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Flea: «John Frusciante è un musicista che rifinisce le sue doti costantemente»

“Non sono un tipo religioso, ma credo in un’esistenza divina, credo in Dio. Anche se per me le divinità sono altre, sono gente come John Coltrane, o Billie Holiday, Stravinskij, Bach, Mozart. Il potere della musica è la forza divina più potente. Io sono soltanto uno studente che cerca di migliorarsi giorno per giorno, cerco sempre di fare del mio meglio, costantemente. Infatti, appena esco da qui, andrò subito a sedermi in studio a cercare nuovi arrangiamenti di fiati per il nuovo album dei Chili Peppers”

Inizia sostanzialmente cosi, la chiacchierata tra Flea e The Edge (chitarrista degli U2) all’interno del contenitore streaming di quest’ultimo, Close To The Edge pubblicata lo scorso 1° aprile.
Il bassista dei Red Hot Chili Peppers per l’occasione ha parlato degli arrangiamenti del nuovo album, del rapporto creativo con John Frusciante, di come sia cambiato il modo di gestire la fama e del perchè oggi, non si preoccupi più di vendere milioni di copie di album dei RHCP. Ma anche come si supera la morte di un grande amico.
Di seguito, vi proponiamo i passi più significativi dell’intervista.

The Edge: E’ interessante notare come tu e i Chili Peppers abbiate avuto due esistenze parallele nel corso degli anni, entrambe uniche e così diverse l’una dall’altra. In un certo senso siete molto diversi da noi (U2, n.d.r.), in quanto noi siamo sempre stati gli stessi, sin dall’inizio. Ad oggi, siamo ancora gli stessi di 30 anni fa, mentre voi siete andati incontro a delle perdite tragiche e dolorose, e nonostante tutto non avete mai perso la vostra essenza, siete sempre rimasti più uniti che mai. Non dev’essere stato facile. Avete mai pensato, ad un certo punto, che la vostra avventura insieme fosse giunta al capolinea?
Flea: Ti riferisci alla morte di Hillel Slovak, giusto? Beh, che la nostra avventura fosse finita non mi è mai capitato di pensarlo, anche se ero profondamente scioccato ed addolorato per la morte di Hillel, lo sono ancora oggi. Hillel è stato colui che mi ha spinto ad imparare a suonare il basso. Andavamo a scuola insieme, io all’epoca sognavo di diventare un trombettista jazz. Hillel un giorno mi disse “impara a suonare il basso e unisciti alla nostra rock band, che ne dici?”. Due settimane dopo, mi ritrovai al Troubador di Hollywood a suonare per una battaglia delle band. Credo che questa sia una domanda che anche a voi viene rivolta spesso, ovvero ” come fate dopo così tanti anni ad essere così uniti come band?”. Ed è complicato rispondere, perché il nostro essere uniti si è sempre espresso nel più strano dei modi, abbiamo cambiato membri della band un sacco di volte, e la maggior parte delle volte non so come rispondere a questa domanda, semplicemente sentiamo sia la cosa più giusta da fare, rimanere uniti. Il rapporto tra me ed Anthony è sempre stato la colonna portante della band, correvamo per le strade di Los Angeles da quando eravamo ragazzini, bevendo, drogandoci, rubando nei negozi, procurandoci da mangiare nei modi più strani e disparati. Quando John Frusciante entrò nella band per la prima volta, in un certo senso stravolse questo rapporto che c’era tra me ed Anthony. La sua abilità, come musicista, è sempre stata quella di  elevare le nostre individualità, ad uno stadio molto più elevato rispetto a quello di cui eravamo stati capaci senza di lui.

The Edge: Adoro il suo stile, il suo modo di suonare la chitarra mi affascina, quello che fa è così difficile
Flea: Sai, John è un musicista dalle numerose sfaccettature, le sue influenze sono molteplici, ma la sua abilità di rimanere lucido e concentrato su qualcosa per un lungo periodo di tempo è quello che lo contraddistingue dagli altri. Ha la capacità di migliorarsi, di rifinire le sue doti costantemente, senza perdere la concentrazione e la determinazione. è incredibile.

The Edge: Sono così felice di rivedervi di nuovo insieme, con John Frusciante…
Flea: Ti ringrazio, il suo ritorno è stato fantastico per la band. Mi preme sottolineare che Josh Klinghoffer non ha nulla da invidiare musicalmente e tecnicamente a John Frusciante, anche lui è un musicista incredibile, capace di grandi cose. Solo che a volte capita che, dopo aver stabilito un determinato linguaggio musicale con una determinata persona, per così tanti anni, è qualcosa che non puoi ricreare con nessun altro allo stesso modo, quel modo di fare musica così fluido ed organico. Per questo siamo felici che John sia tornato, non per screditare Josh, assolutamente. Ma la nostra lineup, quella formata da me, Anthony, Chad e John, nonostante le nostre individualità estremamente differenti, I nostri screzi e le divergenze creative, è il nostro punto di forza. Siamo più uniti che mai e ci capiamo in un linguaggio tutto nostro.
Il nostro modo di concepire la musica e di comporre è cambiato moltissimo rispetto a quando ancora non eravamo famosi. Parlo di quando iniziammo a vendere milioni di copie, dal momento in cui le nostre canzoni cominciarono a passare alla radio. Una volta che ti abitui a così tanta popolarità, all’essere trattato in modo così diverso, ad essere accettato in tutti questi luoghi che prima consideravi utopistici, cambi molto come persona. il processo mentale durante la composizione di un album cambia. Sotto l’aspetto creativo, è estremamente difficile non lasciarsi influenzare dalla popolarità, dal fatto che la tua musica deve vendere e debba piacere. Soprattutto oggi, magari sei li seduto in studio, e inizia a suonare un bel riff in do minore, e ad un tratto pensi “un momento, prima di metterlo in una canzone, fammi vedere se piace ai miei followers!”. Il pensiero di voler soddisfare quante più persone possibili è un concetto nobile, il voler toccare quante più anime possibili con la tua musica. Tuttavia, se ti preoccupi troppo di quanti album riuscirai a vendere o meno, la tua creatività, il processo compositivo di un album ne risentirà inevitabilmente in negativo. È questa la sfida più grande e complicata di un musicista famoso.