oggi vedo lo stile di Hillel come il centro del mio, per quanto riguarda la band. Era un giocatore di squadra, e aggiungeva colore e significato ai contributi dei suoi compagni, e questo è quello che cerco di fare anch’io<strong><em><strong>»</strong></em></strong>.&nbsp;</em></p><cite>Frusciante esprime tutta la sua ammirazione e gratitudine per Hillel Slovak</cite></blockquote>



<p>È interessante notare che, nonostante tutta la devozione giovanile di Frusciante per i Chili Peppers, egli dica anche che <strong><em>«entrarci è stata una cosa molto graduale»</em></strong>. Si è avvicinato alla band per la prima volta all&#8217;età di 14 anni, quando il suo insegnante di chitarra dell&#8217;epoca fece un&#8217;audizione per un posto nell&#8217;allora nascente gruppo. <strong><em>«Era il periodo in cui Hillel e Jack avevano abbandonato il gruppo </em></strong>[entrambi sarebbero poi rientrati]<strong><em>, e stavano cercando un nuovo chitarrista e batterista»</em></strong>, dice Frusciante. <strong><em>«Presero Cliff Martinez della band di Captain Beefheart per la batteria, e per la chitarra la scelta era tra Jack Sherman e il mio insegnante, che non ottenne il lavoro, ma seppi della band proprio quando mi disse della sua audizione».</em></strong></p>



<p>Non molto tempo dopo, un amico diede a Frusciante una compilation di musica dei Chili Peppers. Quello che sentì gli piacque, ma, dice, </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>«solo quando li ho visti dal vivo sono diventati la mia band preferita.&nbsp;Questo è successo quando la band originale, con Jack e Hillel, era tornata insieme, non avevo mai visto niente del genere. L&#8217;energia era incredibile. Ho saltato per tutto lo spettacolo, e tutto sembrava&nbsp; una sfocatura psichedelica. Tutti erano davvero felici, e non sembrava che la band e il pubblico fossero separati. Quindi, se mi chiedi cosa ho amato di loro, è questo: quell&#8217;energia magica».</em></p><cite>John Frusciante su ciò che lo ha fatto innammorare dei Red Hot</cite></blockquote>



<p>Come evidenziato in <strong><em>Unlimited Love</em></strong>, oggi quell&#8217;energia magica è ancora viva nei Red Hot Chili Peppers. Ma richiede di fare tendenza. <strong><em>«Penso di aver amato la band con in formazione Hillel così tanto che, ai miei primi tempi con loro, tutto quello a cui riuscivo a pensare era quell&#8217;energia e a cercare di eguagliarla»</em></strong>, dice Frusciante.&nbsp;<strong><em>«</em></strong>E pensavo che questo significasse essere il chitarrista più infuocato di sempre, ad ogni livello<strong><em>»</em></strong>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="573" height="574" src="http://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/04/jfgw4.jpg" alt="" class="wp-image-2258" srcset="https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/04/jfgw4.jpg 573w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/04/jfgw4-500x500.jpg 500w, https://www.venicequeen.it/wp-content/uploads/2022/04/jfgw4-150x150.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 573px) 100vw, 573px" /><figcaption>John Frusciante per Guitar World, foto di Jonathan Weiner</figcaption></figure></div>



<p>Ciò che in realtà significava, come Frusciante torna a dire, era trovare quella <em>&#8220;onesta versione&#8221;</em> di se stesso come chitarrista. <strong><em>«Una volta che ho smesso di forzarlo<em>»</em></em></strong>, dice, <strong><em>«è stato allora che ho cominciato a sentirmi come, ‘Wow, abbiamo davvero quella stessa energia magica che la band aveva con Hillel’».</em></strong> Frusciante fa una pausa. <strong><em>«Del tipo, non stiamo cercando di averla, sai? Ce l&#8217;abbiamo e basta».</em></strong></p>
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		<title>Josh Klinghoffer è il nuovo turnista per i Pearl Jam</title>
		<link>https://www.venicequeen.it/news/josh-klinghoffer-e-il-nuovo-turnista-per-i-pearl-jam/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ntjr]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Sep 2021 18:49:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Progetti paralleli]]></category>
		<category><![CDATA[Tutte le notizie]]></category>
		<category><![CDATA[concerti]]></category>
		<category><![CDATA[eddie vedder]]></category>
		<category><![CDATA[jack irons]]></category>
		<category><![CDATA[josh klinghoffer]]></category>
		<category><![CDATA[live]]></category>
		<category><![CDATA[pearl jam]]></category>
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					<description><![CDATA[I Pearl Jam accolgono, dopo il loro storico primo turnista ufficiale &#8220;Boom&#8221;, anche Josh Klinghoffer come polistrumentista di supporto alla loro attività live. È successo proprio ieri, Sabato 18 Settembre, in occasione del primo concerto ufficiale volto a promuovere il loro ultimo album Gigaton, uscito in piena pandemia Covid-19 in data 27 Marzo 2020 ed ancora mai performato dal vivo. I Pearl Jam sono saliti sul palco del Sea.Hear.Now Festival ad Asbury Park, nel New Jersey, di fronte a 30 mila spettatori, nel rispetto delle normative anti-Covid. Klinghoffer si è occupato delle tastiere, dei cori, delle chitarre, delle percussioni e del tamburello, in particolar modo proprio nelle canzoni tratte dall&#8217;ultimo lavoro in studio della band di Seattle, Gigaton. Non è una novità che Josh si sia avvicinato così tanto alla band di Vedder e soci. Per le date americane del tour del 2020 era già stato ingaggiato come artista di apertura, salvo poi l&#8217;annullamento delle stesse a seguito del dilagare della pandemia; aveva partecipato a distanza alla performance del singolo apripista Dance Of The Clairvoyants (registrata per il benefit All In WA) e, come già segnalato nella nostra NEWS, ha preso parte all&#8217;imminente disco solista di Eddie Vedder dal titolo &#8230;]]></description>
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<p>I <strong>Pearl Jam</strong> accolgono, dopo il loro storico primo turnista ufficiale &#8220;Boom&#8221;, anche <strong>Josh Klinghoffer</strong> come polistrumentista di supporto alla loro attività live.</p>



<p>È successo proprio ieri, Sabato 18 Settembre, in occasione del primo concerto ufficiale volto a promuovere il loro ultimo album <strong>Gigaton</strong>, uscito in piena pandemia Covid-19 in data 27 Marzo 2020 ed ancora mai performato dal vivo.</p>



<p>I <strong>Pearl Jam</strong> sono saliti sul palco del <strong>Sea.Hear.Now Festival</strong> ad Asbury Park, nel New Jersey, di fronte a 30 mila spettatori, nel rispetto delle normative anti-Covid.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Pearl Jam - Seven O&#039;Clock (live debut) - Asbury Park (September 18, 2021)" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/YvpKyvSMufk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
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<p>Klinghoffer si è occupato delle tastiere, dei cori, delle chitarre, delle percussioni e del tamburello, in particolar modo proprio nelle canzoni tratte dall&#8217;ultimo lavoro in studio della band di Seattle, <strong>Gigaton</strong>.</p>



<p>Non è una novità che <strong>Josh</strong> si sia avvicinato così tanto alla band di <strong>Vedder</strong> e soci. Per le date americane del tour del 2020 era già stato ingaggiato come artista di apertura, salvo poi l&#8217;annullamento delle stesse a seguito del dilagare della pandemia; aveva partecipato a distanza alla performance del singolo apripista <em>Dance Of The Clairvoyants</em> (registrata per il benefit All In WA) e, come già segnalato nella nostra <strong><a href="http://www.venicequeen.it/in-evidenza/eddie-vedder-nel-nuovo-singolo-long-way-anche-chad-smith-e-josh-klinghoffer/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">NEWS</a>,</strong> ha preso parte all&#8217;imminente disco solista di <strong>Eddie Vedder</strong> dal titolo <strong>Earthling</strong> (è già uscito il singolo <em>Long Way</em>, con anche <strong>Chad Smith</strong> alla batteria).</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="All In WA - Pearl Jam - Dance of the Clairvoyants" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/Sv9dX55bbe8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
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<iframe loading="lazy" title="Eddie Vedder - Long Way (Official Lyric Video)" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/sHqd5Q7pYo0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
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<p>I <strong>Pearl Jam</strong>, tramite i loro canali ufficiali, non hanno ancora rilasciato dichiarazioni in merito. Ci aspettiamo però che già dal prossimo weekend, quando il palco dell&#8217;<strong>Ohana Festival</strong> ideato proprio da <strong>Vedder</strong> vedrà esibirsi ancora i <strong>Pearl Jam</strong>, <strong>Josh Klinghoffer</strong> sia di nuovo al loro fianco, diventando di fatto il secondo ex-membro dei <strong>Red Hot Chili Peppers</strong> ad entrare nella band di Seattle dopo<strong> Jack Irons</strong>, loro batterista in pianta stabile dal 1994 al 1998.</p>



<p class="has-text-align-right">Fonti: <a href="https://www.rockol.it/news-725001/pearl-jam-concerto-dopo-tre-anni-scaletta-video?fbclid=IwAR2yeOQzy45ault4zQ9UZ1wIDq8mVqKhM7tYmFdItgw-2vpCVb9tm6hrEYE" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>rockol.it</strong></a> ; <a href="https://www.pearljamonline.it/pearl-jam-josh-klinghoffer-e-il-nuovo-turnista-del-gruppo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>pearljamonline.it</strong></a></p>
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		<title>Pluralone: due nuovi singoli con Flea e Jack Irons</title>
		<link>https://www.venicequeen.it/news/pluralone-due-nuovi-singoli-con-flea-e-jack-irons/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2020 14:29:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Progetti paralleli]]></category>
		<category><![CDATA[Tutte le notizie]]></category>
		<category><![CDATA[FLEA]]></category>
		<category><![CDATA[jack irons]]></category>
		<category><![CDATA[josh]]></category>
		<category><![CDATA[josh klinghoffer]]></category>
		<category><![CDATA[nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[pluralone]]></category>
		<category><![CDATA[red hot chili peppers]]></category>
		<category><![CDATA[singolo]]></category>
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					<description><![CDATA[Pluralone (Josh Klinghoffer) pare si stia dando parecchio da fare da quando, lo scorso dicembre, ha concluso la sua avventura con i Red Hot Chili Peppers.Questa volta, è il turno di due nuovi singoli, pubblicati in formato 7 pollici: &#8220;Nowhere I am&#8221; e &#8220;Directrix&#8221;. «Entrambe &#8211; spiega Klingoffer &#8211; sono B-Sides di To Be One With You, e sono state lasciate fuori dall’album seguendo un ordine di importanza. In particolare, su 17 canzoni che ho scritto per l’album, sono la quindicesima e la sedicesima canzone». «Ciò nonostante, sono molto contento siano state finalmente pubblicate.Nowhere I am racchiude un messaggio universale, alla portata di tutti. Scrivendo questo brano, mi sono reso conto di quanto i miei testi siano a volte troppo enigmatici ed astrusi. Directrix è una di quelle canzoni che ho scritto senza pensarci troppo, una di quelle improvvise ispirazioni che sarebbe stato un peccato trascurare. L’ho sempre trovata un po’ troppo allegra nelle strofe, tuttavia adoro il ritornello». Anche questa volta, tra le collaborazioni troviamo il nostro Flea, al basso, e l’ex peperoncino Jack Irons, entrambi già presenti all’interno di To Be One With You. Josh ha infine affermato che nessuno dei due singoli sarà presente nel suo prossimo &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Pluralone</strong> (Josh Klinghoffer) pare si stia dando parecchio da fare da quando, lo scorso dicembre, ha concluso la sua avventura con i <strong>Red Hot Chili Peppers</strong>.<br>Questa volta, è il turno di due nuovi singoli, pubblicati in formato 7 pollici: &#8220;Nowhere I am&#8221; e &#8220;Directrix&#8221;.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><br>«Entrambe &#8211; spiega Klingoffer &#8211; sono B-Sides di <strong>To Be One With You</strong>, e sono state lasciate fuori dall’album seguendo un ordine di importanza. In particolare, su 17 canzoni che ho scritto per l’album, sono la quindicesima e la sedicesima canzone».</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>«Ciò nonostante, sono molto contento siano state finalmente pubblicate.<br><em><strong>Nowhere I am</strong></em> racchiude un messaggio universale, alla portata di tutti. Scrivendo questo brano, mi sono reso conto di quanto i miei testi siano a volte troppo enigmatici ed astrusi. <em><strong>Directrix</strong></em> è una di quelle canzoni che ho scritto senza pensarci troppo, una di quelle improvvise ispirazioni che sarebbe stato un peccato trascurare. L’ho sempre trovata un po’ troppo allegra nelle strofe, tuttavia adoro il ritornello». </p></blockquote>



<p>Anche questa volta, tra le collaborazioni troviamo il nostro Flea, al basso, e l’ex peperoncino Jack Irons, entrambi già presenti all’interno di <strong>To Be One With You.</strong></p>



<p>Josh ha infine affermato che nessuno dei due singoli sarà presente nel suo prossimo album, che ha iniziato a registrare a Los Angeles qualche giorno fa.</p>



<p>Potete ascoltare i brani di seguito:</p>



<figure class="wp-block-embed-spotify wp-block-embed is-type-rich is-provider-spotify wp-embed-aspect-9-16 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Spotify Embed: Nowhere I Am b/w Directrix" width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" src="https://open.spotify.com/embed/album/2VQ1H4Wi8h3bFfJlueObQ5?si=4NS9lVqiQLOLHdC_226T1g"></iframe>
</div></figure>



<p>Mentre potete acquistare le canzoni, <a href="https://orgmusiclabel.bandcamp.com/album/nowhere-i-am-b-w-directrix" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cliccando qui</a>. </p>
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