VeniceQueen.it

RHCP Italian Community since 2004

Intervista a Jack Sherman

20 Febbraio 2011

Introduzione

«And now, it’s time to hear him do his thang, you better be burning Sherman!»
Profetico, fin troppo Anthony Kiedis a prevedere il futuro di questo chitarrista. Bruciato presto nel fuoco vivo dell’hardcore-funk degli esordi che non accettava compromessi. Che vedeva come da ‘femminuccia’ le aggiunte di Jack con chitarra acustica nell’esordio. Il tempo è crudele, si fossero incontrati in questo decennio, probabilmente più cose sarebbero combaciate, sopratutto visto il mood retrò di questo musicista, oggi sereno padre di famiglia brizzolato che vagamente ricorda Paul McCartney e si può osservare nella sua tranquillità mondana tra le foto su Facebook postate pubblicamente. E decide di accoglierci tra i suoi ricordi per svelarci interessanti retroscena della sua piuttosto sconosciuta carriera da session man e angoli non del tutto noti di quell’Asterisco con la ‘A’ maiuscola che in quegli anni si stava nutrendo di passioni selvagge e primi passi musicali.

I Red Hot con Jack Sherman alla chitarra

Intervista in Italiano

VENICEQUEEN.IT

Ciao Jack! È da molto che non si hanno tue notizie, che hai fatto in questi anni? Hai collaborato ad altri progetti in quest’ultimo decennio? Gli In From The Cold sono ancora in attività? (te lo chiedo perché in rete ci sono scarse notizie sul tuo conto).

JACK SHERMAN

«Ho avuto una band con Gary Mallaber (batteria) e Maria Sebastian (voce) chiamata In From The Cold, dalla metà degli Anni ’90 fino a circa il 2001. Maria è di Buffalo, New York. E il tutto procedeva lentamente, facemmo qualche concerto e registrammo un po’ di nostre canzoni [l’omonimo disco del 2000, ndr].
Poi sono andato a vivere a Savannah, Georgia. Dal 2003. Ho fatto qualche registrazione sporadica e show anche qui. Registrai un disco autoprodotto per un giovane cantante di nome Luke Mitchell, il disco si chiama High Expectations [del 2008, googleggiando trovate qualche filmato e preview, ndr]

VENICEQUEEN.IT

Quando iniziasti a suonare e quale ragione ti spinse?

JACK SHERMAN

«Sono nato nel 1956. Ho una sorella di sette anni più grande di me. Come molti altri osservai i The Beatles al The Ed Sullivan Show ben anni 47 fa. quindi, in un certo senso sono stato plasmato da ciò.
Un nostro caro amico aveva una chitarra e noi volevamo provare a cantare i pezzi di Bob Dylan quando eravamo piccoli. Ma ancora non strimpellavo nulla. Ho suonato il violino e velocemente cambiai optando per la viola quando ero al 3rd grade [8-9 anni, ndr] ma smisi. Probabilmente, perché mi prendevano in giro. Volevo suonarla come se fosse una chitarra.
All’età di 14 anni, mio padre mi comprò una chitarra acustica a poco prezzo. Avevo timore di mio padre, immagino perché lui mi diceva sempre “se ti compro una chitarra probabilmente non la suonerai”. Da una parte avevo il suo permesso, dall’altra volevo dimostrargli che si sbagliava. Comunque sia, ho iniziato dal 1970 e non mi sono più fermato.»

Jack Sherman negli Anni '80
VENICEQUEEN.IT

Raccontaci, che artisti e gruppi stai ascoltando in questo periodo?

JACK SHERMAN

«Ascolto e adoro un sacco di band. Ma, la maggior parte è materiale di decenni trascorsi. Delle nuove band amo roba stile Coldplay. Sembrano sentimentalmente molto coinvolti in ciò che compongono. Molta roba retrò, partendo dal blues e i classici gruppi stile The Beatles, Stones, Hendrix. To Mountain, Grand Funk, Wishbone Ash. Adoro ogni cosa di Santana con Michael Shrieve alla batteria.»

VENICEQUEEN.IT

Quali sono state le forme d’arte che ti hanno ispirato? Mi riferisco più a libri, quadri e cinema …

JACK SHERMAN

«Ottima domanda! Sin dai miei primi ricordi ci sono immagini di film, ne guardavo allora come adesso. Guardai Spartacus quando avevo 4 anni! Adoro i film come I cannoni di Navarone. Tutti i film della saga de Il Padrino e tanto altro ancora … ADORO IL CINEMA!
Per i libri, quando ero giovane leggevo tutti i libri di James Bond proprio perché i film erano fantastici. Leggo molte biografie, soprattutto riguardanti la musica. Come adesso, sto leggendo un libro di Bill Bruford e lo consiglio a tutti [l’autobiografia del batterista di Yes e King Crimson, ndr]

VENICEQUEEN.IT

Qual è stata l’evoluzione del tuo modo di suonare negli ultimi trent’anni? Hai cambiato qualche settaggio? (chitarre, amplificatori, pedali e altre robe). Quale chitarra hai usato maggiormente negli Anni ’80?

JACK SHERMAN

«Dal vivo coi RHCP avevo un Randall RG-80 ampflifier, due Schecter Custom Telecasters, un pedale della Rat che comprai da Flea (ce l’ho ancora), un TS-9 Ibanez Tube Screamer e un CS -9 Ibanez Chorus. Tutto ciò live. Nello studio, per registrare il debut album della band aggiunsi una Les Paul Custom degli Anni ’70 e una 61neck/’70body Fender Strat. C’erano degli ottimi Marshall 50watt 2/12 in studio e usai anche quelli.
Oggi ho un Top Hat Vanderbilt 33 amp, 1961 Fender Brown Deluxe, 1968 Fender Princeton Reverb, 1959 Ampeg Jet, 1959 Fender Tweed Champ e un 1965 Ampeg Reverberocket. Tutti i componenti ovviamente tenuti il più possibile con i loro pezzi originali.
Di chitarre ne ho molte [fa poi notare più o meno venti, ndr]. Sono ottime repliche vintage. Se dai una occhiata sulle mie foto su Facebook ne vedrai diverse altre. Ho persino una chitarra costruita da Roger Giffin [liutaio abbastanza noto in America, ndr]. L’ho chiamata Ginger T. ed è splendida. Possiedo anche qualche chitarra acustica.
Solitamente opto per un suono pulito. Ho diversi pedali, alcuni fabbricati artigianalmente per aumentare boost, o distorsione … a volte, prendo diversi pedali per divertirmi … ma solitamente ne uso due o tre.»

Una recente foto di Jack Sherman
VENICEQUEEN.IT

In quale brano di R&B Skeletons In The Closet suoni? Come è nata la collaborazione con George Clinton e che impressioni ne hai tratto?

JACK SHERMAN

«Ho suonato nella traccia Cool Joe! Ho suonato con la stessa Schecter Tele che usai con i RHCP. Avevo montato i Seymour Duncan pickup in quel periodo. Suonai con il pedale MXR Dyna Comp compressor. Il suono venne costruito da qui.
George stava giusto accanto a me e faceva alcuni brevi commenti al sound quando io suonavo come: “squillante, soffocante, hard” e “questo è adatto, registriamolo, insistiamo così”. Lui sapeva che sapevo intendere quelle istruzioni e se tu senti con attenzione la mia parte, puoi sentire una vaga variazione nel ritmo.
Torniamo indietro col tempo, quando i Chili Peppers e io eravamo ad un convegno musicale di New York nel 1984, e finimmo in una stanza delle interviste di MTV con diverse star come Lou ReedGeorge. Ero seduto giusto accanto a George in questa stanzetta piccolina. E al tempo ero un grandissimo fans da circa otto anni della sua produzione. Gli sussurrai March To The Witches Castle [un brano del disco Cosmic Slop dei Funkadelic, dell’accaduto se ne parla anche nel libro Fornication ma in maniera più spiccia, ndr] nel suo orecchio. Lui girò il capo verso di me ed esclamò “wow, è da un botto che non pensavo più a quel pezzo”. Immediatamente lo presentai al mio manager che era seduto accanto a me, Lindy Goetz e a quanto pare quest’ultimo aveva già lavorato per supportare la carriera di George ed era come un cerchio che si chiudeva.
Comunque, quando io persi il posto e i RHCP andarono a lavorare con George per Freaky Styley, io feci diverse auto-cassette della musica dei P-Funk perché pensavo il loro stile fosse molto compatibile con la sua musica.
Tempo dopo, nell’85 Flea mi chiamò e mi invitò ad un concerto a un’ora a sud di LA. George era seduto assieme alla band nel club e io lo rincontrai nuovamente, mi disse: “Ho saputo tutto riguardante le cassette che tu hai fatto per i ragazzi e sono venuto a conoscenza di diverse cose su di te e … io ti ringrazio e il FUNK ringrazia te per ciò che hai compiuto”. Ciò equivale ad aver direzionato la band verso di lui e il suo mood musicale. Alla fine per lui fu un COMPITO, produrli e lui sembrava veramente grato nei miei confronti. Dire che ero entusiasta, era poco.
Mia moglie è veramente una brava cuoca, così il giorno dopo chiamai Lindy per chiedergli se sapesse dove era George ed ebbi il numero del Park Sunset Hotel e Thai Restaurant. Andai a prendere George e la sua moglie di allora, Stephanie, a Hollywood e li portai a casa mia a Santa Monica, dove li invitammo a fare colazione. Dopo lui insistette per portare la mia chitarra in studio e andammo a sistemare un brano chiamato Hooray For Our Team ai Baby-0 Studios. Mi chiamò un paio di altre volte e facemmo alcune registrazioni e alcune vennero pubblicate. In una session lui lasciò Billy Bass e me da soli e lui e io lavorammo a due tracce di Billy. Fu un qualcosa di molto, molto bello ed esuberante per me essere lì.»

George Clinton
VENICEQUEEN.IT

Identiche domande te le faccio anche nei confronti delle session con Bob Dylan per il disco Knocked Out Loaded.

JACK SHERMAN

«Suono nella traccia They Killed Him. Un brano scritto da Kris Kristofferson e precedentemente interpretato da Johnny Cash. Fu tutto in presa live eccetto Bob che incise questa e altre parti vocali più in là. Suonai una Takamine acustica accordata in Sol maggiore. Per la maggior parte del giorno suonammo come fosse una jam. Quando decidemmo qual era la parte da tagliare ed utilizzare io avevo l’impressione che fosse qualcosa di speciale, ma non ne seppi realmente il risultato finché il cd non uscì più tardi. Avrei voluto che fosse stato per un brano originale e appena composto da me o noi… ma comunque hey, io sono in un disco di Bob Dylan. Non è poi così male, no? Ha ha.
Avevo suonato l’anno prima con Bob assieme a Barry Goldberg e il batterista Jim Keltner … Bob sembrò impressionato dal mio modo di suonare e chiese il mio numero di telefono. In quella session, provammo a registrare un paio di robe differenti. Specialmente quella canzone di Allen Toussaint chiamata Freedom For The Stallion. E facemmo un accenno anche a In The Summertime di Mungo Jerry. Abbastanza selvaggia.»

Copertina di Knocked Out Loaded di Bob Dylan
VENICEQUEEN.IT

Che opinione hai del disco di Peter Case, The Man With The Blue Post-Modern Fragmented Neo-Traditionalist Guitar? Perchè io penso sia un disco sottovalutato di un altrettanto poco lodato songwriter rock cantautoriale, e tu suoni in un brano se non ricordo male …

JACK SHERMAN

«Sono presente in Put Down The Gun, Two Angels ed eseguo un bel solo live nel brano This Town’s A Riot! Su Put Down The Gun sovraincisi più tardi alcune leggere ma importanti chitarre ritmiche accattivanti: ciò dà un’altra connotazione al brano e sembra che ci siano più chitarristi coinvolti.
Two Angels fu, live, una traccia abbastanza tipica. Suonata con la mia G&L Interceptor.
Sì, Peter ha un gran talento e produce un tipo di rock classico di ottimo livello davvero.»

VENICEQUEEN.IT

Suoni ancora il tuo vecchio materiale? Magari per i tuoi figli o amici?

JACK SHERMAN

«A volte! Mio figlio adora i Chili Peppers (e non perché io ne ho fatto parte). Comunque, l’altra volta stava suonando il primo disco (quello dove compaio) e pensavo “hey, suona proprio bene …” e mi piaceva un sacco!
Ho suonato in diversi dischi abbastanza underground o comunque poco noti come Soundtrack Of My Life di Kimm Rogers [disco folk veramente grazioso misto Morrisette/Kate Bush facilmente reperibile, wikipedia non lo cita ma è presente nella sua sezione di Discogs, ndr]. Lo considero il mio miglior lavoro in studio. Ottimi musicisti e grandi canzoni, e poi è prodotto da Steven Soles che è dietro al mixer anche nel disco di Peter Case che tu mi hai citato.
Ho suonato anche in Notes From The Lost Civilization di Tonio K e nel suo OLE. T Bone Burnett lo produsse. In OLE, Booker T. suona l’organo in un brano che io ho scritto assieme a Tonio K chiamato Maybe There Isn’t

VENICEQUEEN.IT

Il tuo brano preferito dal debut album The Red Hot Chili Peppers? Quale ti divertivi a suonare maggiormente? Sentiti libero di aggiungere aneddoti, se vuoi …

JACK SHERMAN

«Dunque, Mommy Where’s Daddy ha diversi elementi che la rendono speciale. Flea, Cliff e io componemmo la musica con naturalezza e facilità e rapidamente ne facemmo una prova poi tutti assieme. Il suo essere più funky e groovy la rendeva diversa dal restante materiale che virava dal punk intenso fino all’hard rock. Poi quando l’andammo a registrare come demo, fu la prima del cd. Sentii il timbro vocale e il testo. Ne fui veramente colpito e dissi a Anthony quanto rendesse efficace il tutto. Il testo faceva venire la pelle d’oca anche se non era perfetto. Flea decise di interpretare la parte della bimba come fosse un dialogo tra padre e figlia e la cosa era veramente divertente. Ma, quando la registrammo loro chiamarono Gwen Dickey, resa celebre dalla canzone Car Wash dei Rose Royce [una funk/r&b band, ndr] per cantare quelle parti.
Mi piace molto anche Green Heaven perché è tra le più naturali nel cd. Per farti capire, quel solo venne registrato tutto in presa diretta in un canale a sé.
Tornando a Mommy, l’intro e il solo mi vennero a casaccio mentre provavamo. Andy Gill, disse (dopo che io avevo strimpellato qualche minuto così, senza pensarci su) “cosa cavolo sia lo sai solo te, però potresti rifarlo che lo registriamo?”. Lo feci e non avevo idea di come mi fosse venuto fuori. Così lo misi anche alla fine. Ha ha. Sono orgoglioso di quella parte.
Mi piace molto ottenere tutti i tipi di suoni diversi e approcciare in stili e ho avuto modo di dare il mio contributo a quel disco. Grandpappy Du Plenty fu divertente, creare tutto quel sound bizzarro. E Dave Jerden mi disse (il giorno dopo) dopo aver registrato Baby Appeal, che non riusciva a togliersi dalla testa quel riff di chitarra. Ho molto rispetto per Dave e presi quell’affermazione come un gran complimento.»

Copertina
VENICEQUEEN.IT

Più in là i Peppers cambiarono stilisticamente, in un sound sicuramente più ammorbidito a livello rock (non so se hai sentito Stadium Arcadium, per esempio). Con una dose più massiccia di chitarre acustiche e sovraincisioni, queste sonorità ti sono più congeniali di quelle punk rock avvertite nelle prime demo? Perché sappiamo tutto sui conflitti accaduti tra te e Gill contro le idee di Flea e Kiedis

JACK SHERMAN

«Beh, voi sapete quanto avete letto, ha ha! Si può dire che alcuni loro tratti musicali attuali ricordano i miei tentativi di render la musica un po’ più ‘colorata’ e ‘gustosa’ nonostante il loro stile non coincidesse con quella visione di musica che avevo. Nonostante certi brani ‘punkizzati’ tiratissimi siano divertenti, molto. Ma sì, qui [a casa, ndr] abbiamo tutti i loro dischi e nonostante non li ascolto proprio tutti i giorni, li preferisco come sono attualmente soft. Mi è sempre piaciuta questa tipologia di musica ‘graziosa’. In primo luogo mi vengono in mente i primissimi Black Sabbath che sono molto, molto, molto godibili. Adoro sentire un senso antico e profondo nella musica. Che non sia un solo ‘head banging’. Per anni ho preferito Blood On The Tracks [del ’75, considerato come il disco che apre una nuova era dell’artista, dopo averne chiusa un’altra, sembra un paragone con Californication, ndr] di Dylan al suo materiale iniziale degli Anni ’60. E probabilmente ancora oggi mi accade, sono abbastanza open-minded su tutto ora.»

Andy Gill, produttore dell'album di debutto dei RHCP
VENICEQUEEN.IT

Sei ancora in contatto con Flea, Anthony e Cliff?

JACK SHERMAN

«Cliff è uno dei miei amici più intimi nonostante ora molti chilometri ci dividano. Perché nel 2003 mi sono trasferito per venire qui a Savannah. Spero di vederlo nei prossimi mesi, dovrebbe venire qui per passare a trovarmi.
Gli altri ragazzi li beccavo occasionalmente un po’ qui e là a Los Angeles quando vivevo lì. Ma no, non ci sentiamo da anni.»

VENICEQUEEN.IT

Vuoi descriverci i tuoi sentimenti riguardanti il video di True Men Don’t Kill Coyotes in qualche parola? E che ricordi hai di quell’esperienza?

JACK SHERMAN

«Fu divertente. Fu una mia idea di mettere la pellicola al contrario in maniera tale da tornare dentro la sabbia alla fine del video, ha ha. La cosa rimasta più impressa, è che fu una giornata interminabile … cercando di essere creativi. Avendo tutto quel colore fosforescente addosso fu terribile.
La ehm … chitarra che ‘suono’ lì era poco più di un giocattolo con le corde attaccate. Ho pensato “visto che stiamo facendo playback durante queste registrazioni, perché non usiamo una finta chitarra?” … ha ha. Non ho idea di cosa ci facesse in quello studio di riprese.»

La chitarra di Jack Sherman nel video di True Men Don't Kill Coyotes
VENICEQUEEN.IT

Qual è stato il tuo concerto più memorabile? O comunque condividi con noi qualche momento magico passato assieme.

JACK SHERMAN

«Mh, presumo tu ti stia riferendo ai Red Hot.»

VENICEQUEEN.IT

Sì.

JACK SHERMAN

«Quando eravamo in tour, Purple Rain era uscito nei cinema e c’era molta aspettativa intorno a Prince. Un hype che ricordava un pochino i The Beatles. Era un grande. Comunque, Prince usò un club del 1st Avenue a Minneapolis come location del film. Noi ci finimmo a suonare per il tour ed era un posto memorabile, pubblico splendido e il mio gran amico Phil Solem che suonava coi The Rembrandts venne a vederci. Ciò sì, rese tutto piacevole. Essere nei Chili Peppers era molto di più, un continuo sopravvivere per come erano ostili molto spesso nei miei confronti. E perciò non c’era molto spazio per molti altri momenti simili. Però, sforzandomi bene a ricordare, mi vengono in mente anche dei momenti in cui la nostra alchimia musicale funzionò proprio bene. Del concerto a Columbus, Ohio (era presente il padre di Cliff, ed era la città del nostro batterista) ci sono diversi stralci su YouTube. Rimasi sorpreso di come la resa fu buona.»

VENICEQUEEN.IT

C’è qualcosa che vorresti dire ai tuoi fan italiani e ai lettori di VeniceQueen.it?

JACK SHERMAN

«Dunque, spero che la gente possa sempre trovare divertimento nella mia musica, che possano godersela a pieno … e che possa esserci roba che imparino e li ispiri. Sia che siano musicisti che semplici appassionati.
Mi piace pensare a me stesso come una persona che ‘suona per le canzoni’. Mi piace l’aspetto sociale del fare musica. Penso che le band che hanno vissuto come VERA COMITIVA [gioco di parole un po’ intraducibile, ‘Band’ visto nell’accezione sia di gruppo musicale che amalgama di persone, ndr], sono quelle che hanno vissuto di più.
E ovviamente, li ringrazio per il fatto che ascoltano e apprezzano la musica.»

Crediti

Introduzione a cura di Federico Francesco Falco
Intervista e traduzione a cura di Federico Francesco Falco