VeniceQueen.it

RHCP Italian Community since 2004

Acid For The Children in pillole

Il mio (primo) migliore amico, gli hippies e il punk rock

Prima che mi trasferissi a Los Angeles, Stephen Paul, un mio vicino di casa, divenne il mio migliore amico dell’epoca. Suo padre morì poco prima che ci conoscessimo, il mio era in Australia; in qualche modo riempimmo a vicenda il vuoto lasciato dalla mancanza di una figura paterna. Gli altri miei amici erano tutti volgari, rozzi, con loro praticavo sport, facevo scorregge e schiamazzavo di continuo. Stephen invece era l’esatto opposto; con lui passavo delle ore in cameretta a leggere libri come Nancy Drew, Agata Christie, Hobbit, ascoltavamo dischi come il White Album dei Beatles, attività che con gli altri non avrei mai sognato di fare. Ma l’aspetto più affascinante della nostra amicizia era la sensibilità e la dolcezza che c’era tra di noi; con lui potevo essere me stesso, abbassare la guardia, era una sensazione così liberatoria! Sua madre era un’attivista politica, in particolare un’opponente di Richard Nixon. Durante la sua campagna elettorale, il suo convoglio arrivò in città, ed io ero lì sul ciglio della strada con un cartello che recitava “no more Nixon”. Non sapevo una mazza di politica, ma protestare contro quel figlio di puttana fu una bella sensazione.

Quando avevo 10 anni, ricordo che un giorno stavo passeggiando con Stephen, quando ad un tratto vedemmo un mini-van pieno di hippies, li salutammo e urlammo frasi del tipo «Siete grandi! Viva gli Hippies, wohooo!». Non la presero bene affatto, al contrario scesero dal furgone e iniziarono a rincorrerci. Fortunatamente, ci imbucammo in una scorciatoia tra i cespugli e scampammo il peggio.

Crescendo, ed in particolare dopo quell’episodio, nutrii un particolare scetticismo verso gli Hippies ed in particolare verso la loro ipocrita visione della vita, il loro motto “Peace and Love”, apparentemente solo di facciata. Qualche anno più tardi mi avvicinai al punk rock, e mi affascinò subito la sua anima rockettare anti-sistema, la sua integrità populista, in cui trovai conforto, amore ed unione. Il movimento Hippie e quello punk erano entrambi correnti populiste ed anti-sistema, usavano l’arte per dare sfogo ad un’adolescenza frustrata; l’unica differenza era che gli hippies erano degli autentici idioti. Non erano stati in grado, dopo aver raggiunto un tale livello di popolarità, di reggere la sregolatezza, l’intelligenza e la cruda sincerità del punk rock.

George Clinton mi disse che Woodstock rappresentò la fine del movimento Hippie, e che la canzone che meglio rappresentò gli interi anni sessanta fu She’s Leaving Home dei Beatles.