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Home News Acid For The Children In Pillole: Walter il libertino / Il coraggio di mia madre

Acid For The Children In Pillole: Walter il libertino / Il coraggio di mia madre

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ACID FOR THE CHILDREN IN PILLOLE
EPISODIO 2: WALTER IL LIBERTINO / IL CORAGGIO DI MIA MADRE

«Adoravo il fatto che Walter, il compagno di mia madre, fosse un tipo così libertino.
Era anti-autoritario, mi parlava da amico, con parole come “figo” e “figlio di puttana”, in un modo così diverso da mio padre che invece mi ha sempre insegnato a parlare in modo composto. Il muro di regole che mi si era creato attorno crollò in men che non si dica quando andai a vivere con lui (Walter) e mia madre. Lui era un musicista jazz, suonava il contrabbasso; e ciò cambiò la mia vita in maniera irreversibile. Ci sono cose nella vita che ricordi con la vista, altre con l’udito, l’olfatto, il tatto. Alcuni ricordi, tuttavia, sono così profondi, così violenti, che ti trasformano completamente, ti inebriano tutti i sensi, come se ti stesse parlando Dio in persona.
Avevo 8 anni, Walter e mia madre organizzarono una festa nella nostra nuova casetta; c’era una marea di cibo, alcol, odore di marijuana dappertutto; le persone presenti erano molto diverse tra loro, e questo mix di diverse etnie fu una delle parti di quella nuova vita che apprezzai di più. Nella stanza da pranzo c’erano degli strumenti musicali pronti per essere suonati, un discreto set di batteria, qualche tromba ed il contrabbasso di Walter. […] ad un certo punto si avvicinarono agli strumenti e cominciarono a suonare “Cherokee”, e one, two, three, four, BAM! Rimasi senza fiato, ero sospeso nell’aria, quella musica, onde di luce mi percorrevano lungo il corpo, rotolavo sul pavimento e ridevo, correvo lungo la stanza come un forsennato, ero in una sorta di estasi, non avrei mai potuto immaginare che esistesse qualcosa che mi facesse sentire così bene. […] Se Mosè avesse spartito le acque di fronte a me in quella stanza, o se il mio cane avesse cominciato a parlare la nostra lingua, non avrebbero comunque raggiunto la straordinarietà di quella musica. Da quel giorno, le sensazioni che provai in quella stanza mi spinsero a cercare qualcosa del genere dentro me stesso, mi avvicinarono alla musica per sempre.»

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«Cresciuta in un’Australia provinciale, mia madre si trovava adesso a vivere una vita da casalinga newyorkese, il tipo di vita del “alle 7 tutti a tavola”, e sembrava felice.
Posso soltanto immaginare ciò che aveva causato in lei un cambiamento così radicale.
La mia mamma, una donna forte, avventurosa. Pronta a vivere una vita da sogno in Australia, un mondo che conosceva alla perfezione, un posto di cui si fidava, che comprendeva. Un posto sicuro, con una prospettiva di vita rosea di fronte a lei: un marito fantastico, due bei bambini, cubetti di ghiaccio nei cocktail, un barbecue in giardino a base di costolette di agnello. E cosa ha fatto? Ha scelto di abbandonare tutto questo, ha scelto di abbandonare una vita facile e senza preoccupazioni, per scappare a New York tra le braccia di un musicista jazz che viveva nel seminterrato della casa dei genitori, urtando così i sentimenti di mio padre, rischiando la felicità dei suoi figli e gettandosi in un mondo a lei sconosciuto, nuotando in un oceano di incertezze. Ammiro il suo coraggio.
Ha seguito il cuore, l’istinto andando contro il buon senso e la razionalità. Che Dio benedica la mia bellissima mamma; non so se questa vita l’abbia resa felice, ma fu una mossa audace e selvaggia. Ho ereditato da lei questo modo di fare, un senso di libertà che mi scorre dentro costantemente. Le scelte di cuore fanno parte del mio DNA. Nonostante alcune di esse furono scelte strane e complicate, col tempo si sono rivelate giuste.»
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Ultimo aggiornamento Sabato 23 Novembre 2019 15:15  

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