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04-10-2005 |
| Il linguaggio musicale |
Cosa vuol dire stare un mese senza musica?
La musica è un semplice passatempo di cui si potrebbe fare tranquillamente e meno o è piuttosto una vera e propria necessità esistenziale per vivere la vita con gioia e serenità?
A questa annosa questione ha risposto l'ultima ricerca targata MTV Lab, l'osservatorio di MTV sull'universo giovanile. Da questo dilemma nasce il libro "Senza Te - Deprivation Study: La Vita Meno La Musica", una ricerca basata su una metodologia originale e multimediale messa a punto da MTV Lab. La 'metodologia di deprivazione' in questo caso ha avuto per oggetto la musica ed è stata applicata a 24 ragazzi e ragazze di età tra i 15 e i 30 anni in 4 città italiane (Milano, Bologna, Roma, Catania), che frequentano la musica in modi diversi, ciascuno con un canale di predilezione (radio, tv, ipod/Mp3, concerti, pratica di uno strumento, discoteca). Per un mese (aprile 2005), questi soggetti sono stati privati dell'ascolto di musica in ogni sua forma e i risultati di questa sadica 'disintossicazione' sono stati veramente inaspettati. MTV Lab ha evidenziato il ruolo della musica come " catalizzatore emotivo”, determinante nell’influenzare gli stati d’animo, nel trasformarli, interpretarli e amplificarli". Tra i risultati messi in luce da questo studio, il nesso che lega musica e umore appare caricato di un’intensità straordinaria, ben al di là di quanto si potesse immaginare. Durante il mese di deprivazione, più che la capacità di fare, i ragazzi hanno infatti perso la capacità di fare con gioia: senza musica, la qualità delle proprie giornate sembra diminuire drasticamente, le sfumature tendere al grigio. Se all’inizio i ragazzi si immaginano che senza musica resterà più tempo per studiare, incontrare gli amici, provare a fare cose diverse dal solito, bastano pochi giorni di “black out” perché le cose cambino. Si diventa nervosi, ci si chiude in casa, si mangia di tutto e spesso si ingrassa, nel tentativo di compensare col cibo la sensazione di vuoto che ci si è improvvisamente trovati a dover fronteggiare. Da subito noia e insofferenza sono le reazioni più frequenti. La musica dunque come mezzo per l’espressione di sé, centrale nella definizione della propria personalità e della propria immagine, ma anche determinante nella socializzazione. Al punto che senza musica, sia la vita individuale sia quella sociale cambiano radicalmente: la musica è una condizione utile e necessaria al contatto con gli altri, strumento di disinibizione senza il quale i ragazzi si sono sentiti come congelati, smarriti, limitati. Anche a livello sociale la musica racchiude per i giovani un potenziale d’azione straordinario: è capace di unire, di promuovere una causa. La musica è in grado di aggregare, di dare stimoli e di recuperare un portato di valori ideali in un contesto giovanile sempre più ripiegato su se stesso. Alla fine, il dilemma è presto risolto: la musica è una necessità esistenziale.
Fonte: Mtv.it
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Leggendo
questo articolo pubblicato su MTV.it il 16 settembre scorso si nota come le
ultime generazioni, investite ogni giorno sempre più dalla multimedialità,
abbiano bisogno della musica nel modo più assoluto, quasi come se fosse una
droga. Questa è la vera arte universale e ognuno sentendo una qualsiasi canzone
prova delle sensazioni, positive o negative che siano. Ognuno può riconoscersi
nella musica e attraverso di essa comunicare con il mondo. I gusti musicali
spesso rispecchiano la persona e sono una diretta conseguenza del carattere
della persona stessa. Molto più spesso sono parte integrante della vita della
persona e come si è visto una “disintossicazione” porta ad effetti non
trascurabili sotto l’aspetto psicofisico. Non importa quale sia il genere
preferito e non è necessario ascoltare canzoni in mainstream: piuttosto ognuno
di noi dovrebbe sapere quello che pretende dalla musica e "scavare" magari anche
fra i generi meno apprezzati dalle masse. Tutto ciò che i media ci impongono (in
positivo o in negativo) porta sempre più all’appiattimento e all’omologazione
della società. Come in tutte le cose chi fa l’alternativo e ascolta musica meno
popolare viene talvolta disprezzato e allora la musica non ha più quell’effetto
unificante che tutti desiderano, bensì quello contrario. Insomma, la musica non
può e non deve essere inquinata dai pregiudizi della gente: ognuno deve essere
libero di ascoltare ciò che vuole.