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Home Interviste 2018-01-12 Intervista a Michael Beinhorn

2018-01-12 Intervista a Michael Beinhorn

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MICHAEL BEINHORN E I RED HOT :
UN RECIPROCO TRAMPOLINO DI LANCIO

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INTRODUZIONE

Il nome di Michael Beinhorn rimarrà inevitabilmente nella storia dei Red Hot Chili Peppers per un motivo molto semplice: è stato lui a produrre l'unico disco con la formazione originaria (The Uplift Mofo Party Plan, 1987), nonché l'ultimo con Slovak alla chitarra (prima della sua tragica scomparsa) e il primo album con la 'storica' line-up (Mother's Milk, 1989), con gli ingressi di John Frusciante e Chad Smith. Nella sua autobiografia, Scar Tissue, Anthony Kiedis parla di Beinhorn come un ragazzo per certi versi tirannico che, a differenza dei produttori precedenti con cui la band aveva lavorato, si concentrava molto sul suono, vista la sua grande intelligenza e competenza musicale; in particolar modo, Kiedis descrive i contrasti che ci furono tra lui e Frusciante ai tempi di Mother's Milk, in cui il produttore chiedeva al giovane chitarrista dei riff più vicini al metal, che non cozzavano per niente con lo stile e la volontà di John, motivo per cui nacquero forti incomprensioni.

 

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Ciononostante, quello che ne è uscito fuori è certamente un signor disco, che ha consacrato la band al di fuori dei confini nazionali e che è tuttora apprezzato dalla quasi totalità dei fan dei peperoncini, portando ancora oggi la band a sfornare dal vivo dei brani degni di nota, come "Higher Ground", "Fire" e "Nobody Weird Like Me"; se la cover di Stevie Wonder vide la luce, lo dobbiamo solamente a Beinhorn, che insistette parecchio perché venisse incisa, arrivando ad avere persino forti contrasti con Kiedis, quando gli propose di cantare quei versi improvvisati alla fine della canzone. La collaborazione con i RHCP si è rivelata in realtà un trampolino di lancio per la carriera del giovane produttore, visto che negli anni successivi ha avuto modo di lavorare con band del calibro di Soundgarden (Superunknown, 1994), Ozzy Osbourne (Ozzmosis, 1995), Hole (Celebrity Skin, 1998), Marilyn Manson (Mechanical Animals, 1998), Korn (Untouchables, 1998) e Black Label Society (Shoot To Hell, 2006), solo per citare i più famosi.
Ma noi oggi siamo qui per raccontavi ovviamente della sua esperienza di produzione con i Red Hot Chili Peppers, di cui ci parla lui stesso attraverso un'intervista concessa in esclusiva a VeniceQueen.it, tramite domande rilasciate dalla nostra Community. Buona lettura!

 

L'INTERVISTA

Beinhorn-04VeniceQueen.it Chi era più 'sregolato' e chi più talentuoso tra Hillel e John? E, secondo te, chi era il vero leader della band? Perché, a parer mio, anche in questi ultimi anni, Flea è stato sempre il punto di riferimento dei Red Hot Chili Peppers. (Alessio Vicinanza)
Michael Beinhorn «Questa domanda è assai soggettiva e non è che possa davvero dare una risposta. Erano molto diversi in termini di contributo alla band. Per quanto riguarda Flea, era certamente la persona dominante nel gruppo, ma ognuno aveva una sua personalità e tutti facevano quello che volevano nel contesto della band. Non ricordo delle situazioni particolari in cui Flea disse agli altri quello che dovevano fare.»

VQ.it Hai vissuto la fase di cambiamento più importante della band, quella forse anche più dura. Riesci a descriverla dal tuo punto di vista e a svelarci qualche curiosità? Dopo la morte di Hillel e l’abbandono di Jack Irons, e i conseguenti ingressi di John e Chad, hai notato dei cambiamenti di equilibrio all’interno della band, soprattutto in fase compositiva? (Dino Brothel)
MB «Sì, erano tempi duri per la band, soprattutto durante il periodo di Uplift, che è stato probabilmente il più formativo e quello in cui sarebbero potuti facilmente crollare. La casa discografica li odiava, erano considerati come una novità, nessuno li prendeva davvero sul serio e, ovviamente, Anthony e Hillel avevano grossi problemi di droga. Non avevano praticamente fan fuori dalla comunità di Los Angeles (tranne che qualcuno sparso per gli USA) ed erano nel bel mezzo di una crisi d'identità, con un morale molto basso. È stato davvero un processo molto difficile da realizzare e spesso prendeva una brutta piega. C'è un post chiamato "A crescendo grows in Hollywood" sul mio blog, in cui parlo di quel periodo con i RHCP. Gli ingressi di John e Chad cambiarono davvero tutto. Portarono alla band quegli elementi che servivano per raggiungere il successo mondiale.»


VQ.it Avendo lavorato sia con la formazione originaria sia con quella che ha ottenuto il successo mondiale, quali differenze hai trovato nell'approccio al lavoro in studio? (Marco Rollero)
MB «Erano persone diverse, quindi anche le dinamiche di lavoro erano differenti. Per quanto riguarda l'approccio lavorativo, non c'erano grandi differenze. Jack dava il 100% nelle sue esibizioni, così come Chad. Stessa cosa per Hillel e John. Chad era uno turbolento, dalla personalità molto estroversa, mentre Jack era più tranquillo. John era un po' strano e impacciato, mentre Hillel era leggermente più introverso. Erano persone diverse, ma nel loro lavoro davano sempre il meglio.»

 

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VQ.it È palese che con The Uplift Mofo Party Plan la band stesse prendendo una direzione abbastanza diversa da quella che, in seguito all'evento che in quegli anni cambiò per sempre la band stessa, avrebbe portato a Mother's Milk (e quindi a Blood Sugar Sex Magik). Secondo te, se fossero rimasti quelli di The Uplift Mofo Party Plan, chi sarebbero oggi i Red Hot? Avrebbero avuto prima o poi lo stesso successo che hanno ottenuto svoltando verso altre soluzioni? E secondo te, cosa è cambiato maggiormente dal punto di vista dello stile musicale? (Francesco Generale)
MB «Non erano direzioni scelte da loro, ma la composizione delle canzoni cresceva gradualmente fino a farle nascere. Il loro sviluppo creativo era perfetto perché veniva fuori spontaneamente, senza che loro ci pensassero. È stato divertente lavorare con loro e vederli crescere. Chi sarebbero oggi i Red Hot con la formazione di Uplift, non posso dirlo. Mi fa piacere che abbiano avuto il coraggio di distaccarsi dal loro stile originario per seguire altri generi. Non mi sono mai chiesto se sarebbero stati in grado di raggiungere il successo anche con la formazione originale. Avevano bisogno di un compositore per raggiungere quel tipo di successo, Hillel creava riff, ma John era eccezionale in fase compositiva. Credo che la differenza principale fosse di tipo compositivo. L'essere in possesso di canzoni ben strutturate costrinse la band ad alzare l'asticella. Ciò ha avuto conseguenze su tutto, incluso il suono del disco.»


VQ.it I Red Hot, nel 1987, venivano da due album tutto sommato belli ma che non sono riusciti a sfondare. Cosa mancava al quartetto per giungere al successo? Con la formazione originale sarebbero, secondo te, stati in grado di raggiungerlo? (Gio Sfive)
MB «Come ho detto prima, la chiave erano le canzoni. I primi due dischi avevano tracce divertenti, ma non c'era nessuna canzone. In Uplift, il mio intento era quello di costruire una struttura, riconoscibile nelle canzoni. Questo è il motivo per cui Uplift ha avuto maggior successo rispetto ai due album precedenti, perchè era più incentrato sulla struttura. L'unico ingrediente che mancava loro era qualcuno che potesse comporre un'ottima struttura per le canzoni e delle grandi melodie. Chiaramente, hanno ottenuto tutto questo quando John è entrato nella band.»

 

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VQ.it Ciò che divide questi due album è un anno (il 1988) che è stato pieno di enormi cambiamenti e sconvolgimenti per il gruppo: la morte di Hillel Slovak, l'abbandono di Jack Irons, e gli arrivi di Chad e John hanno segnato la fine di un capitolo e l'inizio di uno nuovo. Nel giro di pochi anni i Peppers non erano più gli stessi, in tutti i sensi. Vorrei sapere se questi cambiamenti si sono sentiti anche in studio, dal punto di vista artistico/musicale ma anche personale. (Martina Montini)
MB « In realtà si parla di quasi due anni, ma sì, questi cambiamenti erano davvero evidenti. Una cosa riguardo il nucleo della band (ovvero, Flea e Anthony), è che non erano ancora in grado di riconoscere cosa fosse il meglio per loro e spesso si lasciavano trascinare da cose che in quel momento li attizzavano, ma chiaramente non era un cosa positiva nel lungo termine. Ad esempio, si sentivano più sicuri quando avevano alla chitarra Blackbyrd McKnight (che era una personalità di spicco nel mondo del Funk all'epoca, ma fu una pessima scelta per i Red Hot Chili Peppers), una cosa contro la quale mi sono sempre battuto, tanto che stavo quasi per lasciare il progetto. Uno dei motivi per cui penso che John si sia unito alla band, era perché i RHCP non avessero trovato nessuno che fosse figo come Blackbyrd, mentre John li stava convincendo assiduamente di voler entrare nel gruppo. Stessa cosa per Chad, all'inizio erano molto dubbiosi nell'assumerlo, nonostante fosse chiaro fin dalla prima audizione che fosse il batterista perfetto per loro. Dopo la sua audizione, li chiamavo ogni giorno per sapere se l'avessero preso e loro trovavano sempre delle scuse per non assumerlo. Alla fine, penso di avergli rotto talmente tanto le palle per convincerli, che alla fine l'hanno scelto.»


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Su quali aspetti del suono della band ti sei reso conto di dover intervenire maggiormente per consentire quel salto musicale che ha portato alla nascita di Mother's Milk? E, soprattutto, come sei riuscito ad svolgere questo lavoro avendo a che fare con musicisti di personalità come Anthony, Flea e John? (Alessandro Aiello)
MB «Il suono della band è cambiato drasticamente dopo l'arrivo di John e Chad. È diventato più ricco, più condensato, più aggressivo e la band era ben disposta verso questi grandi cambiamenti. A quel punto, stavano davvero cominciando a trasformarsi in una rock band (una cosa che loro non avrebbero mai voluto, ma sono sempre stati più punk che funk). Ho semplicemente lavorato sulla loro energia, cercando di registrare nella miglior maniera possibile.»

 

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VQ.it Quali sono le canzoni che ricordi essere state, rispettivamente per i due dischi, quelle che hanno richiesto una scrittura più veloce ed immediata e quali, invece, hanno richiesto molto più tempo di elaborazione? Qualche aneddoto particolare legato ad esse in fase di composizione? (Paolo Tedeschi)
MB «Ricordo che molte canzoni di Uplift sono nate da jam e improvvisazioni di Flea e Hillel. Stessa cosa per Mother's Milk, solo che lì John aveva già scritto le sue canzoni da consegnare alla band. Non ricordo esattamente se qualche canzone impiegò più tempo di composizione rispetto ad un'altra. Qualche volta, delle jam richiedevano molto tempo e molte idee che iniziavano a prendere forma furono scartate durante il processo di registrazione.»


VQ.it Sono due album molto diversi. Qual è stata la chiave di crescita (e trasformazione) della band in quei due anni? Sia in ambito tecnico (in particolare per quanto riguarda gli arrangiamenti) che compositivo. (Stefano Comastri)
MB «Come ho detto prima, i musicisti sono cambiati, quindi anche il suono si è trasformato. Chad era più aggressivo di Jack con la batteria. John era più compositore rispetto ad Hillel e aveva un suono più forte e più moderno.»


VQ.it Cosa ti aspettavi sarebbe uscito fuori sul piano musicale da Mother's Milk quando sono iniziati i lavori di produzione, quali sono state le difficoltà maggiori per il gruppo nella creazione dell'album e come li ha aiutati in queste situazioni? (Francesco D'amora)
MB «Le mie uniche aspettative erano quelle di lavorare con questi ragazzi e fare il miglior disco possibile. Sapevo che sarebbe andata bene, ma non mi sarei mai aspettato che avrebbe raggiunto tutto questo successo. Uno dei problemi durante la registrazione fu una specie di faida che ci fu tra Flea e Anthony, che non sarebbero mai venuti insieme in studio, a meno che un giorno non fosse toccato a loro dover registrare. Altrimenti eravamo principalmente io e John ad incidere e non potevamo ricevere ordini dal resto della band, volavamo nel vuoto cercando di prendere più decisioni creative possibili senza gli altri.»


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Hai mai più rivisto John negli ultimi anni? Ci raccontesti un aneddoto interessante su di lui durante le registrazioni dell'album Mother's Milk? (Martino Corrias)
MB «Non ho più rivisto John per molti anni, gli unici aneddoti che mi vengono in mente sono più personali e non adatti a questo tipo di discussione.»


VQ.it
Come si comportava John Frusciante in fase di registrazione del disco? Era complicato lavorare con lui? (Luigi Del Prete)

MB «Era divertente lavorare con lui, una persona molto creativa ed ispirata. Era molto giovane e si trovava per la prima volta in questo tipo di registrazione, era leggermente sciocco e nevrotico. All'inizio si trovava molto male nel non poter suonare la sua Ibanez nel disco, ma alla fine ci avrebbe rinunciato.» [clicca QUI per ascoltare una rara demo di "Good Time Boys" in cui John suona per le ultime volte la sua Ibanez, ndr]

 

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VQ.it Ci sono state differenze nel modo di registrare le chitarre, fra Slovak e Frusciante? Usò gli stessi metodi di registrazione? (Cesare Businaro)
MB «Non c'erano della vere e proprie differenze nel processo di registrazione, i setup erano molto semplici, un amplificatore con una testata, microfonato con due microfoni.»


VQ.it
Secondo il tuo parere Mother's Milk, in quanto a stile, è un album a cui sarebbe arrivata anche la formazione originale? (Rossella Donato)
MB «Come ho detto prima, era impossibile che ci arrivasse anche la formazione originale. Se fossero rimasti quelli degli esordi, la loro produzione musicale sarebbe stata del tutto diversa.»


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Quando nel 1987 ti sei trovato davanti questi quattro pazzi, qual è stata la tua prima impressione? (Mattia Piarulli)
MB
«Mi piacevano, mi piaceva la loro energia e pensavo che sarebbe stato divertente realizzare un disco con loro. Non so perché abbiano scelto me.»


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Qual'era il peso specifico di Hillel Slovak in fase compositiva? (Dino Brothel)
MB «Il contributo di Hillel per Uplift fu davvero significativo, visto che la maggior parte delle canzoni del disco sono nate da delle jam o da riff composti da lui e Flea. Alcune canzoni, tra cui "Behind The Sun", sono nate da delle sue idee che ha presentato alla band.»

 

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VeniceQueen.it Dal momento che abbiamo recentemente intervistato Ron Young (il cantante che per un breve periodo sostituì Kiedis alla voce durante le registrazioni di Uplift), ricordi che tipo di rapporto avesse col resto della band e se il suo stile musicale si adattava bene a quello dei RHCP? (Staff VeniceQueen.it)
MB «Tecnicamente Ron Young era un ottimo cantante, ma non era quello giusto per i Peppers. In generale, era una persona adorabile e penso che tutti gli altri membri si siano trovati molto bene con lui.»


VQ.it Potresti per favore raccontarci qualcosa su DH Peligro (breve sostituto di Jack Irons)? Ha registrato anche lui qualcosa per Mother's Milk? È vero che, stando a quanto detto da John Frusciante, fu cacciato dalla band perché aveva nascosto i suoi problemi con la droga? (Staff VeniceQueen.it)
MB «Con Peligro non abbiamo registrato nulla e la mia esperienza con lui fu piuttosto breve. Per lui era difficile tenere il passo degli altri membri, oltre al fatto che avesse problemi di droga (dai quali sono sicuro che stesse cercando di allontanarsi).»


VQ.it Cosa ne pensi delle versioni remastered di Uplift e Mother's Milk del 2003? Ti piacciono le bonus tracks? E i Red Hot ti coinvolsero in questo progetto? (Staff VeniceQueen.it)
MB «Non ho ascoltato la versione remastered di Mother's Milk, quindi non posso dire nulla a riguardo.»

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Intervista a cura di
Gianmarco Minossi

con domande elaborate dalla

Community di VQ.it


Introduzione a cura di

Gianmarco Minossi

Traduzione a cura di
Gianmarco Minossi

 

Fonti e link utili
Michael Beinhorn - profilo Facebook

Michael Beinhorn - sito ufficiale
Michael Beinhorn - blog

Click HERE to download the interview in original language

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