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Home Editoriale 2013-08-22 ELETTRO-Shock

2013-08-22 ELETTRO-Shock

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Dopo un’eterna pausa editorialistica, quasi mi accorgo di non saper più scriver(vi).
Vi è mancata un po’ questa nostra rubrica? Beh, spero di sì dai!

Torno a parlare di Red Hot, anche se non vi sembrerà l’argomento principale fa lo stesso, perché tanto tutto parte da lì, anche il fatto stesso che io stia scrivendo ciò. Seguiranno altri editoriali, magari più veramente incentrati sul mondo peppersiano, non so fra quanto né come, ma è giusto tornare a farsi sentire ogni tanto con una frequenza che sia accettabile…
In questo editoriale partirò dalle ultime dichiarazioni rilasciate da John Frusciante nel monologo inciso nel bonus disc jappo dell’imminente Outsides ep e proseguirò con altri estratti dalla recente intervista rilasciata per Billboard.com.

Buone vacanze (per chi se le può ancora godere) e buona lettura!

2013-08-22_outsides_04


«
Nel campo della musica elettronica, il compositore è completamente libero. Perché è in grado di realizzare il suono che lui sente nella sua testa e non è più dipendente da altri. In più, è ora possibile per lui ascoltare la musica mentre la sta facendo in tempo reale. Non c'è più il bisogno di far sentire la tua composizione al gruppo e aspettare di sentire che genere di suono la band utilizza su di esso. Perché l'atto di creare e di ascoltare avviene nello stesso momento, ciò è significa la più grande libertà per me. Fare musica elettronica mi offre la più grande libertà musicalmente parlando. Perché esso è l'approccio più completo di fare musica»
John Frusciante, Outsides ep Bonus Disc Interview, 2013
[traduzione a cura di Federico Francesco Falco, ndr]


2013-08-22_outsides_01Il Fruscio in fase promozionale è un treno in corsa di concezioni filosofico-evoluzionistiche della sua vita, prima che della sua musica.
Tutto ruota per lui attorno al binomio ‘LIBERTA’-ELETTRONICA’, ciò che nessuno avrebbe mai immaginato, o almeno non a questi livelli di sperimentazione e/o stile di vita. Esatto, l’ultimo grande atto, The Empyrean sancisce la morte di un mezzo-uomo-mezzo-chitarrista e la nascita di un uomo-che-si-gode-la-vita in funzione della sua nuova forma d’arte.

Domanda: «Hai mai considerato l'idea di suonare la tua nuova musica, magari anche solo per una piccola audience?»
John Frusciante: «No, non ho interesse nel suonare dal vivo. In realtà non mi vedo più come un performer. Non è mai stato un qualcosa che mi giungeva con naturalezza. È stato qualcosa in cui mi sono adattato ad essere, ma non era realmente l'espressione di ciò che ero. (...) non sono un performer. Non trovo la giusta alchimia con l'effetto che l'audience ha in me, perché la musica per me è qualcosa che arriva dal mio interno. È un qualcosa in cui devo immergersi. E quando sono di fronte ad una folla, io non posso ignorare i miei sentimenti né il modo in cui mi fanno sentire loro. Il pubblico mi fa stare bene . ma a quel punto mi sento come se non riuscissi a raggiungere abbastanza dentro me stesso per creare qualcosa, ma sono più condizionato nell'andare verso l'aspettativa della platea. Qualcosa che li intrattenga. E ciò adesso non è per me. Non sono interessato ad incontrare le aspettative della gente o a voler accontentare essi. Sono felice se son riuscito a far ciò per cosi tanto tempo, ma ho scoperto di aver più elementi in comune con i vecchi compositori di musica classica del ‘700 che con una rockstar contemporanea. Penso di più agli elementi che mi fanno creare una composizione intera ed è ciò che mi fa essere felice di essere vivo ed eccitato di vivere ogni giorno»

John Frusciante, Billboard.com Interview, 2013
[traduzione a cura di Federico Francesco Falco, ndr]

Lo split nasce da un movimento oscillatorio, fra istinti primordiali ed eterei (a detta sua l’elettronica è DA SEMPRE ciò che voleva fare) ed una folla alla quale ha lasciato (senza mai più nessuna speranza di ritorno) l’immagine statuaria da semi-dio-in-terra. Roba da lacrime, veramente, o da ridere. Sì, perché è dannatamente divertente pensare che ciò che non è ti è mai riuscito in maniera naturale, ti sia riuscito così realisticamente bene da incatenare anime e corpi nell’attesa di un assolo che ti portasse in cielo, là nel SUO mondo, con semplicità disarmante, proprio come i miracoli, se volessimo interpretarla in termini religiosi.

Domanda: «Quando hai capito di non rientrare più nelle dinamiche di una band?»
John Frusciante: «Beh, come ho detto io ho sempre voluto fare musica elettronica e l' ho solo sfiorata in quei dieci anni in cui sono tornato nei RHCP, ed è quel genere di cose in cui devi far pratica tutti i giorni per anni prima di padroneggiarla. Era qualcosa che avrei sempre voluto fare ma eravamo cosi ben concentrati come band che l'idea di chiudere non mi sfiorò finché Flea non venne da me e mi disse "voglio due anni di pausa dopo questo tour" e me lo disse quando il tour era in corso (2007) e io ero tipo shockato, perché pensavo che eravamo cosi presi bene , eppure dovevamo fermarci, capisci? Ma una volta che lui mi disse cosi, la mia mente iniziò a pensare "cosa mi piacerebbe fare in due anni, che ho sempre sognato di fare?" e quattro mesi dopo ero cosi eccitato dall'idea di tal libertà che 2 anni non mi bastavano più. Sentivo che non volevo più essere nella band. Mi congedai dopo diversi mesi che eravamo già in pausa, ma la mia volontà di farlo era già presente alcuni mesi prima della fine del tour»
John Frusciante, Billboard.com Interview, 2013

[traduzione a cura di Federico Francesco Falco, ndr]

E mentre il web si infiamma di commenti che non risparmiano l’ex-chitarrista da offese che farebbero riaprire i manicomi, io personalmente rimango congelato e mi fiondo nelle menti dei tre superstiti ex-compagni di una vita, e alla coltellata che arriverebbe alle loro spalle nel leggere questo tipo di dichiarazioni (Flea avrebbe un infarto come minimo).2013-08-22_outsides_02
Una vita fa. Quando esisteva ancora un cerchio delle anime prima di salire su un fottuto palco e lanciare sul pubblico un uragano di alchimia e sintonia, prima ancora che giungesse nei cuori di tutti della buona musica. Ciò che mi congela appunto, e me ne rendo conto solo ora a mente fredda e agli albori di una nuova scarica elettronica che sarà l’Outsides ep, non è tanto la SUA scelta, ma questo distaccamento che ha col passato. La concezione intimista che ha lui della musica (i 6 album in 6 mesi la dicevano già lunga ai tempi che furono e hanno trovato la loro 'maturazione' completa solo sul finire dello Stadium Arcadium tour)..la voglia di sperimentare all'eccesso, come mai nessuno forse si sarebbe aspettato, è solo una diretta conseguenza di una nuova vita LIBERA da ogni logica di mercato che imponga alla rock star di 'concedersi' al pubblico senza badare ad intriganti ed eterei scenari musicali o all’attitudine di scriver musica SOLO ed esclusivamente per il piacere di farlo, in pantofole e caffè americano da sorseggiare per casa tra un synth e l'altro…

2013-08-22_outsides_03


Il mondo ha perso uno dei più grandi talenti chitarristici di sempre, non mica nel senso dei tecnicismi o chissà quale altra stregoneria. Così come l’ha imparato ad amare, sta anche imparando ad odiarlo, tanto inarrivabile è stata la componente passionale-emozionale disseminata.
Perché dal post-Empyrean il cielo e la terra si sono ribaltati, così come le passioni e le emozioni, che per alcuni di noi potranno continuare a vivere tramite scarrozzate di drum-machine, ma parliamoci chiaro, quell’altro tipo di passioni ed emozioni sono tutta un’altra storia.

Shock… o per meglio dire ELETTRO-Shock.

*Ntjr*

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 21 Agosto 2013 23:25  

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