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Inside Of Emptiness [2004]

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Inside Of EmptinessDopo averci stupito con il progetto Ataxia e aver pubblicato gli scarti di The Will To Death nel deludente DC EP, il nostro caro vecchio John spiazza tutti i fans con questo Inside Of Emptiness grazie ad una decisa virata verso il rock. Infatti, se i lavori precedenti privilegiavano arpeggi di chitarra lenti, melodici e testi introspettivi, questo nuovo lavoro è composto da robusti riff e da un cantato decisamente più aggressivo rispetto allo standard del chitarrista. Accompagnato sempre dal fido Josh Klinghoffer (che qui suona in quasi tutti i pezzi batteria, basso e tastiere), il disco parte con la grezza ma efficace What I Saw: il riff di chitarra è incisivo per tutta la durata del pezzo, accompagnato inoltre da una sezione ritmica robusta per quattro minuti spaccati, quasi al limite del rock industriale. Se The World’s Edge è più dismessa anche nelle liriche, le seguenti Inside A Break (probabilmente il miglior pezzo dell’intero lotto) e A Firm Kick riprendono la strada del pezzo d’apertura seppur la seconda sia una ballata mid-tempo piena di sintetizzatori e tastiere. Basterebbero queste prime quattro tracce a lasciar decisamente spiazzato l’ascoltatore ma se i sei minuti abbondanti del rock cantautorale di Look On non bastano, arriva cosi Emptiness: la batteria incalzante e decisa mette in rilievo la ritmica della traccia in questione per poi esplodere in un ritornello che avrebbe potuto avere anche una buona visibilità commerciale se il pezzo fosse stato estratto come singolo. Se I’m Around è considerato da chi scrive il pezzo più debole dei dieci, John decide nella traccia successiva di affrontare con la sua consueta naturalezza il tema del satanismo (che abbia seguito le vicissitudini italiane delle “Bestie di Satana”?) in 666 (guarda caso il numero che rappresenta il diavolo). Qui scopriamo un John alquanto incavolato che, visto il tema trattato dalla song, si permette una u lunga serie di urli indemoniati (chissà come hanno goduto le sue corde vocali??!!). Il disco si chiude con la rapida Interior Two e l’ottima Scratches dove John sembra voler costruire un ponte che, dai suoi primi album da solista, ci riconduce in questo bellissimo viaggio di quasi quaranta minuti dal quale, alla fine, è difficile staccarsi. Per concludere va precisato che Inside Of Emptiness non è un disco studiato per vendere bene o per essere passato alle radio: il rock di Frusciante, seppur a tratti molto semplice e melodico, non è mai di facile impatto e sicuramente questa sua nuova fatica non porterà al chitarrista dei Chili Peppers nuovi fans. Un disco bellissimo, solare a tratti, che lascia l’ascoltatore spiazzato, come già citato sopra. Una nuova promozione per il nostro John.

*sir psycho sexy*
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