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Flea: «Amo la mia band, voglio essere il migliore»

In esclusiva per voi, la traduzione dell’intervista di Flea per la rivista Bass Player, i cui lettori lo hanno eletto miglior bassista rock del mondo

L’amore è nell’aria. Il nuovo album dei Red Hot Chili Peppers è una vetrina per Flea, che recentemente è stato votato come miglior bassista rock del mondo ma, come ha raccontato a Joe McIver, non crede di esserlo.
Prodotto da Rick Rubin e con la presenza di John Frusciante per la prima volta dopo il suo abbandono del 2009, quando venne sostituito da Josh Klinghoffer, Unlimited Love è un disco delicato molto atteso dai fan del gruppo. Generalmente più calmo e meno aggressivo dei loro lavori più famosi come Mother’s Milk, Blood Sugar Sex Magik e Californication, l’album lascia molto spazio alle diverse parti di basso di Flea.
Ci siamo seduti con il perenne punk del funk per vedere cosa passa per la sua testa nel 2022.

«Avete registrato Unlimited Love alla vecchia maniera, tutti insieme in studio?»

«Si, assolutamente. Non conosciamo altri modi. Ci piace registrare in diretta sul nastro, suonando tutti insieme nella stessa stanza, guardandoci e sentendoci suonare, come abbiamo sempre fatto. Stiamo in sala prove per mesi, jammiamo, scriviamo, ridiamo, discutiamo e ad un certo punto dopo averle levigate e sviluppate facciamo ascoltare le canzoni a Rick. Lui fa i suoi commenti e poi registriamo».

«Immagino che per te suonare con John Frusciante sia come indossare un paio di vecchie e confortevoli scarpe da ginnastica, o sbaglio?»

«No, no, è così. È un’affermazione correttissima. Sai, John è stato via per dieci anni, e sin dal primo secondo in cui abbiamo ricominciato a suonare insieme, era come parlare. Entrambi vogliamo che succeda la stessa cosa, e quando succede, siamo entrambi completamente consci che stia succedendo. È così tra tutti e quattro, non solo tra me e John. Era così anche con Josh, che non è solo uno splendido musicista ma anche una splendida persona – gentile, premuroso, generoso e sempre d’aiuto, musicalmente e non. C’è solamente un diverso insieme di punti di riferimento, e modi diversi di guardare al progetto musicale. È una questione di linguaggio in comune, sai – e con John ne abbiamo da vendere. È lì, è chiaro, è semplice ed è facile».

«Che mi dici del tornare a lavorare con Rick Rubin? Non ho mai capito se in studio vi bacchetta o se si siede e fa tipo il guru impassibile»

«Onestamente non l’ho visto moltissimo, penso sia venuto una sola volta in studio, ha ascoltato la roba e gli è piaciuta moltissimo. Ci dà consigli sull’arrangiamento e ci dice come pensa che l’essenza di una canzone possa venire fuori meglio: sai, come possiamo metterci al servizio della melodia e della parte vocale, o se una canzone ha bisogno di un cambio di tonalità o di tempo, o se pensa che una parte debba essere più lunga o che un’altra debba essere concepita in altro modo. Questo è ciò che abbiamo analizzato con lui, e poi abbiamo stabilito il tutto. Lui ed Anthony sono andati alle Hawaii e hanno buttato giù le parti vocali, mentre John ed io siamo rimasti e abbiamo scritto tutte le sovraincisioni di cui avevamo bisogno per le mie e per le sue parti di chitarra. Lui ha anche aggiunto una sfilza di tastiere e cori».

«C’è un terreno enorme dentro al quale spaziate in questo album – in tal senso, è un vero parco giochi per il basso»

«Penso che questo sia il punto dove siamo come gruppo, e dove sono io. Concepisco il suonare il basso – in particolare in riferimento ai Red Hot Chili Peppers – come ad un fiume. Riguardo alle linee di basso e al modo in cui voglio suonarle, voglio vivere la mia vita in un modo che mi permetta di aprirmi a questo fiume cosmico, spirituale, abbastanza da far sì che mi attraversi. Posso liberarlo a seconda delle necessità – per esempio quando bisogna che sia violento, come delle rapide, o quando bisogna che sia calmo, uno specchio d’acqua fermo. In qualsiasi modo io possa mettermi al servizio degli accordi, della melodia, del ritmo e dell’armonia, sarò sciolto e libero, e lo farò fluire. Credo che ci siano molti ritmi, accordi e melodie e voglio solo scorrere attraverso di essi. Può essere un supporto, o qualcosa di ipnotico e ripetitivo che crea quella sensazione contemplativa di ipnosi che tutti cerchiamo nella musica, capisci cosa intendo? Sia che parli dei cazzo di Discharge, o degli Slayer, o di Erik Satie o di tutto ciò che c’è in mezzo, è quella sensazione umana che noi cerchiamo: l’essere connessi al genere umano, ciò che percepiamo quando ascoltiamo buona musica».

«Nella pratica, come applichi tutto ciò?»

«Mi tolgo di mezzo e lascio che tutto ciò fluisca. Molto spesso, in questo disco, sono del tutto al di sopra. Lascio solo che scorra. Ogni canzone è diversa dalla successiva»

Flea sul suo approccio a Unlimited Love

«Sto solo percependo la musica e ciò che funziona, e finché rimango concentrato e diligente come musicista, finché suono tanto, faccio attenzione e rimango umile, continuo a imparare. Quando arriva il momento di suonare, dopo una vita passata a suonare, ho tutti questi punti di riferimento e tutte queste sensazioni, che sono parte di chi sono, che mi costituiscono. Mi guidano costantemente e io mi fido di esse. Mi fido di tutte le cose che mi hanno attraversato nel tempo».

«Quanto delle parti di basso è scritto, e quanto è improvvisato al momento?»

«Mi piace non sapere quello che suonerò. Conosco la sensazione di quello che suonerò, e conosco la sensazione che desidero, ma mi fiderò delle mie dita, del mio sistema nervoso, del mio cervello e del mio rapporto con Dio. Voglio solo spaccare. Voglio solo farlo succedere».

«Ti eserciti molto?»

«Mi esercito, faccio le scale, faccio le mie cose, studio; amo la musica, amo il basso. Ho il mio Fender Jazz del ’61 e amo la sua leggerezza, il suo manico levigato. Amo suonarlo»

«Percepisco più gioia che mai nel prendere il mio basso e tenerlo tra le mani. Lo tengo in mano e ogni cosa va al suo posto»

Flea sul suo Fender Jazz

«Adoro l’altruismo delle parti di chitarra di John. Ovviamente, arrivati a questo punto, non ha più bisogno di ostentare alcunché»

«Amico, John è fottutamente bravo. Tecnicamente, adesso è meglio di quanto non sia mai stato. È capace di suonare qualsiasi cosa»

Flea su John Frusciante

«La sua conoscenza della musica è enciclopedica. I suoi gusti sono splendidi. È sempre lì ad evolversi, crescere, cambiare. Lui proviene da un posto purissimo, è dotato della massima virtù, e ciononostante, ciò che mi ha reso più felice nel suonare con lui stavolta è l’umiltà che viene fuori da questo minimalismo. In nessuna parte di lui c’è desiderio di ostentare. Vuole solo creare buona musica. Scriverà una splendida progressione di accordi e una melodia e, al suo interno, si fiderà di me e mi lascerà fare il mio».

Una delle ultime foto di John e Flea insieme.

«A proposito di ciò, tutti noi iniziamo la nostra carriera con la volontà di mettere in mostra i nostri chop di basso e poi, maturando, essa svanisce. A te quando è successo?»

«Non credo di aver mai avuto, almeno consapevolmente, quel desiderio di essere un esibizionista. Naturalmente amavo Jaco, Stanley Clarke e Marcus Miller, tutti questi grandi bassisti, ma principalmente volevo avere il mio sound e il mio stile. Forse è proprio qui che stava la mia arroganza, soprattutto nei primi lavori coi Chili Peppers in cui ero molto occupato con veloci note sedicesime slappate aggressivamente. Mi piace il punk rock e sai, il funk che amo è un po’ veicolato dal punk rock aggressivo che sentivo per le strade da bambino. Non saprei…ho sempre amato anche le linee di basso dolci e morbide. Semplicemente non aveva molto senso per me farle. Anche ai tempi in cui suonavo tutta quella roba veloce, talvolta facevamo canzoni come ‘Baby Appeal’ [dall’omonimo album di debutto dei RHCP del 1984, ndr] dove tutto era più semplice. Adoro le band con linee di basso molto semplici, come Gang Of Four o Echo & The Bunnymen. Più o meno nel periodo in cui registrammo Blood Sugar Sex Magik, ho decisamente capito il valore delle linee di basso semplici. A quel tempo ero in fissa con Neil Young e col sound del bassista dei Crazy Horse, Billy Talbot. Era così pesante. Suonava solo una fondamentale e una semiminima ma ti scuoteva le viscere con la loro bellezza e pesantezza. Ma allo stesso tempo non potrei mai separarmi dalla pesantezza dell’attacco più veloce e brutale di Charlie Mingus. Amo così tanto Mingus, amico».

Flea nella Blood Sugar Sex Magik Era.

«Ci pensi che agli inizi del 2022 saranno 30 anni dall’uscita di ‘Under The Bridge’ e gli altri singoli di Blood Sugar Sex Magik

«Non ci avevo pensato. Ogni tanto apro i social, vedo persone dire che è il 20° o il 30° anniversario di qualcosa e penso: “figo”. Sai, sono grato che alle persone interessi, ma i miei pensieri sono più del tipo “merda, devo lavorare sui miei assoli, non mi sono esercitato abbastanza”. La leggerezza e il peso del tempo sono cose che percepisco ogni giorno, come ogni essere umano, e soprattutto ora che sto invecchiando sono semplicemente grato di essere un umano, ha ha!».

«Il tuo modo di suonare il basso oggi è lo stesso di 30 anni fa?»

«Spero di essere migliorato. Voglio dire, mi sento migliorato. Scopro sempre qualcosa di nuovo e cerco sempre di evolvermi. Mi piace pensare di aver conservato le parti migliori del me stesso del passato e di essermi sbarazzato di ciò che non mi serve. Proverò ad aggiungere altre parti essenziali e continuerò a migliorare. Per esempio, voglio davvero diventare un bravo bassista jazz – è qualcosa che voglio veramente fare, quando ne avrò il tempo. Ho studiato con qualcuno per un po’, all’incirca nel periodo in cui finii di registrare l’ultimo album coi Chili Peppers. Studiavo jazz con una ragazza il cui marito suona il sassofono nel nostro disco, cercando di suonare attraverso i cambiamenti del walking bass, perché quello del contrabbasso è il suono più confortante per me».

«Ricordo che quando stavamo componendo Californication, sedevamo tutti in cerchio nel salotto dello studio e John ci chiedeva: “qual è la vostra musica di conforto che ogni volta che ascoltate per voi è come respirare?”. E io realizzai che la mia è il jazz, principalmente perché mi piaceva quando ero bambino»

Flea sui rituali della band ai tempi di Californication

«Presumibilmente, potresti fare un progetto jazz parallelo se volessi?»

«Potrei, ma la mia vita professionale è sempre stata di un certo tipo e ciò rende difficile sviluppare qualcosa del genere».

«Come riesci a tener vive le tue capacità?»

«Quando siamo in tour suono molto. Facciamo concerti tutto il tempo ed eseguo scale per un’ora prima di ogni show. Se c’è una cosa che noi Peppers non abbiamo mai fatto è dare per scontato il pubblico o pensare “andiamo fuori e suoniamo le hit”»

«Prendo ogni show come un momento sacro, come parte di una missione dell’essere vivi. Così mantengo vive le mie abilità. Sono pronto!»

Flea sul suo approccio alle esibizioni live
Flea in live.

«Come sono le tue mani e le tue spalle dopo aver retto 40 anni di basso?»

«Forti come sempre.  Mi esercito, ma so anche quando è tempo di riposarmi. Sono scrupoloso riguardo al fitness, credo sia una gran cosa. Non posso parlare per gli altri ma, per quanto mi riguarda, i miei sentimenti e il mio intuito diventano più profondi con l’età. Per essere in grado di gestire queste cose devi prenderti cura del tuo corpo. Penso sia valido per tutte le fasi della vita, ma ne divieni più cosciente con il passare degli anni. Compirò 60 anni al mio prossimo compleanno ed ho molti amici che non potranno prendere parte ad esso. Lo capisco, in fondo»

«Anche io ho i miei cazzo di momenti di pigrizia, ma se scegli di fare qualcosa, vuoi farla al meglio che puoi. Sono attento anche alla felicità e alla longevità»

Flea sui suoi segreti per la longevità

«Quando andrai in tour porterai con te il tuo Jazz ’61, un signature Fender dello stesso, o entrambi?»

«Porterò con me una varietà di Fender. Di solito il ’61 lo lascio a casa o lo utilizzo nella mia stanza d’hotel. Con bassi vecchi come quello, con quei vecchi pickup, è difficile far suonar bene pezzi vecchi come ‘Nobody Weird Like Me’. Dei pickup più moderni e reattivi vanno meglio per stadi o arene».

Flea col suo Fender Jazz del ’61.

«Sei mai stato tentato di tirar fuori un basso Modulus per la gloria dei tempi andati?»

«Lo sono stato, ma dovrei cambiare tutti i settaggi dell’amplificatore e altre cose. A dire il vero sto cambiando amplificatori per questo tour, per la prima volta dopo tanto tempo. In studio ho cominciato a suonare un Ampeg SVTs, e porterò loro dal vivo. Ad essere sincero, ho sempre pensato che non conti un cazzo. Porti il tuo cuore e le tue dita e ciò è tutto quello che davvero conta, ma mi sono davvero piaciuti questi amplificatori – sono il fulcro e la caratterizzazione del sound che amo».

«Cosa ti manca da raggiungere?»

«Voglio essere un buon musicista».

«Non pensi di aver già raggiunto questo traguardo?»

«Sai, so il fatto mio, ma voglio essere migliore»

Flea sui propri obiettivi

«Gli obiettivi specifici che voglio raggiungere come bassista sono quelli di migliorare come solista e di espandere la mia conoscenza di progressione d’accordi e linee di basso, così da diventare un buon bassista jazz.

«Voglio suonare rock più forte che mai. Voglio agitare le anime della gente quando suoniamo. E voglio essere un buon compagno di band, un buon supporto per loro ed aiutare loro ad essere il meglio che possono. Amo la mia band e sono davvero orgoglioso della musica che abbiamo registrato. Ne percepisco la bellezza. Sento che è il meglio che possiamo fare. Sento come se stessimo bruciando tutti i nostri cilindri al massimo nella nostra partita, e voglio che tutto questo continui»

Flea sul momento della band e sul nuovo album

«Flea, cosa ti rende felice?»

«L’amore. Cerco di vivere una vita dove sono io il protagonista, dove costruisco ponti, anche con persone con cui sono davvero in disaccordo. Cerco di creare ponti con le comunità dove vivo, con persone diverse. È molto importante per me. Speriamo di poter creare ponti d’amore ovunque andiamo. È ciò che dovrà essere la felicità in futuro. Questa possibilità risiede in ognuno di noi».

I Red Hot Chili Peppers nel 2022.

Bonus: la guida alle migliori parti di basso in Unlimited Love

‘Here Ever After’: In un’atmosfera di crudezza influenzata dal post-punk si nasconde un tono di basso medio-pesante, e Flea offre un assolo adeguatamente grintoso intorno al terzo minuto.

‘Aquatic Mouth Dance’: Godetevi la intro di basso funky, di nuovo caricata di grinta per un suono molto reale; attenzione allo spettacolo pirotecnico verso la fine della canzone.

‘The Great Apes’: Ci sono tante ballate in questo album, e intendiamo veramente tante, ma la cosa grandiosa di tutto ciò è che c’è un sacco di spazio per delle espressive parti di basso. Qui Flea offre la sua migliore imitazione di Hendrix, quindi aprite bene le orecchie.

‘White Braids And Pillow Chair’: Ascoltate gli impegnativi sedicesimi di basso nel finale di questa canzone, il punto in cui Flea sembra lasciarsi andare nella maggior parte dei brani di questo album.

‘One Way Traffic’: Con un bel groove di basso nella intro, tante parti impegnative d’alto registro alla fine, un pizzico di overdrive e alcuni piegamenti enormi delle corde, questa è la canzone su cui bisogna concentrarsi per quanto riguarda il basso.