One, Two, Three, Four. Comincia con un sussurro l'avventura solista di John Frusciante, che ben presto si rivela un viaggio nel profondo della sua anima, nel dolore, nella disillusione di un ragazzo che fino a qualche tempo prima era il chitarrista di una band come i Red Hot Chili Peppers, e che con loro aveva composto due album e ridato vita al gruppo stesso dopo la perdita di Slovak. E anche in questo caso di perdita si tratta, perché ascoltando le diverse tracce di questo doppio lavoro solista ci si rende conto di quanto lo stesso John sia perso nei meandri della propria mente, nelle sue paure, in un mondo parallelo a tutto ciò che consideriamo normale. In effetti, di "normale" in Niandra c'è ben poco, perché le note sembrano più volte non avere un senso, così come la voce straziante di John, che passa da toni acuti a lamenti, a un canto sgraziato e apparentemente senza significato, assumendo uno stile ben lontano dal Frusciante che il mondo aveva imparato a conoscere. Le canzoni si susseguono dolorosamente l'una all'altra, e ciò che colpisce principalmente nell'album è la straordinaria atmosfera allucinata e rabbiosa, che traspare nella cover di "Big Takeover", ipnotica e dai toni quasi orientaleggianti, nelle distorsioni e negli echi di "Running Away Into You", una delle canzoni più particolari del primo disco, o nelle urla di "Blood On My Neck From Success". "Your Pussy Is Glued To A Building On Fire" è forse una delle tracce più toccanti, dove chitarre in reverse accompagnano la voce disperata di John fino alla melodia finale. "Ten Butter To Blood Voodoo" è la canzone che conclude la parte "concreta" dell'album, che fino ad allora aveva conservato, seppur vagamente, una forma. Forma che si sfalda completamente nelle varie Untitled, che rappresentano il definitivo distacco dalla realtà e l'incamminarsi nella parte malata di Frusciante, perdendo ogni contatto col mondo. Un esempio su tutte l'allucinante Untitled #8, dove voci angoscianti, urla improvvise e risate provenienti dal nulla accompagnano la chitarra sempre più distorta di John, proiettando sull'ascoltatore i fantasmi della sua mente, gli spiriti che più volte lo visitano durante i suoi deliri. È ovviamente impossibile dare un titolo alle varie tracce che si susseguono, perché loro stesse sfuggono ad ogni definizione, quasi come se si fossero create da sole.
Non è un album facile. Nonostante possa sembrare apparentemente senza senso, cacofonico e irritante, ascoltandolo con più attenzione ci si rende conto di quanto sia intenso e sofferto, e tutto acquista significato. Niandra è l'inizio della tragedia, l'autodistruzione di un uomo che cerca un rifugio nella sua mente e nella droga sino a sfigurarsi completamente, la paura di fronte ad un mondo ostile e troppo diverso da lui, un viaggio doloroso ma estremamente affascinante.





















