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Home News I 10 migliori video (secondo il nostro sindacabile parere) dei Red Hot Chili Peppers

I 10 migliori video (secondo il nostro sindacabile parere) dei Red Hot Chili Peppers

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35 anni.
Diamine, così tanti?
Che cosa ci potrà mai essere di altrettanto lungo? Quale situazione, fenomeno o evento continuativo può resistere fino a 35 anni? Cosa può continuare per così tanto, e dare l’impressione di non essere mai alla fine, anzi, di stare ancora per cominciare?
Poche cose, sicuramente. E badate, esistono altre band che hanno superato il traguardo, ma si parla comunque di gruppi che hanno scolpito il loro nome nel pantheon musicale. Band oramai giunte all’affermazione. I Red Hot Chili Peppers no. I Red Hot Chili Peppers si ostinano. I Red Hot Chili Peppers continuano. I Red Hot Chili Peppers sono arrivati alla loro terza generazione, dovendo preoccuparsi ancora di dover soddisfare le aspettative, come se fossero ancora esordienti: ed i numeri lo dimostrano. Non si va ad occupare stadi per concerti monumentali, no. Si gira per i festival, per le varie iniziative di piccolo-medio taglio. Nei moderni Woodstock insieme ad una pletora sconfinata di artisti emergenti. Andando comunque incontro ad un tour de force che l’età non può più permettere. Ma loro sono lì. Anzi, NON sono lì, visto che continuano a muoversi, continuano nella loro esistenza a combattere, a doversi affermare. I Red Hot Chili Peppers sono, oramai, come una persona che tutti quanti impariamo a conoscere, che tutti oramai consideriamo viva e dinamica. Che continua ad evolvere, che non giunge mai ad un punto di cristallizzazione. Sono un fratello, un cugino, un padre. Una famiglia. Ed in 35 anni, i nostri affezionati hanno continuato ad imprimere la loro firma non solo attraverso le loro canzoni, ma anche attraverso i loro video musicali.
Quale miglior modo di celebrarli, se non attraverso una top 10 dei loro migliori video?

10. DANI CALIFORNIA
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Questo piccolo gioiellino ha poco a che vedere con il testo della canzone, che narra l’epilogo delle vicissitudini di Dani, personaggio fittizio che incarna tutte le donne che sono state con Anthony Kiedis, introdotto in Californication e By The Way. Attraverso l’espediente visivo dell’interpretare ed introdurre progressivamente tutte le figure più rilevanti del rock, partendo dai 50’ (Elvis) arrivando agli ultimi del 90’ (Nirvana), i peperoncini non solo vi rendono omaggio, ma “umilmente ringraziano” per averli influenzati al punto da divenire ciò che sono (come mostrato, per l’appunto). Un grandioso modo di celebrare. Un grandioso modo di celebrarsi.

09. THE ADVENTURES OF RAINDANCE MAGGIE
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30 Gennaio 1969. Sul tetto della Apple Records i Beatles suonano il loro ultimo concerto. Lì, sul tetto della Apple Records, la loro celebre casa discografica. E lì, nella loro piccola strada di Londra. Una dichiarazione di affetto, un modo per dimostrarsi ancora ancorati al passato, per dimostrare di essere ancora legati al proprio ombelico del mondo. Questo era ciò che significava per i Beatles.
30 Luglio 2011. Sul tetto di un edificio di Venice Beach i Red Hot tornano a mostrarsi. Si rialzano dalle macerie dell’abbandono di John, e, come una fenice, risorgono, più muscolosi e vivi di prima. Così come per i Beatles, questa piccolo video funge da manifesto: non solo si rende oramai chiaro il senso di appartenenza dei nostri, nei confronti di quella Venice Beach, situata in quella California che per tanti pomeriggi è stata anche casa nostra. Non solo questo. Il video lo rende più che mai chiaro: alternando sprazzi della loro esibizione, si dà spazio alla gente che, lontana o vicina, sta conducendo la propria vita. Ed il messaggio è manifesto: la compagnia di Kiedis è oramai entrata a far parte del tessuto sociale che compone Venice Beach. I Red Hot Chili Peppers sono un evento che è fantastico tanto quanto quella dolce famigliola che va a farsi un bagno al mare, o quanto quel mendicante che continua a suonare per l’elemosina. Un segnale d’amore e di appartenenza nei confronti della quotidianeità che li ha accompagnati da sempre.

08. TELL ME BABY
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Avanzando con la classifica, ci si rende conto che c’è un pattern che unisce i summenzionati video musicali: l’umiltà e la gratitudine. E Tell Me Baby non fa eccezione.
«Tell me baby riguarda quell fiume di persone che scorre ad Hollywood», citando Anthony. Riguarda quel popolo di sognatori che si lascia alle spalle il mondo di disillusione che lo circonda, e si fionda ad Hollywood per perseguire il proprio obiettivo. Ma che non ci riesce.Ecco, questo è una sorta di grande omaggio della band per chi fallisce, per chi ha perso, per chi perderà. E lo fa nel modo più genuino di sempre: alterna piccoli provini di aspiranti musicisti, inserendo nella mischia, mettendo allo stesso livello, anche i componenti della band, creando così una genuina intersezione, che culmina, in piena linea con la natura dei nostri peperoncini, in una grande festa, che suona molto come un modo per mandare a quel paese tutti quelli che hanno snobbato i commensali.
Una grandiosa festa di liberazione.

07. CAN'T STOP
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Un inno alla dinamicità, alla caparbietà, alla frenesia. Questo era la "Can’t Stop" canzone. Il video, invece, prende una direzione simile, ma estremamente concettuale. Basandosi sulle opere d’arte di Erwin Wurm, ciò che I Red Hot mettono in scena sono episodi di pura estetica, di estremo movimento; i Red Hot diventato sculture che si oppongono alla loro staticità, al loro essere statuari. E’ un’ideale che fa rabbrividire: statue che non accettano la loro natura, come se noi uomini ci opponessimo alla forza di gravità. E pensandoci, è un concetto che aderisce perfettamente alla filosofia del gruppo: mai arrendesi, mai fermarsi, essere spediti in qualunque scelta, per quanto impossibile essa sia.

06. AROUND THE WORLD
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Un basso tuonante, una chitarra folgorante, una batteria imperante, una voce assordante.
Poi silenzio, ordine al caos.
Così si apre il pezzo, ed è così che potremmo descrivere il video ufficiale del suddetto. Un perfetto saper gestire emozioni, pensieri e sensazioni quali il caos, la pulsione sessuale, l’inibizione e lo sfrenato amore per la vita. La chiave di lettura del video consiste nel montaggio: i nostri aficionados si uniscono, si amalgamano, si completano e si scompongono, in un tripudio di sinergie fatto sia da colori così caldi da accecare, che così cupi da far tremare.
E poi, vedere Anthony girare vorticosamente su di un cubo intonando il “Ding deng dang dong” vale da solo tutto il video.

05. BY THE WAY
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Taglio cinematografico, ritmo frenetico, trama divertente. Cosa si potrebbe esigere di più?
Il video di By The Way ha l’arduo compito di compensare ciò che il testo della canzone cerca di comunicare: un miscuglio di piccoli, frammentari ed incessanti rimandi alla vita della città degli angeli. Ovunque si guardi, in ogni anfratto, ci si più imbattere in una storia: dal ladro che minaccia il malcapitato di turno, alla coppia di innamorati che si apparta, ai bambini che giocano per strada, ai turisti in visita. Questo è un resoconto immediato, e, se vogliamo, quasi à la James Joyce, un flusso di coscienza ininterrotto che ci catapulta in uno stato d’animo che riflette l’identità della città. Il video si occupa di fornirci tutta la frenesia ed il travolgimento di cui si carica il testo: ed ecco che abbiamo inseguimenti in auto, deliri d’idolatria, salti funambolici nel bel mezzo del traffico losangelino. Un video che alza di gran lunga l’asticella, e si dimostra molto più propenso all’intrattenimento, evitando di risultare asettico e fine a sé stesso.

04. UNDER THE BRIDGE
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La conosciamo tutti, a detta di molti è la loro migliore.
"Under the Bridge", quella che suonerebbe a tutti gli effetti come il testamento che Anthony avrebbe lasciato ai posteri se non avesse cominciato a cambiare vita.
Una richiesta straziante d’aiuto che per tutta la durata del pezzo mantiene in ballo una sottile allegoria che fino alla fine riesce a rendere dubbioso l’ascoltatore.
Anthony, in pressappoco tutta la canzone, non fa altro che tessere un’ode nei riguardi della sua città, Los Angeles. Per tutta la canzone Anthony resta protetto in questa città, ma al contempo tragicamente intrappolato. La Città, d’altronde, non è altro che la sua dipendenza, che tante volte lo ha scaldato, e tante lo ha abbandonato.
Ed è così che il video si rivela: per tutta la sua durata, Anthony segue quello che lascia trasparire superficialmente il testo della canzone, salvo poi ribaltare ogni certezza sul finale; nella oramai celeberrima sequenza conclusiva, il nostro scappa verso la telecamera, scappa dalla sua città, scappa dal suo carceriere, mentre sullo sfondo quest’ultima viene bombardata da aerei da guerra.
Il video risulta molto meno appetibile rispetto agli altri, visto che esteticamente tende ad essere molto più acre e “stonato” con sé stesso, ma è tutto un ulteriore livello di narrazione che coinvolge l’estetica: il video risulta poco gradevole perchè poco gradevole è la condizione del cantante.
Anthony è salvo, noi, dall’altra parte, siamo il motivo che lo spinge verso la nostra direzione. Noi siamo la sua salvezza.

03. OTHERSIDE
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Altro giro, stessa cosa.
"Otherside", così come il precedente video in classifica, è estremamente aderente con il significato della canzone: essere dall’altra parte, oltre la dipendenza, ma così vicini da poterci di nuovo ricascare, come quando ci si avvicina troppo alla gabbia dei leoni.
Ed anche in questo caso, la resa visiva lascia sgomenti: Anthony non è il protagonista della clip, poichè giustamente è dall’altra parte, mentre il ragazzo che si ritroverà a dover fronteggiare tutte le insidie presenti del video è un attore che non conosciamo, un volto totalmente non familiare, a riprova del fatto che TUTTI NOI potremmo vestire quei panni, che TUTTI NOI potremmo essere al suo posto. Noi siamo quell’attore.
E come si mette in scena un incubo terrificante, dal quale non puoi uscire, poichè ogni elemento con cui si ha a che fare è contro di te? Come si mette in scena una situazione del genere? Semplice, unendo Escher, Lynch e Tim Burton.
Il video comincia con un risveglio, e si evolve seguendo di pari passo I riff malinconici della traccia, diventando claustrofobico ed ansimante non appena si odono le prime note dell’assolo finale; la conclusione combacia perfettamente con l’inizio, rendendo così chiaro il concetto di “cerchio perfetto”. Un circolo vizioso che non sarà mai destinato a finire, che lascia lo spettatore con l’amaro in bocca, gli occhi lucidi e le budella in mano.
Prendendo in prestito lo stile ed i luoghi topici dei summenzionati artisti, ciò che ne risulta è un’ottimo prodotto, che vale la pena di essere visto anche solo per l’immensa estetica e cura al dettaglio.

02. CALIFORNICATION
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Il cielo blu fiabesco dell’urbe losangelina, il tono etereo e all’apparenza incantato dato dallo stile cartoonesco su cui si basa l’intero video.
Tutta menzogna. Il testo del pezzo è di un ermetismo unico: tra citazioni pop e critica sociale, si addossa l’arduo compito di condannare la deriva comportamentale verso la quale la città, la culla ed il nido dei nostri beneamini, si sta dirigendo. Una società plastica, lobotomizzata e botulinizzata, che nonostante diventi sempre più popolata, si ritrova sempre più vuota e spoglia. Il video, per contrari, riesce a comunicare perfettamente ciò che il pezzo sta ad indicare, usando l’espediente dei personaggi da videogame, al fine di indicare la sempre più plastificata direzione verso la quale la città si muove, ed attraverso le atmosfere idilliache, il mondo di sature apparenza e perfezione sul quale si erge. Un pezzo profondo, un video che ancora oggi fa parlare di sè, iconico come pochi altri videoclip realizzati nell’intera storia del rock.
Un capolavoro generazionale.

01. SCAR TISSUE
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Dedicargli lo spazio misero di una “semplice posizione  in classifica” è riduttivo, oltre che oltraggioso.
"Scar Tissue" vincerebbe a mani basse tra tutti per la finezza tecnica con cui è stato realizzato: fotografia perfetta, montaggio funzionale, regia impeccabile. Ma andiamo in ordine: Scar Tissue è il binomio con cui si possono sintetizzare I RHCP, è il bagaglio identitario che li precede, è la loro storia, la loro eredità e la loro maledizione. Scar Tissue è il ricordo tragico che ti assale e ti perseguita per anni, è quel pensiero doloroso verso il quale la tua mente migra, benchè consapevole dello strazio cui si va incontro. Scar Tissue descrive tutte le tragedie e le perdite che i nostri protagonisti hanno dovuto sopportare.
Il video ci presenta dei Peppers sfatti, rattoppati, feriti e malmessi, in viaggio. Una metafora perfetta. Il loro volto è sereno, benchè ancora crucciato dal terribile passato che li ha ridotti nello stato in cui si trovano, e la strada non è altro che un modo elegante per rappresentare il loro cammino artistico, misterioso, a noi ignoto, che però sembra l’unica direzione salvifica. L’assolo poi, anche preso da solo, basterebbe a far salire la canzone in vetta nella classifica, e non per la parte tecnica, visto che non si discute di ciò in questa sede. L'assolo costituisce la parte migliore del video, poichè pur essendo essenzialmente muto, riesce ad essere più eloquente di migliaia di parole. Le note conclusive della chitarra di Frusciante affondano la loro solennità nelle nostre carni: suonano come coltellate, note che, come urli laceranti dilaniano il corpo e la mente. E la chitarra di John non è altro che questo. E non a caso è spezzata.
La chitarra di John è la materializzazione del dolore, dell’incredibile sfiancante strazio che li colpisce. Dolore che, imbrigliato, viene adoperato per tessere le note dell’assolo, che viene dunque convertito per un fine più nobile, più elevato. Al termine di ciò, tutto finisce. L’assolo perforante non fa altro che purificarci, per assolverci e redimerci.
Il dolore è finito. Il dolore è passato. Il dolore è inutile.
Il dolore si getta via.
Articolo a cura di Francesco Abruscato
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Ultimo aggiornamento Martedì 01 Agosto 2017 11:53  

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