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Home Interviste 2017-11-09 Intervista a Ron Young

2017-11-09 Intervista a Ron Young

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RON YOUNG E IL LICENZIAMENTO DI ANTHONY KIEDIS

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INTRODUZIONE

Quella di Ron Young è tutto sommato una storia a lieto fine.
È lui stesso, con il sollievo di chi revisiona il suo passato e l’inevitabilità degli eventi, a dircelo nell’intervista (ESCLUSIVA) che ha concesso a noi di VeniceQueen.it.

Non ha funzionato, non era lui il cantante adatto a sostituire Anthony Kiedis. Nessuno (nel bene e nel male) può sostituire Kiedis nei Red Hot Chili Peppers. Perché Kiedis, assieme a Flea, è l’anima (spirituale) di questo gruppo, e lo saranno fino alla fine di questa splendida avventura funk rock che ormai dura da 35 anni.
Ma Ron Young merita comunque un approfondimento, perché la sua storia, a partire dalla splendida biografia sulla band al peperoncino pubblicata in Italia nel 2005 Fornication (senza dimenticare che lo stesso Kiedis senza farne il nome, lo cità nella sua autobiografia Scar Tissue uscita nel 2004), è sempre stata solo accennata (probabilmente perchè ritenuta, erroneamente a nostro parere, poco interessante). Il suo mese di militanza nella band tra l'altro, non è stato improduttivo: ha portato a qualche frutto che tradotto in musica vuol dire demo. Demo che forse mai sentiremo, ma che magari un giorno vedremo pubblicati nei meandri di YouTube con la sottotitolazione ‘RON YOUNG RARE PERFORMANCE’.
Di sicuro, la nostra curiosità di sentire la sua voce sotto il basso di Flea, la chitarra di Hillel Slovak e la batteria di Jack Irons è alta.

ron_young_02Sta di fatto che Young (un’ottima voce soul, decisamente opposta al rap/funk di Kiedis) ha continuato a fare musica ottenendo anche buoni risultati: con i suoi Little Caesar (fondati da lui nel 1988, poco dopo appunto la sua esperienza reddhottiana) ed oggi guarda a quella breve esperienza come formativa, ringraziando anche i ragazzi per quelle prove e il produttore Michael Beinhorn che (presumibilmente - ma lui non ricorda bene) lo volle dentro dopo che Kiedis, sempre più provato dalla distruttiva spirale dell’eroina, fu allontanato.
Ricostruire i pezzi, nonostante si viva nell’era internettiana 2.0, non è stato facile. Le informazioni sulla rete sono poche e frammentarie, così come erano poche una dozzina di anni fa, quando il suo nome si materializzò per la prima volta combinato con quello dei Red Hot.
Quindi quello che state per leggere non è un trattato che vi impegnerà per decine di minuti, ma è semplicemente un dossier riassuntivo, un puzzle composto di quello che internet ha da
offrire, ma in italiano, una lingua che niente ha da offrire su Google quando si cerca il nome di Young accostandolo a quello dei RHCP. Quindi è una prima volta.
In più, il valore aggiunto: l’intervista. La prima che Young rilascia per la stampa italiana. Un piccolo plus al nostro articolo che vi farà capire non solo la disponibilità del tatuatissimo singer, ma anche come l’essere entrato fugaceente nel gruppo l’abbia praticamente aiutato ad essere quello che è oggi.
È l’ora di chiosare e lasciarvi a questo nostro dossier su Ron Young, il fu cantante a tempo determinato dei Red Hot Chili Peppers.


DOSSIER

Primavera 1986: terminato il tour di Freaky Styley, i Red Hot Chili Peppers sono in studio assieme al nuovo produttore Michael Beinhorn, per scrivere e registrare il loro terzo album.
Jack Irons ormai da qualche tempo è rientrato in pianta stabile nel gruppo che, finalmente, è composto da tutti e quattro i membri fondatori; ma c’è un problema chiamato Anthony Kiedis. Il cantante è infatti nel pieno della
ron_young_03 sua tossicodipendenza, per settimane non si presenta alle sessioni di scrittura del disco e, quando lo fa, è sempre sballato e il suo contributo risulta essere pressoché nullo; difatti, l’unico testo che presenta è in realtà riciclato, visto che si tratta di “Millionaires Against Hunger” (outtake di Freaky Styley rilasciata in seguito nell’EP del 1989 Unbridled Funk And Roll 4 Your Soul!, pubblicato e distribuito solo per il mercato americano).
La situazione è ormai insostenibile e Beinhorn, alla prima vera esperienza dietro al mixer, non è in grado di gestire il frontman; così, un giorno, stanco di questo comportamento e in pieno accordo con gli altri membri della band, decide di cacciarlo. Anthony, infuriato, abbandona lo studio. La notizia inizia subito a girare per Hollywood e, in men che non si dica, cominciano ad arrivare proposte da parte di numerosi cantanti della zona.


La scelta ricade su Ron Young, talentuoso cantante di Los Angeles pieno di tatuaggi (come riportato da Kiedis nell’autobiografia Scar Tissue), appassionato di musica R&B anni '50-'60. Il gruppo è entusiasta del modo di cantare di Young e anche il manager Lindy Goetz lo adora; quest’ultimo, infatti, pensa che i suoi testi, pieni di riferimenti a donne e automobili, possano più facilmente raggiungere un pubblico mainstream al quale la band tenta di arrivare.
Nel mentre, il gruppo viene premiato agli L.A. Weekly Music Awards come miglior band della città; Anthony, che è presente tra il pubblico, preso dalla tristezza per non essere stato menzionato dai suoi ex compagni al momento della premiazione, decide di tornare da sua madre a Lowell, in Michigan. Tornato a casa, entra nell’esercito della salvezza con l’intenzione di disintossicarsi e, dopo 20 difficili giorni, ne esce pulito per la prima volta dopo anni di abusi. La notizia della sobrietà giunge fino a Los Angeles dove, nel frattempo, il gruppo fatica a trovare la giusta alchimia con il nuovo cantante che, nonostante l’indubbia bravura, non è lontanamente vicino allo stile che la band sta cercando. Nei giorni di ron_young_04permanenza fa in tempo ad incidere un paio di tracce vocali su alcune demo, tra cui una dal titolo provvisorio “James Brown’s Sphincter”: era evidente che con lui non ci sarebbe stato futuro.


Un giorno, dopo diverso tempo, Anthony decise di telefonare a Flea, per comunicargli la sua disintossicazione dalla droga. Felice di apprendere la notizia, il bassista propose all’ex frontman di tornare nella band, invito prontamente accettato da Kiedis. Nel giro di pochi giorni, Anthony era tornato a L.A. e Ron, di comune accordo, venne allontanato. Ora i quattro Hollywood Kids erano davvero pronti per registrare The Uplift Mofo Party Plan. Di questa breve parentesi, durata probabilmente poco più di un mese, non rimarrà niente, visto che non si trovano testimonianze fotografiche o videografiche online, anche se Ron Young, in una recente intervista per il sito sleazeroxx.com, ha dichiarato di essere stato in possesso di una cassetta contente i brani da lui registrati con la band, rimasta purtroppo alla moglie dopo il divorzio. Chissà che un giorno alla signora non venga in mente di rendere pubbliche queste registrazioni, chiudendo un cerchio ingiustamente, e forse anche volutamente, velato di mistero.

L'INTERVISTA

VeniceQueen.it Su internet non ci sono informazioni su di te, ci piacerebbe sapere qualcosa. Ti va di presentarti?
Ron Young « Canto in una band chiamata Little Caesar. Siamo insieme dal 1988, abbiamo fatto due album prodotti dalla Geffen Records nei primi anni '90 e poi altri sei negli anni successivi. Facciamo tour nel Regno Unito, in Europa e occasionalmente anche negli Stati Uniti. Adoro tutta la musica derivata dall’R&B e dal Soul e tutto il R&R da loro derivato.»

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VQ.it Come sei entrato nei RHCP? Hai letto degli annunci? Te l’ha detto qualcuno? Ricordi il periodo esatto?
RY « Non mi ricordo chi mi raccomandò di fare un’audizione per i RHCP. Sono sceso nel seminterrato della Capitol Records e abbiamo iniziato a jammare delle cover, poi mi suonarono le canzoni su cui stavano lavorando che sarebbero poi finite sull’album The Uplift Mofo Party Plan ….. lavorai con loro nel 1986.»

VQ.it Ricordi quante prove hai fatto con loro? Ho letto che avete anche registrato dei demo, ti ricordi quante canzoni? Dei titoli? Ho anche letto di una canzone intitolata “James Brown’s Sphincter”, te la ricordi?
RY « Ho iniziato a scrivere melodie e testi per circa 6-8 canzoni e abbiamo lavorato su queste per un paio di settimane prima di registrare le demo ai Capitol Studios con Michael Beinhorn. C’era una canzone chiamata “James Brown’s Sphincter”. Ero divertito dall’idea che il 'Soul' di James Brown provenisse dal suo 'orifizio' … i ragazzi scherzavano sempre su tutto, così decisi di adottare un approccio divertente per la canzone.»

VQ.it Sai se le canzoni che hai registrato sono le stesse che poi sono finite sull’album The Uplift Mofo Party Plan?
RY « Erano le stesse canzoni scritte per l’album ma con più melodie e testi diversi. Anni fa avevo una demo del lavoro fatto con loro ma il nastro è andato perso, così non ricordo esattamente quali furono le canzoni che Anthony, una volta tornato, riscrisse.

VQ.it Eri un fan della band all’epoca?
RY « Ero un fan della band. In quei giorni gruppi come i RHCP, Fishbone ecc. erano le più Soul tra le band della zona di L.A.. E anche i musicisti erano straordinari.»

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VQ.it Quando sei entrato nella band pensavi fosse una cosa temporanea?
RY « Quando sono entrato nella band eravamo molto distanti, essendo io molto più cantante e meno rapper rispetto ad Anthony, mi sentivo davvero fuori luogo. A tutti piacevano le canzoni, ma semplicemente non rappresentavano ciò che erano ed erano destinati ad essere, i RHCP. La musica era buona e più melodica, che era uno dei loro obiettivi quando sostituirono Anthony….ma mancava la vera essenza quando ero nella band. Loro naturalmente hanno fatto la scelta giusta, oltre ad un'integrità musicale c’era anche da preservare un’integrità personale e una lunga amicizia. Che è la vera essenza della band. Non ho mai davvero parlato di questi fatti per molto tempo, fino a quando Anthony non è riuscito a tenere sotto controllo i suoi demoni, conosco personalmente questa situazione e so che non dovrebbe essere di pubblico dominio. Sono stati coraggiosi a portare avanti l’idea di provare a fare qualcosa di nuovo quando ancora non sapevano come sarebbe andata a finire la riabilitazione di Anthony. Poco dopo Hillel morì di overdose e fu un promemoria di quanto fummo fortunati che Anthony si fosse curato. Poi Flea finalmente menzionò in un'intervista la mia breve apparizione, così mi sentii più a mio agio nel raccontare questa storia in pubblico. Flea è un vero talento ed un gran bravo ragazzo. La passione che mette in ogni nota è stata un’ispirazione per tutto il resto della mia carriera. Mi ha fatto pensare che ogni momento per fare musica è una benedizione e dovrebbe essere trattata con reverenza. Sono molto grato di aver avuto l’opportunità di fare musica con loro e nonostante tra noi non abbia funzionato, il mondo della musica rappresenta per loro il posto migliore in cui lavorare e costruire queste relazioni che ci sono state nel corso degli anni.»


Introduzione a cura di
*sir psycho sexy*

Dossier e Intervista a cura di
Francesco Colinucci

Traduzione a cura di

Francesco Colinucci
e Gianmarco Minossi

 

Fonti e link utili
Ron Young su Facebook

Little Caesar su Facebook
Sleazeroxx.com

Click HERE to download the interview in original language

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