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Live at the Pyramids e un altro anno senza uscite in casa RHCP

Il 2020 sarà, quasi certamente, un anno senza Red Hot Chili Peppers. Un altro anno senza una nuova uscita discografica/home video e sopratutto, a causa dell’emergenza sanitaria mondiale, un anno senza loro concerti. È vero, su questo secondo punto dovremmo utilizzare il condizionale, dato che alcune date in Europa sono ancora ufficialmente in piedi (compreso il Firenze Rocks), ma la sensazione, giorno dopo giorno, è che per quest’anno tutti i concerti già ufficializzati in Italia (ma prevalentemente anche nel resto d’Europa) saranno cancellati o rimandati.
Ma teniamoci aggiornati, la situazione è in divenire.

Il 2020 però, sarebbe dovuto essere l’anno di una release tutt’altro che secondaria per la band: quella della realizzazione in home video (su supporti mai ufficializzati), del concerto che Kiedis e soci tennero il 15 marzo 2019 a Giza, presso la splendida ed evocativa location delle piramidi egizie. Per arricchire il prodotto, il management della band chiese a suo tempo anche ai fan di mandare i propri contenuti video, in modo da realizzare un documentario che probabilmente sarebbe finito come extra (ma anche qui, mai niente è stato ufficializzato).
Insomma, c’erano dei presupposti per pensare di aggiornare la propria collezione home video e di poter mettere il Live at the Pyramids accanto a Off The Map e Live at Slane Castle.
Ma così non sarà. Procediamo con ordine.

Mercoledì 8 aprile: dopo mesi di silenzio riguardo al progetto, attraverso il proprio account Instagram ufficiale (immagine sopra) i RHCP annunciano che a breve verrà rilasciato Live at Giza (anche se probabilmente si voleva dare ad intendere l’annuncio della data di uscita su supporto fisico). Bene, finalmente qualcosa si muove e quanto meno il morale dei fan che non riusciranno a vedere quest’anno dal vivo la band con il ri-rientrante Frusciante migliorerà con la possibilità di gustarsi qualcosa di concreto.
Purtroppo qualcosa si deve essere inceppato, quanto meno a livello comunicativo. Sì perché già venerdì 10, appena 48 ore dopo, il post sopracitato scompare, come se non fosse nemmeno mai esistito. Ma perché?

Al momento possiamo solo racchiudere in questa news una serie di informazioni che abbiamo scovato in rete, ma che sembrano avere tutte un fondamento di rilievo. A quanto pare chi gestisce il catalogo dei Red Hot Chili Peppers avrebbe informato band e tutto il management a corredo, che il nuovo cambio di formazione (ricordiamo che il live fu performato con Josh Klinghoffer alla chitarra, licenziato a dicembre per favorire il rientro di Frusciante) toglierebbe interesse commerciale al prodotto, visto già “come vecchio” ancora prima di uscire.
Se per certi versi può essere anche comprensibile che un’azienda faccia un discorso del genere, una domanda ci martella con violenza la testa: perché allora è stato utilizzato un account social network ufficiale per comunicarne l’uscita? È possibile che in due giorni, siano cambiate le posizioni di tutti i protagonisti di questa ennesima grottesca vicenda in casa Red Hot Chili Peppers?
Pare oggettivamente strano, ma non impossibile. Allora sono i social media manager del gruppo ad essere stati avventati? Plausibile.

Di tutto questo alla fine, per l’ennesima volta, resta il nulla, se non il triste dato che la gestione del catalogo della band, sia oggettivamente uno dei peggiori in circolazione (quanto meno per quanto riguarda band che hanno una caratura internazionale).
Dalla ristampa del 25° anniversario di Mother’s Milk, annunciata dallo stesso Chad Smith e mai uscita, al 25° compleanno di Blood Sugar Sex Magik festeggiato solo con un post sui social network, al misero picture disc in vinile di Californication dello scorso anno per il ventennale del disco (senza affiancarci niente di inedito), questi solo solo alcuni esempi di una gestione davvero imbarazzante.

Per chiosare, torniamo a Live at the Pyramids: in rete in queste ultime ore molti seguaci si stanno mobilitando affinché quanto meno il documentario realizzato con il materiale dei fan venga pubblicato. Una mossa normale e giustificata, un’ultima ancora di salvezza per un progetto che avrebbe dovuto traghettarci verso un nuovo disco in studio, ma che rimarrà l’ennesimo e fastidiosissimo silenzio assordante.