25-11-2005

Addio ad un eroe senza pace

È strana la vita a volte. Eh sì, perché ognuno di noi ha dei miti, dei punti fermi. Qualcuno di noi trova il proprio mito tra la quotidianità e le proprie conoscenze, altri invece cercano di colmare questo vuoto scovando in modelli inarrivabili come rockstar e personaggi dello spettacolo, possibilmente d’oltreoceano per essere più “cool”. Il mio primo mito è stato Hulk Hogan, il wrestler americano che ha incendiato le arene di tutto il mondo tra la fine degli anni ’80 e gli inizi dei ’90 grazie ad una sana miscela di perbenismo puro e nazionalismo pieno di retorica e orgoglio. Di lui adoravo la sigla di entrata (tema musicale in termine più tecnico), il carisma e la Atomic Leagdrop, la sua mossa finale. Nel crescere sono arrivati anche i miti musicali: il primo è stato Piero Pelù, personaggio che nonostante un’attuale carriera musicale discutibile apprezzo ancora tantissimo. Poi sono arrivati i Red Hot ed il mio nuovo mito prendeva la forma atletica ed il nome di Anthony Kiedis. Kiedis è tuttora per me un mito, che ha risollevato grazie alla sua voce periodi della mia vita in chiaro scuro. Ma come un cerchio che inevitabilmente ed inconsciamente si doveva chiudere verso la fine del 2003 inizio a “riappasionarmi” di questo tanto discusso quanto amato show-sport che è il wrestling. Da subito ho cercato il mio nuovo Hulk Hogan, ma i personaggi che vedevo sfilare in passerella le prime volte non mi convincevano. Poi una sera sotto le note del tema “Viva La Raza” vedo entrare un tamarro vestito con una tutina attillata gialla e verde, con i capelli corti ed un pizzetto. Il suo arrivo fu su una truzzissima macchinona decorata insieme ad un altro lottatore indubbiamente meno carismatico che faceva coppia con lui. Questo uomo si chiamava Eddie Guerrero. Mi affascino subito alla sua smorfia bonacciona ed al suo sorriso compiaciuto ed inizio a seguire il suo incontro affiancato dall’altro (per la cronaca Chavo Guerrero, il nipote). Mentre “Chavito” prendeva un sacco di mazzate sul ring dagli avversari, lo zio era una vera furia cieca che grazie ad un vastissimo e spettacolare parco mosse è ben presto entrato nel mio cuore…… Era lui il mio nuovo Hulk Hogan, il mio nuovo Piero Pelù, il mio nuovo Anthony Kiedis. Inizio a seguire tutti i suoi match, incitandolo da casa e urlando a squarciagola il suo motivetto quando entrava sul ring pronto a stendere il nuovo avversario che si faceva avanti. Però la vita è strana…troppo strana, inizi ad appassionarti ad un uomo, alle sue gesta ed una sera fredda del 13 novembre (2005) scopri che non c’è più. Eh sì, il mio “nuovo mito” Eddie “La Raza” Guerrero era morto in un hotel di Minneapolis la sera stessa che sarebbe molto probabilmente ritornato campione del mondo. Nel suo momento di massima popolarità. Ti ritrovi così davanti ad un freddo PC che ti propina grazie al web una notizia del genere senza che ti conforti, senza che ti dica “Mi dispiace”. Poco contano le cause della sua morte, poco conta il suo passato, fatto di droga ed alcol, brutti infortuni e successi clamorosi, di una vita travagliata ma che ormai da quattro anni aveva deciso di stingere una patto di alleanza con lui. Però la vita è proprio strana……………. Ora non so se seguirò più il wrestling, so che il mio mito non c'è più e questo dice già tutto, l’unica cosa che so è che tutte le volte che ti penso mi viene da piangere, e non so che cosa mi trattiene. Caro Eddie mi manchi, spero che lassù tu possa incontrare British Bulldog e che lo possa sfidare vincendo l’incontro grazie alla tua Frog Splash. Eduardo Gori Guerrero Llanes riposa in pace.

P.S. scusate se anche questa volta non ho parlato dei Red Hot Chili Peppers, ma questo sfogo era doveroso.

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Prato, 22-11-2005

*sir psycho sexy*