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RHCP @ Milano Summer Festival: la recensione di VeniceQueen.it

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Una foto per restare sospesi nel tempo. Quella che vedete sopra, l'unica perfetta e magica (almeno per me) delle tre che ho scattato a Milano. Questo è il punto di partenza di ciò che vuol essere appunto una fotografia, a 360 gradi attorno alla band, piuttosto che una recensione tecnica del concerto in sé.
Sì, perché a Milano, almeno dal mio personale punto di vista (ma credo di parlare anche a nome di tanti fan italiani) si è chiuso un altro ciclo nella storia dei Red Hot (a quando un nuovo album e nuovi live?).
Raggiunta la sintonia col tanto criticato Josh Klinghoffer, durante questo ciclo dettato dall’uscita di The Getaway e relativo tour di supporto, i tre veterani della band hanno avuto più volte modo di pietrificarci con dichiarazioni poco rosee sul futuro della band (forse un po’ ingigantite dagli addetti ai lavori, e comunque recentemente smentite da Flea).
Ed è proprio Flea che in modo schizofrenico quasi strappa una corda del suo basso per introdurre Around The World, rischiando di slogarsi la spalla destra e aprendo il set milanese in maniera epica. Il pubblico risponde alla grande, cantando all’unisono uno dei ritornelli storici marchiati Red Hot, di quelli che hanno segnato una generazione.

 

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Appaiono però i (purtroppo) classici elementi di stanchezza e poca lucidità dell’ambiente Peppers dovuti, più che all’età che avanza, ai recenti cambiamenti di pedine importanti, come il tecnico del suono Dave Rat (al suo posto Sean Sullivan). A soffrirne sono spesso le prime quattro o cinque canzoni riproposte in sede live ad ogni concerto o quasi: la macchina Red Hot, non solo a Milano, è spesso un motore diesel, dalle enormi potenzialità, ma nervosa all’accensione e nell’inserimento delle marce. Snow, Otherside e Dark Necessities ne sono un po’ l’esempio. Iniziano le rituali “riunioni di condominio” sul palco, con il solito stizzito Kiedis che si sposta tra una strofa e l’altra dal centro al bordo palco per parlare con i tecnici, o altrimenti fa cenni di avere problemi ai compagni ai suoi lati. Anche gli altri che sembrano non avere problemi tecnici vanno un po’ fuori fase, ed è il momento dell’intero set dove si concentrano maggiormente le imprecisioni.


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Quello che non le commette mai però è Chad, impassibile a qualsiasi calamità e/o problema tecnico del caso, e per di più sempre sorridente. Anzi, mi è mancato il sorriso del gigante buono, dato che dalla mia prospettiva avevo il cameraman proprio davanti e riuscivo a scorgere a malapena la batteria.
Dopo le prime botte di assestamento, i nervosismi si placano con la dolce Hey dove non posso far altro che strapparmi il cuore e tenerlo in vita con un buon mezzo litro di lacrime. È la svolta. Il momento relax viene spezzato da Fire, ma il pubblico non sembra rispondere come si dovrebbe, nonostante i quattro sul palco abbiano risolto le liti condominiali e abbiano acceso (appunto) quel fuoco che li rende unici.
I più non la riconoscono nemmeno forse: mi guardo intorno e mi accorgo di essere circondato da una splendida gioventù. A differenza della leg invernale forse solo gli irriducibili hanno voluto ripetere l’esperienza a distanza di pochi mesi, gli assenti invece hanno lasciato spazio alle nuove generazioni. E questa è una gran cosa, sapere di poter tramandare e continuare a vivere e condividere il mondo Red Hot con dei fan giovanissimi.


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I problemi tecnici sembrano ormai definitivamente dimenticati e, dopo una godibile Go Robot, è il turno di una jam distesa e rotonda nelle cui prime note Flea ha il potere di riportami a quelle di Slane Castle (brividi). È l’inno per eccellenza di quella generazione stregata dal 1999 in poi: è Californication. Per la prima volta in questo tour, dopo Bologna e Monaco, riesco a distinguere chiaramente la chitarra di Josh, e pago tributo ammirandolo e continuando, oggi più che mai, a ringraziarlo di aver reso possibile che questa storia potesse continuare. I buoni volumi, ma anche tanta sostanza e concretezza, permettono a Charlie di risplendere di luce propria: il trend del concerto ha ormai preso una piega sorprendente grazie a chitarra aggressiva, sezione ritmica impeccabile e Kiedis al top. Sick Love non fa altro che confermare quanto appena detto, ma soprattutto ha il compito di introdurre il significato di questa fotografia che vi sto raccontando.


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Prima di chiudere il set col classico encore Goodbye Angels/Give It Away, entrano in scena la sospensione del tempo, la magia, le notti insonni, le passioni, i sogni, la voglia di vivere, il cuore che smette di battere … e che si abbandona ad un respiro dolcemente maltrattato dalla potenza emotiva di Don’t Forget Me, violentato dal bacio rock di Suck My Kiss, curato dalla tenerezza di I Could Have Lied, accelerato dalla frenesia di By The Way. Tutto il mondo non esiste più.
E allora vaffanculo all’avanzare dell’età, alle dichiarazioni pietrificanti, ai problemi tecnici, alle stonature (Kiedis è comunque più in forma adesso che nella leg invernale), alle liti in fila prima dell’apertura dei cancelli (ma perché la gente è così scema?), alle corse per la transenna.

Semplicemente Red Hot Chili Peppers. Semplicemente amore, adesso e per sempre.


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Recensione a cura di *Ntjr* in esclusiva per VeniceQueen.it
Foto e relativi crediti dalla pagina Facebook Venice Queen (visita l'ALBUM per altre foto)

Ultimo aggiornamento Martedì 25 Luglio 2017 23:51
 

RHCP @ Postepay Rock In Roma: la recensione di VeniceQueen.it

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Recensire un concerto da fan sfegato con razionalità e distacco è un compito arduo sopratutto questa volta che il tuo gruppo preferito ha sfoderato una prestazione fuori da ogni tua previsione.

Partiamo con ordine però, partiamo dal contorno, perchè un concerto inizia 24 ore prima e finisce almeno due settimane dopo se proprio vogliamo dirla tutta.
Per chi è arrivato in treno il ricordo più odioso sarà sicuramente la camminata per raggiungere il simpaticissimo binario 18 che a quanto pare non è neanche più in provincia di Roma o la stazione di Capannelle che è situata ad un miliardo di chilometri dall'entrata, iperbole forzata perchè quando hai la frenesia di metterti in fila quei 700 metri ti sembrano infiniti.
Ci si mette finalmente seduti sul marciapiede del Gate A per questa interminabile attesa, la cassa dei ritiri Songkick apre con “soli” 40 minuti di ritardo, il sole sembra darci tregua, le alte mura di recinzione danno una buona fonte di ombra e la grandissima affluenza regala momenti piacevolissimi di compagnia.

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I controlli iniziano alle 12:30, sono veloci e precisi, con gli addetti molto garbati e simpatici, poi la “corsa” sottopalco, la scoperta che l'inner pit è grande tre volte quanto te lo immaginavi, la consapevolezza che da lì alle prossime 9 ore sei tu, il tuo culo dolorante ed un'attesa spasmodica, il tutto contornato dalla splendida figura di Mario (che in realtà abbiamo scoperto si chiamasse Massimo) detto Er Gladiatore che ci innaffia con il suo getto di acqua gelida (il che ha creato un simpaticissimo acquitrino sul quale poi ci siamo seduti).
Alle 18:00 circa ci si alza tutti in piedi, com'è solito fare prima dei concerti italiani, qualche genio si alza per prendere mezza fila in più e tutti ci dobbiamo sorbire le tre ore successive in piedi per evitare di essere travolti.
Alle 20:00 puntali salgono sul palco i Knower: bassista tarantolato, sassofonista per i fatti suoi , batterista che è un concentrato di clichè da musicista hipster della scena californiana e Genevie, la cantante, che sciorina una prestazione che è un misto tra l'eccellente ed il pessimo meno meno.
I ragazzi ci mettono tutto l'impegno del mondo, da soli potrebbero anche spaccare, insieme non funzionano, purtroppo.
Usciti (quasi cacciati) dal palco i Knower si spengono le luci, manca ancora una buona mezz'ora e già ci si schiaccia sempre più, la tensione è palpabile e l'aria comincia ed essere elettrica.

 

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Ore 21:25, God bless the child, il motivetto che indica lo start scatena un primo boato, passano due minuti e calano le tenebre: Flea e Chad salgono sul palco seguiti a ruota da Josh, è il delirio; c'è subito un piccolo problema in cassa per Flea che corre a bordo palco, Josh e Chad allora prendono in mano la situazione con un duetto potentissimo … è un segno: niente potrà fermare la forza di quel concerto, Flea risolve il suo problema e scarica il suo nervosismo su una serie massiccia di note che distruggono le casse toraciche dei presenti nel pit, una jam potentissima che si conclude nelle quattro note di apertura di Can't Stop.
Kiedis entra sul palco saltellando, il pubblico risponde intonando a voce l'intro di Can't Stop, è una festa spaziale ed ognuno di noi è invitato, l'urlo del pubblico è impressionante e la band queste cose le sente, la canzone passa via in un attimo, un'unica voce dei 30 mila presenti ed uno spettacolo di luci ben gestito a fare da cornice a questo incipit.
La Jam che segue si trasforma nell'iperclassico Dani California, il pubblico ancora una volta apprezza, canta a squarciagola il pezzo, Chad si diverte a fare roteare le sue bacchette prima di lanciarne due sul pubblico, Flea è un ragazzino, Kiedis porta la sua voce a livelli stratosferici, mai raggiunti in questo tour, segno numero 2: questo concerto sarà da ricordare.


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Il terzo pezzo è la sorpresa The Zephyr Song, e qui qualche perplessità cominciavo a nutrirla per via della voce di Anthony che solitamente non arriva a cantarla benissimo, ed anche qui sorpresa delle sorprese: Anthony dà lezioni di canto e (quasi) non dimentica il testo.
Una piccolissima pausa di luce apre a Dark Necessities, ultima vera hit planetaria dei 4 e decisamente apprezzata dagli (scusate il termine) “occasionali” giunti ad ascoltare per la prima volta i Peppers; il pubblico adesso è innamorato e saluta con strano entusiasmo l'ingresso di Mauro Refosco, il percussionista brasiliano che è attualmente in tour in Italia e che fino a 4 anni fa calcava i palchi dell' I'm With You Tour: con lui è il momento di The Adventure of Rain Dance Maggie, che fila via tranquillamente e ci regala una spettacolare jam finale.
Eccoci arrivati ad uno dei momenti topici del concerto: il silenzio e poi dal nulla il riff pauroso di I Wanna Be Your Dog, cover di quel pezzo incendiario che fu dei The Stooges ed Iggy Pop, cantata in maniera rabbiosa ed assolutamente perfetta da un Kiedis impossessato dai demoni del rock, voce e fisicità che rimandano al 2002, corse sul palco, Flea che viene sul lato sinistro del palco e si becca l'ovazione del secolo, pubblico che non smette di ballare. Si passa senza accorgercene a Right On Time, ed è un treno senza fermate, il momento più adrenalinico di tutto, la voce si perde in quel rap incessante, il groove del basso ti entra dentro e ti fa muovere come se non avessi fatto quelle 12 ore in fila, è tutto così dannatamente veloce e pazzo che finisce in un millesimo di secondo, un piccolo orgasmo musicale.

 

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Dopo il sesso violento c'è bisogno di rilassarci, è ora di Go Robot, solito teatrino con il secondo bassista Samuel Banuelos a ballare con Flea e canzone godereccia che fa felice anche i nuovi fan (notevole la chiusura con una jam molto ispirata).
Calano nuovamente le luci, Josh prende in mano la sua White Penguin e si avvicina a Flea, parte una jam delicata e stranamente ispirata, dolce ed aggraziata, sostenuta dal tocco delicatissimo di Chad sulle pelli, qualche brivido sulle braccia e sulla schiena e poi è Californication … il pubblico gradisce e canta (anzi aiuta a cantare Kiedis), è un piccolo momento di magia, perchè Californication nonostante i suoi 18 anni è sempre uno spettacolo nello spettacolo (l'assolo stavolta è quasi passabile, caro Josh :D).
Terminata la Hit, Josh vuole farci capire che anche lui è in palla e con la stessa White Penguin attacca un riff che molti di noi conosciamo, quello di What Is Soul? (che in realtà è Mommy What's a Funkadelic, ma vabbè) e sciorina un gran pezzo di Funk assieme al collega Flea (che rimproveriamo per non aver concluso il pezzo con il classico sclerotico assolo di basso distorto).
È il turno del (a mio avviso) momento più alto del concerto; a luci spente parte una nota che mi fa saltare il cuore in gola, una canzone che nessuno credeva più possibile e che invece è lì, l'avevamo pronosticata in fila ed eccola lì, una mano stringe la mia ed un urlo sale da tutto il pubblico, «I like pleausure spiked with pain and Music is my Aeroplane» ... gran parte del Pit è in visibilio, cantiamo sgolandoci, amiamo alla follia quello che sta accadendo, qualche riga solca i nostri volti, alcune sono le rughe di noi anziani, altre sono le lacrime: è tutto così perfetto.

 

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Per farci riprendere i Red Hot ci fanno quasi per dispetto The Getaway che a mio parere è il momento “peggiore“ di tutto lo show, loro lo capiscono e dopo una jam (impressionante il livello di jam c'è da dirlo) tengono a farci capire l'errore e partono con Sir Psycho Sexy: Josh sembra a suo agio e dimostra ai suoi detrattori che qualcosa la sa pur fare, ma questa è la canzone di Anthony, il ragazzo è scatenato e si muove fino all'ultimo secondo, mostra tutto il suo fascino, molte donne del pit (ed anche qualche uomo a ben dire) sono colti da malore per la sua fisicità eccessivamente strabordante, il buon vecchio Anth è in stato di grazia e tira fuori voce e muscoli che noi esseri umani possiamo sognarci a 20 anni (They're Red Hot fa parte di Sir Psycho, per questo non la inserisco :D).
Siccome non siamo abbastanza stanchi di saltare e cantare, perchè non impazzire sotto quel martello pneumatico di note che è Higher Ground?
Il pit salta all'unisono, è un esercizio fisico notevole, non ci ferma mai, sul palco è puro godimento, Kiedis perde la dignità tra salti mostruosi ed una prestazione vocale al limite della perfezione, Josh è tarantolato, Flea corre da destra a sinistra del palco senza tregua e Chad picchia pesantemente!
Una piccolissima intro crea la suspance adatta al suono straziante delle note di Under The Bridge, forse ancora non ho scritto abbastanza di quanto Kiedis fosse in palla; è la SUA canzone e si sente, cantato pulito e graffiante, tocca le corde dell'anima e siccome Under The Bridge è quella che è, durante l'outro ci tocca pure iniziare ad urlare il nostro pianto.


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Siccome ci rimangono solamente 4 minuti di autonomia di fiato decidiamo giustamente di fare By The Way: la forza di questa canzone live è ancora oggetto di studio da parte della Nasa, il pit è infuocato, le scosse telluriche registrate dai sismografici ne sono la prova, qualche stronzo decide pure di fare rissa al mio fianco, ma a me quasi non importa, tanto sono impegnato ad ammirare lo strapotere fisico di un Anthony che mi ha lasciato senza parole, e quello di un Chad che si erge a monumento di batterista rock del secolo.
Il main set finisce tra gli applausi scroscianti del pubblico estasiato, le luci si abbassano ed il silenzio è interrotto dal coro «Se non fate l'ultimo noi non ce ne andiamo» [… che è sta cafonata? :D]
Cinque minuti esatti ed il buon Josh illuminato solo da una luce imbraccia la sua chitarra e intona la sua versione di Io Sono Quel Sono di Mina, si ferma dopo un minuto sbagliando una parola, chiede umilmente scusa per il suo italiano, ride imbarazzatissimo, come un ragazzino che sbaglia al suo primo saggio di musica, è il momento tenerezza, il pubblico lo capisce e gli regala un calorosissimo applauso, lui in qualche modo promette di rifarsi a Milano (non lo farà ndr).

 

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Flea e Chad lo vengono a soccorrere e dopo qualche secondo spunta Anthony con il piccolo Everly Bear al suo fianco: i due inginocchiati davanti al microfono iniziano a cantare Goodbye Angels, ultimo singolo estratto da The Getaway; il piccolo conosce più parole del padre naturalmente anche se l'intonazione è quella che è, Everly lascia il palco sugli applausi di un pubblico entusiasta facendo anche la Dab, il pezzo continua fino all'outro che è uno dei momenti topici della serata, Kiedis non smette un minuto di dimenarsi, Flea e Josh si trovano in un abbraccio sonoro pauroso e Chad tesse una trama fittissima di colpi, noi nel pit siamo stremati.
Buttiamo il cuore, i polmoni e le ultimi fibre muscolari sulla super Give It Away che segue e chiude il concerto; se ultimamente era risultata molto scarica, quella di stasera è quasi una novità per quanto riguarda la verve con la quale è suonata, potente, robusta, divertente e ballabile.
Il concerto si chiude così tra un saluto di Anthony, un immaginabile «Grazi» di Flea, e Chad che lancia bacchette al pubblico per 3 minuti abbondanti (una mi sfiora anche la testa finendo due file dietro).

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Il deflusso da Capannelle è stanco e confuso, frastornato da quell'ora e quaranta di show che ha ricordato gli altissimi livelli del tour di By The Way, saranno mancati gli assoli ed i virtuosismi ma nell'insieme questa band ha ancora tantissimo da dimostrare live e secondo voci a noi molto vicine possiamo essere speranzosi di vederli passare da queste parti ancora un'altra volta in tempi recenti (non sognate troppo però mi raccomando :D)

Piccolissima nota di demerito, se mi permettete, all'organizzazione per il post concerto: è impensabile arrivare alle 2:30 a Roma dopo un concerto finito alle 23:30, essendoci un solo treno disponibile per 30.000 persone o un parcheggio dal quale le auto sono riuscite a muoversi solo un’ora dopo la fine dello show.

Per il resto grazie infinite a tutti quelli che ci hanno dimostrato affetto, che mi hanno salutato anche non conoscendomi, che si sono complimentati per la pagina, che sono stati i miei compagni di fila e di emozioni, e grazie semplicemente ai Red Hot Chili Peppers che queste emozioni le hanno fatte vivere a tutti noi.

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Recensione a cura di Luciano Tumbiolo in esclusiva per VeniceQueen.it
Foto e relativi crediti dalla pagina Facebook Venice Queen (visita l'ALBUM per altre foto)

Ultimo aggiornamento Lunedì 24 Luglio 2017 19:52
 

RHCP IN ITALIA: tutte le info e le iniziative a cura di VeniceQueen.it!

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A meno di una settimana dai concerti dei RHCP a Roma e Milano, TUTTO quello che c'è da sapere lo trovate qua di seguito.
Nel ringraziarvi per l'attenzione e la partecipazione ai nostri eventi/iniziative, lo Staff di VeniceQueen.it vi augura ... BUON CONCERTO!

 

***VADEMECUM ROMA***
Clicca sul link per scaricare il pdf
VQ.it - VADEMECUM - RHCP live Roma 20-07-2017


***VADEMECUM MILANO***
Clicca sul link per scaricare il pdf

VQ.it - VADEMECUM - RHCP live Milano 21-07-2017


***MEETING ROMA***
Mercoledì 19 Luglio 2017 @ Piazza del Popolo, Roma
Visita l’evento Facebook e scopri come partecipare!


***MEETING MILANO***
Sabato 22 Luglio 2017 @ Parco Sempione, Milano
Visita l’evento Facebook e scopri come partecipare!


***FAN SETLIST - RHCP LIVE AT ROMA E MILANO 2017***
Come da tradizione pre-concerto invitiamo tutti i fan dei Red Hot Chili Peppers a stilare la propria FANta-setlist!

Come inviarcela?
- Messaggio Privato tramite la nostra pagina Facebook
- E-mail @ Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

...specificando naturalmente Nome e Cognome, e il/i concerto/i a cui parteciperete.

N.B. sono ammessi massimo 16 brani.
Questo lo schema da rispettare:

01. aaaa
02. bbbb
03. cccc
04. dddd
05. eeee
06. ffff
07. gggg
08. hhhh
09. iiii
10. llll
11. mmmm
12. nnnn
13. oooo
14. pppp
--ENCORE--
15. qqqq
16. rrrr

Le setlist saranno valutate dal nostro Staff e le migliori verranno pubblicate sui nostri canali web & social (ovviamente ne sceglieremo una per Roma ed una per Milano)

 

***ROAD TRIPPIN' - RHCP LIVE AT ROMA E MILANO 2017***
No ragazzi, non suoneranno Road Trippin', tranquilli.

Siamo una community, no?
Bene abbiamo deciso che anche voi dovete essere protagonisti di questi due giorni:

Vogliamo creare un album fotografico che mostri i vari momenti di avvicinamento ai concerti di noi fan, quei minuti (o ore) precedenti allo show, focalizzando la nostra attenzione in quello che è il viaggio.

Cosa fare?

Facile ... documentate con uno scatto, un selfie, un comelovoletechiamarevoi, come vi state avvicinando alla venue del concerto (per esempio selfie + biglietto treno + biglietto red hot o foto di gruppo + macchinata ignorante o aeroporto + valigia + maglia... fate voi , siate fantasiosi!) ed in seguito inviatecelo tramite:

- Messaggio Privato tramite la nostra pagina Facebook
- E-mail @ Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

...specificando naturalmente Nome e Cognome, tipo di viaggio, e il/i concerto/i a cui partecipate.

L'album "Venice Queen's Fanclub Road Trippin'" verrà creato intorno alla fine del mese e sarà un incredibile ricordo per la nostra community.


***RICHIESTE VENDITA/ACQUISTO/SCAMBIO TICKET***
Se volete vendere un ticket, vi basterà SCRIVERE UN MESSAGGIO PUBBLICO, CREARE UN POST, sulla nostra pagina Facebook, con:
- numero di biglietti venduti
- città del concerto e settore
- prezzo (si pubblicheranno annunci solo di vendita a prezzo uguale o inferiore al prezzo nominale - credo che sia ormai abbastanza chiaro il perchè). SE PROVATE A FARCI LA CRESTA, CANCELLEREMO IL POST SENZA CHIEDERVI SPIEGAZIONI.
- la città dove abitate e le modalità di scambio soldi/ticket
Una volta che avrete fatto questo, nel giro di poche ore condivideremo il vostro post sulla pagina Facebook e se qualcuno sarà interessato al vostro annuncio, di sicuro ve ne accorgerete.
Quindi, in sostanza: DA ORA IN POI NON GARANTIAMO PIU' RISPOSTA (QUANTO MENO IMMEDIATA) a tutti coloro che ci chiederanno aiuto attraverso messaggio privato. Vi stiamo proponendo un metodo che aumenterà la velocità del nostro servizio ed impedirà ai nostri collaboratori di dover impazzire.

 

- Staff VeniceQueen.it -

Ultimo aggiornamento Giovedì 13 Luglio 2017 23:00
 

John Frusciante: distribuisce in download gratuito l'inedito "Poem"

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Si intitola "Poem" il brano inedito che l'ex chitarrista dei Red Hot Chili Peppers - John Frusciante ha distribuito ieri in download gratuito attraverso i propri canali Bandcamp e Soundcloud. La copertina che accompagna la canzone, è stata curata da Aura T-09, che ha già collaborato con Frusciante in passato.

 

Chad Smith: «Non so se possiamo continuare a fare tour così lunghi»

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Eddie Trunk ha chiesto al batterista Chad Smith per quanto a lungo ancora i RHCP potranno esibirsi, considerando il grande livello di energia che mettono nei loro live, e lui ha risposto così:

«Stavamo guidando in un Van dopo un concerto e Flea mi chiese: ‘Per quanto tempo pensi che … Come pensi che potremmo smettere di fare tutto ciò?’»

E io ho risposto tipo «Non lo so! Mi piace registrare album, ho ancora voglia di farlo, ma la vita del tour...Non so se possiamo continuare …»

«Voglio dire, tre di noi hanno 54 anni – Anthony, io e Flea. Josh ne ha 38 o 39, lui è ancora giovane.»

«Ma non so se possiamo continuare a fare tour così lunghi – un anno, un anno e mezzo come di solito facciamo. Questa è una bella domanda»

«Abbiamo tutti famiglie e altre cose, le tue priorità cambiano un po’. Devi accorgerti che quello che può funzionare per te forse non necessariamente funziona per le altre band.»

 

Chad ha inoltre aggiunto durante la chiacchierata :

«Ci sforziamo tanto per creare delle performance veramente sorprendenti. Vogliamo che le persone se ne vadano e dicano ‘Wow, non ho mai visto una roba del genere!»

«E quando non puoi più farlo, ti devi fermare e andartene, ‘Non ci metteremo seduti su degli sgabelli sopra il palco a suonare i nostri pezzi.»


Traduzione a cura di Simone Melissano

Fonte: Ultimate-Guitar.com

 


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