[13-02-2007, 01:50]
[Ecco l'intervista a John di Rolling Stone]


"I NUOVI DEI DELLA CHITARRA - Forza Eric Clapton, dai la
notizia a Keith Richards ...." di David Fricke, Rolling Stone,
Feb07.

 

“Quando, nel suonare la chitarra, la componente intellettuale prende il sopravvento su quella spirituale, non arrivi ad altezze estreme” dice John Frusciante dei Red Hot Chili Peppers.
Poi ci fa un esempio di quanto è in grado di arrivare in alto con le sei corde e l’elettricità: il suo assolo terrificante, immortalato da una recente b-side dei Chili Peppers, “Lyon 6.06.06”, registrata dal vivo in Francia quest’anno. “Ricordo di essere totalmente uscito di senno. L’energia circola ad un livello tale che non c’è bisogno di pensare”. Ma Frusciante, 37 anni il prossimo 5 marzo, è anche uno dei chitarristi rock tecnologicamente più all’avanguardia: il suo stile camaleontico, vibrante, la sua precisione melodica, la sua inventiva, sono stati fondamentali per il primo enorme successo commerciale dei Peppers, BloodSugarSexMagik (1991). Nato a New York ma cresciuto nel Sud della California, Frusciante incominciò a suonare ossessivamente la chitarra chiuso nella sua cameretta, suonando con i dischi, fino a che entrò a far parte dei Chili Peppers nel 1989, rimpiazzando lo scomparso Hillel Slovak. Frusciante lasciò il gruppo improvvisante nel 1992, all’inizio di una solitaria discesa nell’inferno della droga durata sette anni. Ma dopo il ritorno del 1999, l’iniziale combinazione di energia punk e di esplorazione del genio di Jimi Hendrix si è evoluta in una originalità esplosiva e pittoresca che è ovunque in Stadium Arcadium, il recente doppio album della band.

Chi sono i tuoi “guitar heroes” ?
- Ho sempre pensato che fosse un limite rivolgersi solo ai chitarristi come fonte di ispirazione. La mia ispirazione proviene anche dai cosiddetti “anti eroi” – persone con una originalità che va al di là dell’estetica tipica del “guitar hero”.

Ok, allora chi sono i tuoi anti-eroi ?
- Lou Reed e Sterling Morrison dei Velvet Underground. Negli anni ’70, Keith Levene dei Public Image Ltd. e John McGeoch dei Magazine hanno creato stili interessanti. Sono un grande fan di Matthew Ashman dei Bow Wow Wow. Non ho niente contro l’esibizionismo; ma sono cresciuto in tempi in cui il cattivo gusto e l’eroismo erano più importanti del desiderio di fare buona musica. Nel suonare la chitarra, ha portato più innovazione Kurt Cobain, rispetto a quanto hanno fatto altri con capacità tecniche ben superiori.

Chi ti ha fatto desiderare di saper suonare la chitarra ?
- Direi Ace Frehley, Jimmy Page e Joe Perry. Ma ci volle un po’ prima che qualcuno mi comprasse una chitarra elettrica. A quel punto, adoravo Greg Ginn (dei Black Flag), Pat Smear (dei Germs) e Joe Strummer e Mick Jones (dei Clash).
Il bello del punk è che non devi essere un grande musicista per trasmettere la tua angoscia.
C’è voluto del tempo perché pensassi che la tecnica poteva servire a qualcosa. Pat ha un’eccezionale stile ritmato . Per lo più i chitarristi punk basano il loro stile sulle pennate in giù, ma Pat usa un’interessante combinazione di pennate alternate, che non so descrivere. Ma i colori e le sensazioni che provocava in me da ragazzino sono state importanti. Parlavano al mio cervello.

Quale è il tuo ruolo nei Chili Peppers ? Hai parecchio spazio tra la voce di Kiedis, il basso di Flea e la batteria di Chad Smith.
- Prima del mio arrivo, i Chili Peppers erano puro stile. Il loro suono non aveva movimento armonico o struttura musicale, era energia pura. Lo stile di Hillel era necessariamente semplice in confronto ad altri, dato che molto (del loro suono ndt) era basato sul basso di Flea.
Quando ho capito questa semplicità, ho lasciato perdere la mia idea del ruolo del chitarrista nella band. Non scrivevo solo cose che ricordassero lo stile Chili Peppers. “Under the Bridge” (di BloodSugarSexMagik) è stato un tentativo di fare un pezzo nello stile delle canzoni migliori di Jimi Hendrix, “Castles Made Of Sand”, “Bold As Love”.

Come hai scritto le parti di chitarra per “Under the Bridge?”
- Anthony aveva scritto le parole e la melodia vocale. Andai a casa sua e adattammo questa melodia agli accordi che mi sembravano giusti: avevo preso l’idea da un ritornello di “In Every Dream Home (a Nightmare)” di Joe Jackson (da Beat Crazy del 1980). C’era la batteria subito prima del ritornello e la musica iniziava sul tempo debole. In “Under the Bridge” ho fatto la stessa cosa. L’accordo che suono prima della batteria – l’ho preso da “Rip Off” dei T.Rex. Pensavo di fregargli l’idea (ride). Semplicemente è un accordo di settima maggiore: nel loro pezzo è un accordo di Do, nel mio è un accordo di Mi.


Quanto in un assolo è pura improvvisazione e quanto invece è già prestabilito?
- Per la maggior parte sono improvvisati sul momento. Ma faccio in modo di prestabilire almeno l’inizio in alcuni casi. Per Stadium Arcadium avevo scritto in anticipo solamente un paio di assoli, quelli di “Dani California” e di “Make You Feel Better”. Gli assoli di “Hey” e di “Only 18” erano diversi ogni volta. In “Hey” c’è l’assolo che avevo fatto sulla traccia originale, solo che è di un’altra incisione, quindi abbiamo dovuto editarlo.


Nei sette anni di assenza dai Red Hot Chili Peppers, hai suonato, ti sei esercitato ?
- Per lo più ho lasciato perdere la chitarra in quegli anni.

Al tuo ritorno, eri in perfetta forma (artistica e fisica) ?
- No, assolutamente. Ma avevo finalmente capito che non importava. Avrei potuto essere disfattista: “Ricordo che il mio braccio sinistro era forte come quello di Jimi Hendrix.” E’ un segno di forza per un chitarrista, il suono è nella forza del braccio sinistro. Ma tutto quello che ho imparato come persona in quel periodo, tutto ciò che la mia anima ha passato – ecco, tutte quelle cose sono confluite nella mia musica. Sono più soddisfatto del modo in cui ho suonato in Californication in confronto a cosa ho fatto in BloodSugarSexMagik. Anche se ero meno abile, ho fatto tutto quello che potevo e che mi arrivava dagli impulsi giusti. In BloodSugar, vedevo ogni cosa in relazione a Hillel. In Californication, pensavo “Cosa possiamo fare ? Siamo quattro amici che suonano insieme. Possiamo fare di tutto. “

Quale è il tuo album preferito di Hendrix ?
- Io sono uno da “Electric Landlady”. Quel tipo di musica è sempre perfetto per me, perché ha un suono distorto, che accoglie la musica in tutte le sue dimensioni. Quasi tutti pensano alla musica come bi-dimensionale, per Hendrix era a quattro dimensioni.
Non credo ci sia stato un chitarrista migliore nella storia. Quello che ha fatto non si può migliorare. Si sente una grande energia : ha creato un luogo dove puoi sballare e girare e perderti. Evidenzia aspetti del suono che non sapevamo neppure che esistessero. Mi pare che ci siano persone che stanno facendo progressi su questo fronte, ma non molti chitarristi – come Aphex Twin e Squarepusher (musicisti elettronici). Sono loro a continuare il lavoro di Jimi Hendrix, ma non alla chitarra.

Ti sei mai chiesto se, dopo mezzo secolo di chitarra rock, ci sia ancora qualcosa da scoprire ?
- Fortunatamente, mi sono sempre considerato più un musicista che un chitarrista. Cambio continuamente come persona, i miei gusti cambiano di continuo, e questo si riflette nel modo in cui approccio il mio strumento. Non mi sembra mai di essere a corto di idee, perché una cosa mi è chiara – la musica è infinita.


(TM Feb07)
 

Grazie a Dennix e Galron

Pubblicata da: *No Thinking Just Rocking*