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The Red Hot Chili Peppers [1984]

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The Red Hot Chili Peppers [1984]Un po' come tutti gli esordi, anche in questo The Red Hot Chili Peppers si sente tutta la voglia di far esplodere la creatività inespressa in anni di gavetta, ed allo stesso tempo l’urgenza di comunicare in musica emozioni e sensazioni varie. Purtroppo va subito premesso che questa prima prova non riesce nell’intento di attirare l’attenzione verso un pubblico di massa, per varie cause: la prima sta sicuramente nel fatto che sia Anthony Kiedis che Flea hanno dovuto ripiegare su due musicisti che non rappresentano la fisicità della musica che i RHCP riusciranno in futuro a sprigionare nei loro brani, secondo la produzione ragionata, estremamente ragionata di Andy Gill  (leader dei Gang Of Four, storico gruppo funk\rock britannico di fine anni ’70) non ha dato la possibilità alla band di trasmettere all’ascoltatore quel groove (al meno per gran parte dell’ LP) , ritmo e potenza che una produzione di maggior livello avrebbe assicurato.

E' difficile anche a distanza di venti anni accreditare ai Red Hot il frutto del lavoro nonostante la dicitura della copertina; a prescindere da questo però qui ci sono i semi di quella miscela di punk, funk, rock e rap che ben presto diventerà marchio di fabbrica indelebile che renderà il monicker dei Peppers popolarissimo in tutto il globo. L’apertura del disco e affidata a "True Man Don’t Kill Coyotes", pezzo dalla struttura semplice ma dotato di un groove che ammicca al funk thrash lasciando spazio però anche ad un pizzico di punk; la successiva "Baby Appeal" parte con un riff di Sherman per poi continuare con una strofa rappata per poi esplodere definitivamente nei cori del ritornello. Se "Buckle Down" fatica ad entrare in testa all’ascoltatore anche più volenteroso, la successiva "Get Up And Jump" è un po' il manifesto in salsa rap del gruppo dove finalmente si sente un certo feeling tra i quattro musicisti, dove basso e batteria si inseguono con un ritmo ballabilissimo mentre Kiedis velocissimo sciorina un testo che inneggia al cazzeggio totale, all’utilizzo del fisico come forma di comunicazione e dove il messaggio del ritornello si fa esplicito. Se la loro prima cover ufficiale ("Why Don’t You Love Me" di Hank Williams) lascia perplessii, la successiva e funkeggiante "Green Heaven" utilizza il linguaggio del rap come forma di denuncia sociale, seppur la batteria di Martinez sembra suonare un altro brano, Sherman rasenti l’imbarazzante e Flea si sia preso una pausa, il brano colpisce per il testo “impegnato”.

Il disco continua sul funk sgangherato e jazzato (con tanto di cori femminili) di "Mommy Where's Daddy"  passando per "Out In L.A". il primo brano scritto da Flea e Kiedis, presenza fissa dei primi concerti della banda. Lacanzone si fa apprezzare per l’urgenza musicale di trasmettere il messaggio del “dolce far niente” e la base solida sorregge al meglio la voce di Anthony. Se il basso splappato di Flea convince a pieno nella brevissima (ma intensa) "Police Helicopter " la successiva "You Always Sing The Same" esprime in neanche dieci secondi tutto il peggio raggruppato nel disco, mentre va solo leggermente meglio per la conclusiva strumentale "Grand Pappy Du Planty" che chiude in “bellezza” l’album.

Difficile, forse impossibile stabilire se con Slovak alla chitarra e Irons alla batteria il disco sarebbe risultato più convincete, fatto sta che subito dopo il brevissimo tour di supporto Flea ad Anthony licenzieranno il modesto Sherman alla chitarra per richiamare Slovak. Per quanto riguarda la produzione le parole del singer dicono tutto: “Gill era convinto che occorreva utilizzare drum machine al posto della tradizionale batteria, perché quello era il suono che allora trasmettevano alle radio. Alla fine stravolse il nostro sound per uniformarsi a quell’ideale radiofonico, fu un disastro!” Concludo consigliando l’acquisto solo ai fan più scatenati, per chi si vuole avvicinare alla musica del gruppo questo The Red Hot Chili Peppers non è certo il massimo, almeno che il vostro salvadanaio non sia bello pieno ...

*sir psycho sexy*

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