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Home Interviste 2011-02-20 Intervista a Jack Sherman

2011-02-20 Intervista a Jack Sherman

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Introduzione. “And now, it's time to hear him do his thang, you better be burning Sherman!"
Profetico, fin troppo Anthony Kiedis a prevedere il futuro di questo chitarrista. Bruciato presto nel fuoco vivo dell' Hardcore Funk degli esordi che non accettava compromessi. Che vedeva come da “femminuccia” le aggiunte di Jack con chitarra acustica nell'esordio. Il tempo è crudele, si fossero incontrati in questo decennio, probabilmente più cose sarebbero combaciate, sopratutto visto il mood retrò di questo musicista, oggi sereno padre di famiglia brizzolato che vagamente ricorda Paul McCartney e si può osservare nella sua tranquillità mondana tra le foto su Facebook postate pubblicamente. E decide di accoglierci tra i suoi ricordi per svelarci interessanti retroscena della sua piuttosto sconosciuta carriera da session man e angoli non del tutto noti di quell' Asterisco con la “A” maiuscola che in quegli anni si stava nutrendo di passioni selvagge e primi passi musicali.

VeniceQueen.it Ciao Jack! È da molto che non si hanno tue notizie, che hai fatto in questi anni? Hai collaborato ad altri progetti in quest'ultimo decennio? Gli In From The Cold sono ancora in attività? (te lo chiedo perchè in rete ci son scarse notizie sul tuo conto)
Jack Sherman
«Ho avuto una band con Gary Mallaber (batteria) e Maria Sebastian (voce) chiamata In From The Cold, dalla metà degli anni 90' fino a circa il 2001. Maria è di Buffalo, New York. E il tutto procedeva lentamente, facemmo qualche concerto e registrammo un po' di nostre canzoni (l'omonimo disco del 2000, ndr).
Poi sono andato a vivere a Savannah,Georgia. Dal 2003. Ho fatto qualche registrazione sporadica e show anche qui. Registrai un disco autoprodotto per un giovane cantante di nome Luke Mitchell , il disco si chiama High Expectations (del 2008, googleggiando trovate qualche filmato e preview, ndr).»

VQ.it Quando iniziasti a suonare e quale ragione ti spinse?
J.S. «Sono nato nel 1956. Ho una sorella di sette anni più grande di me. Come molti altri osservai i The Beatles al The Ed Sullivan show ben 47 anni fa. Quindi, in un certo senso, sono stato plasmato da ciò. Un nostro caro amico aveva una chitarra e noi volevamo provare a cantare i pezzi di Bob Dylan quando eravamo piccoli. Ma ancora non strimpellavo nulla. Ho suonato il violino e velocemente cambiai optando per la viola  quando ero al 3rd grade (8-9 anni ndr) ma smisi. Probabilmente, perchè mi prendevano in giro. Volevo suonarla come fosse una chitarra. All'età di 14 anni, mio padre mi comprò una chitarra acustica a poco prezzo. Avevo timore di mio padre, immagino perchè lui mi diceva sempre «Se ti compro una chitarra probabilmente non la suonerai». Da una parte avevo il suo permesso, dall'altra volevo dimostrargli che si sbagliava. Comunque sia, ho iniziato dal 1970 e non mi sono più fermato.»

VQ.it Raccontaci che artisti e gruppi ascolti in questo periodo.
J.S. «Ascolto e adoro un sacco di band. Ma, la maggior parte è materiale di decenni trascorsi  Delle nuove band amo roba stile Coldplay Sembrano sentimentalmente molto coinvolti in ciò che compongono. Molta roba retrò, partendo dal Blues ed i classici gruppi stile The Beatles, Stones, Hendrix.,To Mountain, Grand Funk, Wishbone Ash. Adoro ogni cosa di Santana con Michael Shrieve alla batteria.»

Jack_Sherman2VQ.it Quali sono state le forme d'arte che ti han ispirato ? (Mi riferisco più a libri, quadri e cinema).
J.S. «Ottima domanda! Sin dai miei primi ricordi ci sono immagini di film, ne guardavo allora come adesso. Guardai  Spartacus quando avevo 4 anni!! Adoro i film come I cannoni di Navarone. Tutti i film della saga de Il Padrino, e tanto altro ancora ...  ADORO IL CINEMA!
Per i libri, quando ero giovane, leggevo tutti i libri di James Bond proprio perchè i film erano fantastici. Leggo molte biografie, sopratutto riguardanti la musica. Come adesso, sto leggendo un libro di  Bill Bruford e lo consiglio a tutti (l'autobiografia del batterista di Yes e King Crimson, ndr).»

VQ.it Qual è stata l'evoluzione del tuo modo di suonare negli ultimi 30 anni? Hai cambiato qualche settaggio? (chitarre, amplificatori, pedali o altro) . Qual è la sei corde che hai usato maggiormente negli anni '80?
J.S. « Dal vivo coi RHCP avevo un Randall RG-80 ampflifier, due Schecter Custom Telecasters, un pedale della Rat che comprai da Flea (ce l'ho ancora), un TS-9 Ibanez Tube Screamer e CS -9 Ibanez Chorus. Tutto ciò live. Nello studio, per registrare il debut della band ,aggiunsi una Les Paul Custom degli anni '70  ed una 61neck/'70body Fender Strat. C'erano degli ottimi Marshall 50watt 2/12 in studio, e usai anche quelli.
Oggi ho un Top Hat Vanderbilt 33 amp, 1961 Fender Brown Deluxe, 1968 Fender Princeton Reverb, 1959 Ampeg Jet, 1959 Fender Tweed Champ e un 1965 Ampeg Reverberocket. Tutti i componenti ovviamente tenuti il più possibile con i loro pezzi originali.
Di chitarre ne ho molte (fa poi notare più o meno 20, ndr). Sono ottime repliche vintage. Se dai una occhiata sulle mie foto Facebook ne vedrai diverse altre. Ho persino una chitarra costruita da Roger Giffin (liutaio abbastanza noto in America, ndr). L'ho chiamata Ginger T. ed è splendida. Possiedo anche qualche chitarra acustica.

Solitamente opto per un suono pulito. Ho diversi pedali, alcuni fabbricati artigianalmente per aumentare boost, o distorsione ... a volte, prendo diversi pedali per divertirmi ...ma solitamente ne uso 2 o 3.»

VQ.it In quale brano di R&B Skeletons In The Closet suoni? Com'è nata la collaborazione con George Clinton e che impressioni ne hai tratto?
J.S. «Ho suonato nella traccia “Cool Joe”! Ho suonato con la stessa Schecter Tele che usai con i RHCP. Avevo montato i Seymour
Duncan pickup  in quel periodo. Suonai con il pedale MXR Dyna Comp compressor. Il suono venne costruito da qui. George stava giusto accanto a me e faceva alcuni brevi commenti al sound quando io suonavo  come: «Squillante, soffocante, hard» e «Questo è adatto, registriamolo, insistiamo così». Lui sapeva che sapevo intendere quelle istruzioni e se tu senti con attenzione la mia parte, puoi sentire una vaga variazione nel ritmo.
Tornando indietro col tempo, quando i Chili Peppers ed io eravamo ad un convegno musicale di New York nel 1984, finimmo in una stanza delle interviste
George-Clinton-nv01 di MTV con diverse star come Lou Reed and George. Ero seduto giusto accanto a George in questa stanzetta piccolina. E al tempo ero un grandissimo fans da circa otto anni della sua produzione. Gli sussurrai  “March To The Witches Castle” (un brano del disco Cosmic Slop dei Funkadelic, dell'accaduto se ne parla anche nel libro Fornication, ma in maniera più spiccia ndr) nel suo orecchio. Lui girò il capo verso di me ed esclamò «Wow, è da un botto che non pensavo più a quel pezzo». Immediatamente lo presentai al mio manager che era seduto accanto a me, Lindy Goetz e a quanto pare quest'ultimo aveva già lavorato per supportare la carriera di George ed era come un cerchio che si chiudeva.
Comunque, quando io persi il posto e i RHCP andarono a lavorare con George per Freaky Styley, io preparai per loro diverse auto-cassette della musica dei P.Funk perchè pensavo il loro stile fosse molto compatibile con la sua musica.
Tempo dopo, nell'85 Flea mi chiamò e mi invitò ad un concerto ad un'ora a sud di LA. George era seduto assieme alla band nel club e io lo rincontrai nuovamente, mi disse: «Ho saputo tutto riguardante le cassette che tu hai fatto per i ragazzi e sono venuto a conoscenza di diverse cose su di te e... io ti ringrazio e il FUNK ringrazia te per ciò che hai compiuto». Ciò equivale ad aver direzionato la band verso di lui e il suo mood musicale. Alla fine per lui fu un COMPITO produrli, e lui sembrava veramente grato nei miei confronti. Dire che ero entusiasta, era poco.
Mia moglie è veramente una brava cuoca, così il giorno dopo chiamai Lindy per chiedergli se sapesse dove  fosse George ed ebbi il numero del Park Sunset Hotel eThai Restaurant. Andai a prendere George e la sua moglie di allora, Stephanie, a Hollywood e li portai a casa mia a Santa Monica dove  li invitammo a fare colazione. Dopo, lui insistette per portare la mia chitarra in studio, e andammo a sistemare un brano chiamato “Hooray For Our Team” ai  Baby-0 studios. Mi chiamò un paio di altre volte e facemmo alcune registrazioni e alcune vennero pubblicate. In una session lui lasciò Billy Bass e me da soli, e lui e io lavorammo a due tracce di Billy. Fu un qualcosa di molto, molto bello ed esuberante per me essere lì.»

VQ.it Identiche domande te le faccio anche nei confronti delle session con Bob Dylan per il disco Knocked Out Loaded.
J.S. «Suono nella traccia “They Killed Him”. Un brano scritto da Kris Kristofferson e precedentemente interpretato da Johnny C
bobdylanash. Fu tutto in presa live eccetto Bob che incise questa e altre parti vocali più in là. Suonai una Takamine acustica accordata in Sol maggiore. Per la maggior parte del giorno suonammo come fosse una jam . Quando decidemmo qual'era la parte da tagliare ed utilizzare io avevo l'impressione che fosse qualcosa di speciale, ma non ne seppi realmente il risultato finché il cd non uscì più tardi. Avrei voluto che fosse stato per un brano originale e appena composto da me o noi... ma comunque hey, io sono in un disco di Bob Dylan. Non è poi così male, no? Ha ha.
Io avevo suonato l'anno prima con Bob assieme a Barry Goldberg e il batterista Jim Keltner ... Bob sembrò impressionato dal mio modo di suonare e chiese il mio numero di telefono. In quella sessione, provammo a registrare un paio di robe differenti. Specialmente, quella canzone di Allen Toussaint chiamata “Freedom For The Stallion”. E facemmo un accenno anche a “In The Summertime” di Mungo Jerry. Abbastanza selvaggia.»

VQ.it Che opinione hai del disco di Peter Case The Man With the Blue Post-Modern Fragmented Neo-Traditionalist Guitar? Perchè io penso sia un disco sottovalutato di un altrettanto poco lodato songwriter rock cantautoriale, e tu suoni in un brano se non ricordo male...
J.S. «Sono presente in  “Put Down The Gun”, “Two Angels” ed eseguo un bel solo live nel brano “ This Town's A Riot!“. Su "Put Down The Gun" sovraincisi più tardi alcune leggere ma importanti chitarre ritmiche accattivanti: ciò dà un'altra connotazione al brano e sembra che ci siano più chitarristi coinvolti. "Two Angels" fu live, una traccia abbastanza tipica. Suonata con la mia G&L Interceptor.
Sì, Peter ha un gran talento e produce un tipo di rock classico di ottimo livello davvero.»

VQ.it Suoni ancora il tuo vecchio materiale? Magari per i tuoi figli o amici?
J.S. «A volte! Mio figlio adora i Chili Peppers (e non perchè io ne ho fatto parte). Comunque, l'altra volta stava suonando il primo disco (quello dove compaio) e io pensavo «Hey, suona proprio bene...» e mi piaceva un sacco!
Ho suonato in diversi dischi abbastanza underground o comunque poco noti come Soundtrack Of My Life di Kimm Rogers (disco folk veramente grazioso misto Morrisette/Kate Bush facilmente “reperibile”, wikipedia non lo cita ma è presente nella sua sezione di Discografia ndr).  Lo considero il mio miglior lavoro in studio. Ottimi musicisti e grandi canzoni, e poi è prodotto da Steven Soles che è dietro al mixer anche nel disco di Peter Case che tu mi hai citato.
Ho suonato anche in Notes From The Lost Civilization di TONIO K e nel suo OLE. T Bone Burnett lo produsse. In OLE, Booker T. suona l'organo in un brano che io ho scritto assieme a Tonio chiamato “Maybe There Isn't”.»

11_Coyotes


VQ.it Il tuo brano preferito dal debut The Red Hot Chili Peppers? Quale ti divertivi a suonare maggiormente? (Sentiti libero di aggiungere aneddoti, se vuo i)
J.S. «Dunque, "Mommy Where's Daddy" ha diversi elementi che la rendono speciale. Flea, Cliff e io componemmo la musica con naturalezza e facilità e rapidamente ne facemmo una prova poi tutti assieme. Il suo essere più funky e groovy la rendeva diversa dal restante materiale che virava  dal punk intenso fino all' hard rock. Poi quando l'andammo  a registrare come demo, fu la prima del cd. Sentii il timbro vocale e il testo.  Ne fui veramente co lpito e dissi ad Anthony quanto rendesse efficace il tutto. Il testo faceva venire la pelle d'oca, anche se non era perfetto. Flea decise di interpretare la parte della bimba, come fosse un dialogo tra padre e figlia, e la cosa era veramente divertente. Ma, quando la registrammo, loro chiamarono Gwen Dickey resa celebre dalla canzone "CAR WASH" dei Rose Royce (una funk/r&b band ndr) per cantare quelle parti. Mi piace molto anche Green Heaven perchè è tra le più naturali nel cd. Per farti capire, quel solo venne registrato tutto in presa diretta in un canale a sè. Tornando a  "Mommy", l'intro e il solo mi vennero a casaccio mentre provavamo. Andy Gill, disse (dopo che io avevo strimpellato qualche minuto così, senza pensarci su) «Cosa cavolo sia lo sai solo te, però potresti rifarlo che lo registriamo?» Lo feci e non avevo idea di come mi fosse venuto fuori. Così lo misi anche alla fine. Ha ha. Sono orgoglioso di quella parte. Mi piace molto ottenere tutti i tipi di suoni diversi e approcciare in stili e ho avuto modo di dare il mio contributo a quel disco. “Grandpappy Du Plenty” fu divertente, creare tutto quel sound bizzarro.  E Dave Jerden mi disse (il giorno dopo), dopo aver registrato “Baby Appeal”, che non riusciva a togliersi dalla testa quel riff di chitarra. Ho molto rispetto per Dave e presi quell'affermazione come un gran complimento.»
andy-gill-music-producer

VQ.it Più in la i Peppers cambiarono stilisticamente, in un sound sicuramente più ammorbidito a livello rock (Non so se hai sentito "Stadium Arcadium”, per esempio). Con una dose più massiccia di chitarre acustiche e sovraincisioni; queste sonorità ti sono più congeniali di quelle punk rock avvertite nelle prime demo? Perchè sappiamo tutto sui conflitti accaduti tra te e Gill contro le idee di Flea e Kiedis...
J.S. «Beh, voi sapete quanto avete letto, ha ha! Si può dire che alcuni loro tratti musicali attuali ricordano i miei tentativi di render la musica un po' più 'colorata' e 'gustosa', nonostante il loro stile non coincidesse con quella visione di musica che avevo. Nonostante certi brani punkizzati tiratissimi siano divertenti, molto. Ma sì, qui (a casa ndr) abbiamo tutti i loro dischi e nonostante non li ascolti proprio tutti i giorni, li preferisco come sono attualmente, soft. Mi è sempre piaciuta questa tipologia di musica 'graziosa'. In primo luogo mi vengono in mente i primissimi Black Sabbath che sono molto, molto, molto godibili. Adoro sentire un senso antico e profondo nella musica. Che non sia un solo 'head banging' . Per anni ho preferito Blood On The Tracks (del '75, considerato come il disco che apre una nuova era dell'artista, dopo averne chiusa un'altra, sembra un paragone con Californication ndr) di Dylan, al suo materiale iniziale degli anni '60. E probabilmente ancora oggi mi accade, sono abbastanza open-minded su tutto ora.»

VQ.it Sei ancora in contatto con Flea, Anthony e Cliff?
J.S. «
Cliff è uno dei miei amici più intimi nonostante ora molti chilometri ci dividano. Perchè nel 2003 mi sono trasferito per venire qui a Savannah. Spero di vederlo nei prossimi mesi, dovrebbe venire qui per passarmi a trovare.
Gli altri ragazzi li beccavo occasionalmente un po' qui e là a Los Angeles quando vivevo lì. Ma no, non ci sentiamo da anni.»

VQ.it Vuoi descriverci i tuoi sentimenti riguardanti il video di “True Men Don't Kill Coyotes” in qualche parola? E che ricordi di quella esperienza?
J.S. «Fu divertente. Fu una mia idea di mettere la pellicola al contrario in maniera tale da tornare dentro la sabbia alla fine del video, ha ha. La cosa rimasta più impressa, è che fu una giornata interminabile … cercando di essere creativi. Avendo tutto quel colore fosforescente addosso fu terribile.
La ehm... chitarra che “suono” lì era poco più di un giocattolo con le corde attaccate. Ho pensato «Visto che stiamo facendo playback durante queste registrazioni, perchè non usiamo una finta chitarra?»... ha ha. Non ho idea di cosa ci facesse in quello studio di riprese.»

07_Coyotes

VQ.it Qual è stato il tuo concerto più memorabile? O comunque condividi con noi qualche momento magico passato assieme.
J.S. «Mh,presumo tu ti stia riferendo ai Red Hot...»

VQ.it Sì.
J.S. «Quando eravamo in tour, Purple Rain era uscito nei cinema e c'era molta aspettativa intorno a Prince. Un hype che ricordava un pochino i The Beatles. Era un grande. Comunque,  Prince usò un club del 1st Avenue a Minneapolis come location del film. Noi ci finimmo a suonare per il tour ed era un posto memorabile, pubblico splendido e il mio gran amico Phil Solem che suonava coi The Rembrandts venne a vederci. Quindi Solem, rese tutto piacevole. Essere nei Chili Peppers era molto più di un continuo sopravvivere, per come erano ostili molto spesso nei miei confronti. E perciò non c'era molto spazio per molti altri momenti simili. Però, sforzandomi bene a ricordare, mi viene in mente anche dei momenti in cui la nostra alchimia musicale funzionò proprio bene.  Del  concerto a Columbus, Ohio (era presente il padre di Cliff, ed era la città del nostro batterista),  ci sono diversi stralci su  You Tube. Rimasi sorpreso di come la resa fu buona.»

VQ.it C'è qualcosa che vorresti dire ai tuoi fans italiani e ai lettori di VeniceQueen.it?
J.S. «Dunque, spero che la gente possa sempre trovare divertimento nella mia musica, che possano godersela appieno ... e che possa esserci roba  dalla quale imparino e che li ispiri. Sia che siano musicisti che semplici appassionati.
Mi piace pensare a me stesso come una persona che 'suona per le canzoni'. Mi piace l'aspetto sociale del far musica. Penso che le bands che hanno vissuto come VERA COMITIVA (gioco di parole un po' intraducibile, 'Band' visto nell'accezione sia di gruppo musicale che di amalgama di persone ndr),  son quelle che han vissuto di più.
E ovviamente, li ringrazio per il fatto che ascoltano e apprezzano la musica.»

Intervista e traduzione a cura di Gidan Razorblade

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