[31-12-2006]
[Lettera d'amore ad un grande del funk]


Sono passati quasi sei anni da quando, una casa automobilistica francese per pubblicizzare una sua vettura, utilizzò come colonna sonora un pezzo dall’andamento trascinante, dal groove irresistibile. Nei trenta secondi scarsi dello spot, la parte cantata del brano ripeteva continuamente le stesse parole: GHIROPPA…. GHIRONTOPP, GHIROPPA….GHIRONTOPP… per giorni e giorni quel motivetto non mi si toglieva dalla testa. Eravamo nell’estate del 2000, all’epoca non si parlava ancora di connessioni ADSL e Google vari che mi potevano aiutare a capire di chi fosse quel brano…nessuno tra i miei amici la conosceva. Fatto sta che una sera, trovandomi a casa del mio caro Ronde, ripassa lo stesso spot “tormentone”. Nella sala con noi si trovava anche un certo Fello, padre del mitico moderatore di VeniceQueen.it, che finalmente risolse il problema: “Sapete ragazzi di chi è questo pezzo? James Brown”. Fu un’illuminazione. Presto acquistai una raccolta a basso costo di questo uomo di colore, che già dalla foto in copertina trasudava carisma e passione da ogni poro. Colpo di fulmine. Una dietro l’altra mi sentivo pezzi come “I Feel Good”, “Try Me” ed infine quel pezzo che dopo tante notti insonni, aveva anche un titolo adesso: “Sex Machine”. Da lì, continuai ad acquistare i suoi dischi, sempre raccolte, diverse dal vivo (più o meno ufficiali) e di recente un doppio best of con tanto di dvd che racchiude il meglio della produzione di Brown in cinquanta anni di carriera. Col passare del tempo, l’ascolto della sua musica è diventato per me una costante, il suo funk così pomposo, pieno di trombe, sax, strumenti a fiato vari, bassi pulsanti e batterie contagiose mi aveva “preso”. Fatto di epidermide. La sua musica, si era attaccata alla mia pelle. Brown, oltre ad essere stato uno dei primissimi artisti di colore ad aver unito bianchi e neri nel segno della musica, ha portato avanti negli anni battaglie politiche e sociali non seconde ai vari Bono Vox e Bob Geldof (forse non erano ancora nati, quando lui parlava alla gente povera con la sua musica), schierandosi sempre dalla parte del più debole. Perché ancor prima di collezionare la bellezza di quaranta dischi d’oro, il “Godfather Of Soul” (come amava farsi chiamare) era così povero, che non evitò in gioventù il carcere per rapina. Nell’immaginario pubblico, quando dobbiamo menzionare i grandi artisti americani che hanno fatto la storia della cultura musicale del paese “delle grandi opportunità” leggiamo sempre i nomi di Bob Dylan, Neil Young, Tom Waits, Patti Smith…Brown, per motivi a tratti inspiegabili in queste classifiche è sempre comparso poche volte o nel migliore dei casi, sempre in secondo piano rispetto ai nomi appena citati. In realtà, la “sex machine” ha rotto gli schemi della musica, rivoluzionando molti concetti di approccio musicale, donando un tocco da classe operaia alla sua performance dal vivo. Solo quando il suo pubblico era morto dalla stanchezza abbandonava il palco, solo dopo un bagno di sudore faceva sì che si chiudesse il sipario. Mai prima. Lui portava allo sfinimento il suo fisico, chi saliva sul palco con lui e chi assisteva ai suoi concerti. Poi dobbiamo contare anche l’influenza verso il mondo della musica moderna: nessun esponente della black music attuale ha mai negato di fare musica grazie ai dischi di Brown, nessun rapper ha mai negato di trarre ispirazione dalla sua metrica, anche i nostri Chili Peppers in Freaky Styley, presero in prestito alcuni strumentisti della sua band per dare un vago aroma di pure-funk di colore alle loro composizioni. Quando la notte di Natale, per una polmonite il Godfather Of Soul ci ha lasciato, non posso negare di essermi sentito un pochetto più vuoto. Signori, qui abbiamo perso davvero un’artista a 360 gradi. Chi non conosce la sua opera musicale forse non può capire, James Brown era una vera stella. Ed una stella, solo il giorno di Natale poteva lasciare questo mondo, per trasferirsi in un posto, dove adesso potrà ancora predicare il suo funk; magari qualcuno alla fine dell’esibizione, gli metterà anche il mantello sulla schiena, proprio come da rituale terreno. Perché quando uno viene eletto leggenda in vita, quando se ne va, lassù, ha già un posto d’onore. Grazie.

 

*sir psycho sexy*