In molti penseranno che John Frusciante sia un uomo fuori di testa: pubblicare cinque album in sei mesi è un’operazione commerciale impensabile, tant'è vero che si è dovuto affidare a delle etichette indipendenti e poco conosciute. Questo album (a nome Ataxia) nasce dalla collaborazione con l’ormai fido Klinghoffer (già presente nei due lavori precedenti) e Joe Lally, bassista e cantante dei Fugazi, una delle più importanti rock band del panorama alternativo americano. Fatta questa doverosa premessa va detto che questo album è uno dei rari esempi in epoca moderna di puro rock psichedelico-progressivo in linea con quello di band storiche come Procul Horum e Pink Floyd. Già il fatto che il disco contenga solo cinque pezzi e duri quasi quarantacinque minuti fa capire la voglia di 70’s che vuole emanare John. Se poi si ascoltano brani minimali come Another, allora si ha la perfetta idea che questo supergruppo sia fuori da ogni logica commerciale. Il primo brano del cd è Dust, lenta nel suo incedere con la chitarra di John che emana un riff che puzza di progressivo lontano un miglio e dove la batteria di Klinghoffer spezza il tempo a tutto il brano. La linea di basso del brano ricorda da vicino i lavori più sperimentali e dilatati dei Fugazi, mentre la melodia acida ne fa un brano vincente. La seconda traccia è la già citata Another, questa volta canta Lally con la sua timbrica vocale dismessa; è sorretto da un rullante di batteria che si ripete lungo tutti i sei minuti del brano e la chitarra del prode John è un arpeggio dolce e molto new wave. Se la successiva The Sides è senza ombra di dubbio il miglior brano del disco, la seguente Addiction risente degli oltre 10 minuti di lunghezza, che la penalizzano in fatto di incisività. In The Sides un pizzico di elettronica corre dietro al basso pulsante di Lally, la batteria di Klinghoffer esercita un ritmo incalzante e la voce di John è decisa e d’impatto. La conclusiva suite Montreal, dedicata all'omonima città canadese, chiude il disco con i suoi dodici muniti di puro approccio sperimentale alla forma canzone: il rock viene destrutturato e ricostruito a servizio di uno dei brani più alternativi degli ultimi anni. Certo questo Automatic Writing è un gran bel disco; i tre musicisti sono molto affiatati e l’idea di continue jam sessions che si avverte ascoltando il cd piacerà a tanti; peccato che in alcuni casi la lunghezza dei brani e la ripetitività di alcuni passaggi annoino e stucchino facendo perdere quella tensione costante che emana la chitarra di un ispiratissimo John Frusciante. Quasi capolavoro.*sir psycho sexy*





















