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Home News Flea scrive al Time: «la tentazione alle droghe è una puttanata»

Flea scrive al Time: «la tentazione alle droghe è una puttanata»

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FLEA: LA TENTAZIONE DELLE DROGHE È UNA PUTT*NATA

L’overdose da sostanze stupefacenti uccide più di 64.000 persone all’anno, ed è la causa maggiore di morte per gli americani under 50. Per documentare la devastante crisi da oppiacei in America, TIME ha inviato il fotografo James Nachtwey e il vice direttore alla fotografia Paul Moakley in tutto il Paese per raccogliere testimonianze dai coloro che lo hanno vissuto in prima persona. Il risultato, “The Opioid Diaries” è una testimonianza visiva di un’emergenza nazionale e un’esortazione ad agire.

Sono stato vicino all’abuso di droghe sin da quando sono nato. Tutte le persone adulte nella mia vita ne facevano uso per allievare i loro problemi, quindi alcool e droghe erano dappertutto, sempre. Ho cominciato a fumare marijuana all’età di 11 anni, e la mia adolescenza procedette pippando, bucandomi, fumando e ingerendo droghe.

Ho visto tre dei miei più cari amici morire di overdose prima dei 26 anni, e ci sono andato vicino anche io. Tutto ciò mi portò a desiderare di essere un buon padre, mi ispirò un senso di autoconservazione, e nel 1993 (all’età di 30 anni) capii finalmente che le droghe mi stavano distruggendo e privandomi della mia forza vitale. Da allora smisi di usarle per sempre.

La tentazione della droga è una cosa infame. Per tutta la vita ho passato periodi di agitazione terribili: una rigidità allo stomaco che riduceva il cervello in una gelida morsa. La mia mente ronzava continuamente, non riuscivo a mangiare o dormire, ed ero intrappolato in un vuoto di disperazione che sembrava essere infinito. Cavolo, la droga sistemava tutto in un attimo.

Una volta che apri la porta all’abuso di droghe, loro sono sempre lì, ti seducono per metterti a posto il cervello. Potevo meditare, fare esercizio fisico, pregare, andare da uno strizzacervelli, lavorare pazientemente ai miei problemi relazionali; oppure potevo semplicemente andare da un pusher, comprare una busta d’erba e risolvere tutto e subito con 50$.

Ciò che ho imparato è ad essere sempre riconoscente al mio dolore. Questo modo di pesare mi ha aiutato a scacciare la tentazione delle droghe.

Non uscivo guarito dai centri di riabilitazione. Ho fiducia con tutto il cuore in organizzazioni come AA, ma non era ciò che faceva per me. Quello che più ha funzionato per me è stato imparare che il modo migliore per crescere è quello di toccare con mano coscientemente cosa significa passare tempi duri. Avevo un forte desiderio di stare bene, di amare, e realizzai che avrei dovuto passare momenti difficili per raggiungere ciò che volevo. Realizzare ciò non fu per niente facile, ma mi permise di avere più fiducia in me stesso. Una mente pulita mi ha permesso di passare dall’altra parte, ed è li che ho trovato successo, gioia e forza di andare avanti.

Ma tempo fa, quando facevo il ladruncolo e il ragazzaccio per le strade di Hollywood, e facendomi di qualsiasi droga esistente, i pericoli erano ben chiari. Sono stato beccato dalla polizia, ferito dai pusher, sono andato in overdose, ho camminato per strade pericolose, con gente che girava con la pistola nell’oscurità. Entrare in questo squallido mondo malato era ovviamente pericoloso.

Ma cosa faresti se il tuo pusher fosse qualcuno di cui ti fidi da bambino, e che ti promettesse di farti stare sempre bene? Molti di quelli che oggi soffrono furono introdotti alle droghe dai loro operatori sanitari. Quando ero bambino, il mio dottore era solito darmi una caramella dopo un controllo. Adesso ti rilasciano una ricetta. E non è facile sconfiggere la tentazione quando la persona che ti fornisce la droga è il tuo dottore, perché di solito non si contraddice un dottore quando ti prescrive qualcosa.

Qualche anno fa mi ruppi il braccio mentre ero sullo Snowboard e mi dovetti operare. Il mio dottore mi rimise in sesto alla perfezione, e grazie a lui posso ancora suonare il basso con tutto il mio cuore. Oltre a ciò, tuttavia, mi diede dell’Ossicodone da prendere per due mesi, quattro volte al giorno. Ero sballato di brutto dopo aver preso quei medicinali. Non calmavano soltanto il mio dolore fisico, ma anche quello sentimentale. Ne presi solo una al giorno, ma non fui comunque presente abbastanza per i miei figli; il mio spirito creativo era in crisi e divenni depresso. Smisi di prenderli dopo un mese, ma avrei potuto benissimo averne quanta ne volevo.

Persone sanissime divennero dipendenti da tali medicine e finirono col morire. Avvocati, idraulici, filosofi, celebrità – la tossicodipendenza non guarda in faccia a nessuno.

Talvolta c’è ovviamente bisogno degli antidolorifici, ma i medici dovrebbero essere più accorti nel prescriverli. Così come è ovvio che ogni prescrizione di medicinali a base di oppio dovrebbero includere un monitoraggio del paziente e una percorso riabilitativo in caso di dipendenza. Le grandi case farmaceutiche potrebbero sovvenzionare questo meccanismo con una percentuale dei loro enormi guadagni.

La dipendenza è un disagio crudele, e la comunità medica, insieme al Governo, dovrebbe aiutare di più chi ne ha bisogno.

La vita fa male. Il mondo è spaventoso, ed è più facile fare uso di droghe che andare avanti soffrendo, con preoccupazioni, ingiustizie e delusioni. Ma cominciando con l’avere gratitudine per i momenti difficili, e valorizzando le lezioni che le difficoltà c’insegnano, abbiamo l’opportunità per sconfiggere tali difficoltà e stare meglio, essere più felici e vivere al di sopra della forte tentazione della tossicodipendenza.

 

Fonte: time.com
Traduzione a cura di: Vincenzo Fasulo

 

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Ultimo aggiornamento Venerdì 23 Febbraio 2018 08:10  

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