«Il secondo album è sempre il più difficile, nella carriera di un’artista»: con queste parole il rapper italiano Caparezza enfatizzava il suo secondo lavoro in studio, esordizzandone l'uscita. Si può dire che tale affermazione è ben applicabile nel caso Freaky Styley (il secondo LP dei Red Hot), uscito nel 1985. Dopo lo scarsissimo riscontro di critica e pubblico del primo omonimo album, il gruppo cambia chitarrista (entra uno dei fondatori, Hillel Slovak), si cambia produttore (arriva l’ex Parliament e Funkadelic - George Clinton al posto di Andy Gill, "troppo inglese" per i quattro) e studio di registrazione. Il gruppo per mettere su nastro il nuovo materiale infatti si sposta in una “farm” nella periferia losangelina e lì riesce ad emanare, grazie alla saggezza produttiva di Clinton, i primi veri segnali di quel power funk-punk-rock che il gruppo perfezionerà in seguito. C’è anche da premettere che lo scarto tra il buono e il cattivo è ancora troppo elevato se l’opener "Jungle Man" scivola via piacevolmente con il basso pulsante di Flea e un buon riff funk di Slovak e già la successiva "Hollywood" (cover rivisitata anche nel titolo visto che il brano originale dei Meters si chiamava Africa) risulta meno incisiva e scartabile dopo pochi ascolti. Più ritmata e piacevole "American Ghost Dance" col suo groove funk-rock; deliziosa invece la cover di "If You Want Me To Stay" di Sylvester Stewart, uno degli inni funk degli anni ’70. Al quinto brano si arriva al primo vero esempio di crossover del gruppo: "Nevermind". Il brano racchiude l’irruenza punk e la melodia rock, il ritmo funk accompagnato dal cantato isterico di Kiedis. La title-track e una semi-strumentale di grande vigore esecutivo, mentre "Blackeyed Blonde" diventa con il suo incedere rock il nuovo cavallo di battaglia delle future esibizioni del gruppo.
Mentre due pezzi “fusi” come "The Brothers Cup" e "Battleship" sono “evitabili” e poco incisivi, va un po' meglio per l’oltraggiosa (più nel testo che nella base) "Lovin’ and Touchin’". Uno dei picchi creativi arriva con "Catholic Shool Girls Rule," che in nemmeno due minuti racchiude tutto il punk selvaggio e ritmato dei Gang Of Four e il cui testo è il vero testamento sessuale della combriccola. Il finale dell’album vede in "Sex Rap" qualcosa come uno scarto del primo LP. Va solo poco meglio per "Thirthy Dirty Birds" mentre la traccia di chiusura ("Yertle The Turtle"), che nel testo trova una citazione di una famosa fiaba di Theodore Geisel, si fa apprezzare per un testo sgangherato e per una melodia vincente.
Nella ristampa (assolutamente da avere) si apprezzano la long version di "Freaky Styley" e “l’inedito” "Millionaires Against Hunger", brano all’epoca censurato dalla EMI (il testo di scaglia contro un certo modo di far beneficienza da parte delle pop stars dell'epoca) e poi riproposto nell’ EP Unbridled Funk For Your Soul. Insomma in Freaky Styley l’ascoltatore trova tutta la semplicità e la creatività dei Red Hot prima maniera, quelli pieni di groove e assoli funk con la sezione ritmica (ottimo il lavoro alla batteria di Martinez oltre a quello del già citato Flea al basso). Allo stesso tempo si notano le stesse ingenuità compositive che avevano reso l’esordio trascurabile. Bello a metà.
*sir psycho sexy*





















