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Home Editoriale 2011-07-02 'Banali' lezioni di vita

2011-07-02 'Banali' lezioni di vita

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ntjrProprio in queste settimane stavo restaurando la sezione “Editoriale” da vecchio a nuovo sito. Ne è passata di acqua sotto ai ponti, troppa forse, prima di tornare a scrivere un nuovo capitolo di questa rinnovata sezione, appunto. Beh, non credo ci sia molto da dire, se non uno spavaldo e rassicurante «CI SIAMO!». Ci siamo perché fra 16 giorni i nostri NUOVI Red Hot faranno la loro (ri)comparsa sulla scena mondiale col nuovo singolo “The Adventures of Raindance Maggie”, dopo una ‘quasi-morte’ mediatica e dei rapporti con i fans. Ancora, come sempre, quasi come da abitudine si può dire. Perché questo sono i Red Hot Chili Peppers.
Chad ha detto in una recente intervista promozionale
«Ogni nuovo disco è come una rinascita», ed è vero perché fra un capitolo e l’altro i nostri ci hanno abituato a strazianti e confuse attese, intrise di droga, morte, incidenti motociclistici, delusioni amorose, divergenze musicali interne dichiarate solo in seconda battuta e chi più ne ha più ne metta. Umanamente, cadono e si rialzano, non proprio ‘come se niente fosse’, ma quasi.
Il 17 Dicembre 2009 rappresenta l’ennesima data spartiacque della quasi 30ennale tanto appassionante quanto tormentata storia di questo gruppo: l’annuncio ufficiale del ri-abbandono di John Frusciante, definitivamente ritornato in vita con la saggezza ed i valori del suo The Empyrean, è il frutto di una ricaduta nella ‘stanchezza-da-tour’ e più in generale dalla poca voglia di convivere ancora con i meccanismi del music-business che, volendo o non volendo, non ti risparmiano se sei uno dei Peperoncini. E mentre John Frusciante è tanto vivo, così tanto da ‘potersi permettere’ di giocare in solitudine con la sua collezione di sei corde, girando ormai a casa sua in calzini spessi, proprio come si vede nel video di “The Past Recedes”, i compagni di una vita sono pressoché caduti nell’oblio, abbandonati da management (che molto probabilmente già li dava per spacciati) e dai fans in delirio da morte celebrale causata dallo shock (l’ennesimo), quello che nessuno avrebbe mai voluto rivivere.
Io stesso, dopo quel cupo e glaciale 17 Dicembre 2009 penso di essere stato fra i primi a disapprovare e vedere di traverso la gestione di tutta una vicenda scottante come questa.
Perché vedere la band del cuore uscire di scena in quel modo non era certamente la mia massima aspirazione, né tantomeno quella di tutti voi che state leggendo. Ho fatto questa premessa perché appunto non sono qui, ad un anno e mezzo di distanza, a ripudiare il mio pensiero ai tempi che furono, perché effettivamente essendo una band così, sempre sotto gli occhi di tutti, devi sapere che il mondo intero si aspetta fin da subito che le spiegazioni siano chiare, così come le intenzioni future.
E tutto questo non è avvenuto, oggettivamente: i tre superstiti hanno secondo me raggiunto un punto di massima pressione, fino ad implodere in un silenzio in cui, se tutti noi vivevamo nel ‘terrore’, loro hanno trovato un necessario momento per respirare, magari abbracciando la scelta di non divagare in altre dichiarazioni che avrebbero solo portato ulteriore caos, stringersi in quel ‘cerchio delle anime’ (con una mancante all’appello, forse l’anima-guida, diciamocelo…), guardarsi negli occhi e scegliere una delle due strade del bivio postosi loro davanti.
Ho stilato questa premessa perché ora non voglio calarmi nel ruolo dell’ipocrita o rimangiarmi parole spese, ma dopo una batosta così, arrivata in un momento già delicato della carriera, forse quella che hanno percorso è stata la strada più giusta per rinascere … forse ‘snobbando’ volutamente le pressioni dei fans sono apparsi poco professionali, poco reattivi in questo caso rispetto ad altri analoghi accaduti in passato ma, alla fine, l’importante è che siano tornati fuori, pronti di nuovo a dire «CI SIAMO!». Cito Flea da una recente intervista (vedi relativa news): «Abbiamo onorato il nostro nome, iscrivendolo nella storia del rock, e sentivo che chiunque di noi stesse mettendo il proprio cuore, in quello che stava facendo». C’è chi già sperava in una stabilità (ri)trovata, autoproiettandosi nella mente foto della line-up più celebre dei Peppers tra una quantità di anni biologicamente tale da renderli ‘pensionabili’, con qualche grinza in più, canzoni da spiaggia e divagazioni pop da ‘Beach Boys del nuovo millennio’. Sempre loro, AnthonyKiedisJohnFruscianteFleaChadSmith, un’entità unica, forse perfetta… ed invece NO. Stando alle parole di Flea (ma, credo basti averli visti dal vivo almeno una volta) John è sicuramente e sarà per sempre il suo ‘compagno’ ideale, quello che da un semplice sguardo gli permetteva di distendere jam stilisticamente da ‘marchio di fabbrica’, gemme di improvvisazione trasformate negli anni in un’attitudine quasi unica al mondo, quella di un gruppo che è ormai là, oggettivamente: nell’Olimpo dei più grandi di sempre. Le parole di Flea, che ho riportato poco sopra, potranno sembrare banali, ma a mio modo di vedere non fanno altro che trasudare tutto l’amore di una vita spesa a suonare, una vita passata a sopravvivere fra eccessi e disgrazie, riavvicinamenti e abbandoni. Il bassista chiosa poi, all’interno della stessa intervista: «Ho riflettuto e sono giunto alla conclusione che Anthony, per me, fosse di fatto come un fratello. Abbiamo dato vita a questa band insieme, gli voglio un bene dell'anima e questa è la ragione per la quale non ho mollato il gruppo. Allora mi sono detto: 'Ok, facciamo questo cazzo di disco'. e -  so che può sembrare un cliché - ho iniziato a ripensare a noi come un gruppo. Le cose, da allora, hanno ripreso a funzionare».
Senza voler forzare niente cercando di estrapolare concetti profondi da altri 'all’apparenza banali', I’m with you è forse il titolo più attinente e mirato per lanciare un messaggio di rivalsa, spazzando via (ancora una volta) i demoni di uno scioglimento (definitivo?) a cui la band questa volta è andata veramente vicina.
Hanno rotto il silenzio con un’espressione all’apparenza sì, forse banale, o definitela come vi pare, ma che evidentemente racchiude tutto ciò che è la loro storia. Ognuno di noi provi a dire al prossimo «Io sono con te», anche nella quotidianità, nei momenti di difficoltà, e in quelli di gioia.
Le cose più semplici sono le più genuine, non dimenticatelo mai.
Banalmente, da un silenzio forse ‘imbarazzante’ in cui i Peppers sono caduti, forse per la prima volta sono tornati con i piedi per terra, davvero, trascinati dal terrore di un finale di carriera NON certamente da «e vissero tutti felici e contenti»: hanno rotto il silenzio con una tanto ‘banale’ quanto profonda espressione. Esserci, rinnovarsi al costo di rischiare la faccia, e dire … «Io sono con te», nonostante tutto …
Ci stanno infondendo una lezione di vita, quella di voler trovare la forza, in ogni caso, di pronunciare quelle parole di ‘vitale banalità’.
Ancora una volta la loro storia continua..

e con la loro anche la nostra…

Noi con loro, loro con noi, «CI SIAMO»!
Di nuovo, tutti insieme..
Sotto un caldo sole californiano

*Ntjr*

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